Fragili e deboli in un mondo globale e lacerato dalle contrapposizioni
Gli uomini di questo tempo “veloce” e di una nuova e diversa vita “globale”, cieca, disorientata e frammentata sono ancora gli eredi, non del tutto coscienti e pienamente consapevoli, della strana eredità della grande catastrofe del secolo breve e guerriero che ci ha consegnato più ombre che luci per il nuovo cammino di civilizzazione.
Siamo gli eredi “dell’insania follia” di una logica politica duale, ideologica e incerta del pensare e credere, del progettare e auspicare, ma non praticare, con decisione e coerenza esistenziale, sentieri sicuri e finalizzati al miglior bene possibile sia personale che comunitario. Siamo ancora divisi tra le nostre passioni e le nostre aspirazioni. Vogliamo un mondo più unito e affratellato ma operiamo con una mens monoculturale chiusa e rigida e con il mito delle identità “ideologiche” di divisione e non di unità. Sviluppiamo uno spirito nuovo di amore e non di odio, pacifico e non violento ma ci lasciamo ancora catturare e guidare dalla weltanschaung della ideologia della prepotenza che vuole livellare i pensieri e i comportamenti nella direzione di una crescente dipendenza e dominanza senza fede e senza amore,senza libertà e solidarietà, senza la vocazione e l’apertura al divino e al trascendente.
Con questo modus vivendi et operandi si continuano così a ripercorrere le vecchie strade e i vecchi cammini tenebrosi ed oscuri della storia cieca e pazza passata, della “strana eredità” toccataci in sorte. Sul trono del dio denaro vogliamo sederci comodamente e fare tutto quello che rende piacevole e agevole la nostra vita “agiata”.
La prima rivoluzione è avvenuta a livello della percezione, nella contrazione della realtà oggettiva, nella estensione della sua dimensione soggettiva, e nella dilatazione del vissuto come valore oggettivo primario e necessario al di là di ogni ragionevole valutazione di merito, di senso e di scopo.
Il mondo vitale globale contemporaneo è sostanzialmente diverso da quello che sognavamo. Tutti abbiamo scoperto che di fronte a noi si è alzato un muro di contrasto e non si è ancora aperto un ponte di grande solidarietà e una via di integrazione spirituale e sociale, civile e politica fondata sulla fraternità come principio unitivo, fondante e motivante.
I rapporti e le relazioni tra gli uomini non sono affidati alla virtù dell’umiltà della ricerca di una linea di convergenza e di comprensione né al fondamentale e umanissimo principio dialogico della individuazione dell’«anima di verità» in ogni uomo come dote di ogni persona e luce interiore di una ricchezza intersoggettiva (come era solito insegnare sulla via di San Tommaso monsignor Francesco Olgiati, storico della filosofia alla Cattolica di Milano!).
Tutto questo discorso non è tautologico né evasivo ma invece è capace di attraversare e ricomprendere la radicalità della verità che per i laici viene indicata nella propria costruzione spirituale e intellettuale mentre per i credenti ed in particolare per i cristiani innanzitutto è Gesù Cristo «Via,Verità e Vita», cioè la Verità in Persona, come luce piena e seme di vita più abbondante ed Eterna, la sola che può soddisfare e riempire il nostro cuore e la nostra sete di conoscenza. In questo senso la circolarità dei valori e la valenza delle relazioni si innestano nell’unica base di fondo e di merito che è sempre al di là del particolare e apre il vero disvelando la profondità di ogni più completa e pregnante conoscenza.
Questo vale anche nel rapporto classico tra verità e politica e tra antropologia e politica. Quando si pongono “astrattamente” e separatamente si ricade nella dualità ideologica e nella incomprensione di sistema e di servizio. Questo è accaduto con la esaltazione e il mito dell’individuo occidentale, libero ed intelligente, ma non unito dall’amore. Questo è avvenuto soprattutto con l’ideologia della prepotenza che ha procurato tanti danni al costume e alle vicende dell’Umanità nella sua storia ed in particolare nella colonizzazione e nel neocolonialismo. Talvolta, come è noto , anche offendendo gli animi e i rapporti tra le religioni nella loro autenticità e credibilità umana e divina. In un certo senso questa è anche in particolare la storia tormentata dell’Occidente e dell’agonia della sua civiltà.
Il ritorno “sereno” alle sue radici religiose (cristiane, ebree e musulmane) e alle radici culturali e laiche dell’illuminismo e del pensiero scientifico e tecnologico, mediatico e comunicativo, senza laicismo né integrismo, al di là delle divisioni storiche e delle contrapposizioni del tempo che fu. In nome di un umanesimo integrale aperto si può rifondare, sul piano reale e progressivo, la globalizzazione della solidarietà e della comunità umana a partire dalla “spiritualità morale”, giuridica e politica della Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo da parte dell’Onu.
È questo un punto storico, fermo e genetico di nuova e più aperta Civiltà Universale, rispettosa dello spirito,del cuore e della Fraternità di tutti i popoli della Terra come Casa Comune dei diritti e dei doveri di ogni Uomo,di ogni cultura e di ogni fede. Così si ricostruisce un vero ed unito «mondo globale rinnovato» nella Pace e nella Sicurezza attraverso la logica del dialogo e della non violenza.
