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Pubblicato il 7 dicembre 2018 | di Agenzia Sir

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Riti di iniziazione e tatuaggi

Nelle epoche antiche grande importanza era attribuita ai riti di iniziazione che segnavano l’ingresso delle giovani generazioni nell’età adulta e quindi scandivano il tempo degli esseri umani. Il rito di iniziazione, ancora molto presente nelle zone meno globalizzate del nostro mondo, segnava il momento in cui vecchie e nuove generazioni si passavano, per così dire, il testimone.
Spesso consisteva in una prova di forza o di coraggio, oppure in una festa con canti, balli e “trasformazioni”. Il rito di iniziazione era generalmente marcato da colori e abiti particolari e acconciature. Parliamo di pratiche ancestrali, ma esse nascevano da una esigenza essenziale: segnare il passaggio temporale, dare inizio a una nuova stagione.
I “vecchi” offrivano la propria esperienza e guidavano i giovani desiderosi di cimentarsi nella pratica della vita. È proprio questo il passaggio che oggi manca. I “vecchi” non hanno più esperienza da offrire. L’esperienza non sta al passo col ritmo accelerato del cambiamento e col relativismo delle proprie azioni. I giovani, pertanto, restano orfani nel passaggio del fuoco. Si resta prigionieri di una perpetua attesa di un qualcosa che non si compie.
Nuovi riti si sostituiscono a quelli vecchi. Si segna il corpo per “distinguerlo” e meglio identificarlo nella massa. Non è un caso che questa sia l’epoca dei tatuaggi. Si tende a scrivere sul proprio corpo storie fatte di immagini, il corpo diventa una mappa esistenziale.
Si scelgono con cura i luoghi da tatuare: intimi o esposti. Si scrivono nomi o frasi scegliendo magari le lingue antiche. I disegni sono arte “viva”, proiezioni oniriche e immaginazioni. Oppure a volte sono simboli di appartenenza a fazioni sportive, gruppi filosofici o religiosi, o anche nuclei familiari. Importante è annotare sul proprio corpo il riferimento da non dimenticare, mostrandolo poi anche agli altri. Si tratteggia così, in maniera dolorosa con aghi e procedimenti che richiedono ore, il proprio modo di stare al mondo.
I giovanissimi scelgono spesso anche di fare piercing e treccine colorate. Per i capelli, poi, le soluzioni sono infinite: dai colori più improbabili al candore senile. E poi ci sono le unghie che, in alcuni casi, diventano quasi degli artigli decorati.
Insomma il processo di identificazione e di crescita percorre sentieri creativi. Chissà se poi, nello stesso modo, solcherà anche quelli dell’anima. Anche l’anima avrebbe forse bisogno di tatuaggi e di mappe, perché al momento sembra ancora vagabondare disorientata e senza meta.
I sentieri degli individui sono sempre più labirinti desolati e, mentre il tempo umano scorre inesorabile in barba a tutti i misteri e ai sortilegi, continuiamo a restare abbagliati dai miraggi e a smarrire la nostra autenticità.
Silvia Rossetti (Sir)

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