Politica

Pubblicato il 8 Febbraio 2019 | di Redazione

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Aziende agricole in difficoltà: nelle serre mancano i lavoratori

Quando si parla di una forte presenza di immigrati in provincia il più delle volte scaturisce da impatti emotivi o da apparenze non sempre corrispondenti alla reale entità del fenomeno con una percezione della presenza di immigrati che non collima con l’effettivo numero di lavoratori stranieri presenti.

Da qualche anno a questa parte si assiste, infatti, a una fuga dei lavoratori, per la maggior a parte di quelli dei Paesi dell’Est, verso Germania, Francia e altri paesi del Nord Europa. In queste nazioni è andata mano a mano crescendo la domanda di lavoratori, regolarizzati e inquadrati economicamente, che ricevono una paga di 9 euro l’ora (72 euro al giorno) e in più alloggio nuovo e fornito dei servizi essenziali.

Nella nostra zona, vista questa fuga di lavoratori verso i Paesi del Nord Europa, le paghe giornaliere sono aumentate fino a raggiungere i 45-50 euro al giorno ma comunque al di sotto la paga giornaliera europea. Il risultato comunque è stato che molte aziende agricole della nostra provincia hanno ridotto drasticamente gli impegni lavorativi e quelli programmati secondo la dimensione aziendale non vengono rispettati.

La manodopera nelle serre della provincia di Ragusa, fin dagli anni Ottanta del secolo scorso, è stata caratterizzata essenzialmente da soggetti stranieri che nel corso degli anni Novanta è incrementata ulteriormente affiancando i lavoratori locali che sempre più sono diminuiti. Tale manovalanza straniera all’inizio era rappresentata completamente da lavoratori immigrati del Nord Africa, tunisini in gran parte e algerini e marocchini in misura minore.

Dall’inizio di questi nuovo secolo tale manodopera è stata affiancata da braccianti da Paesi dell’Est: romeni, albanesi e bulgari. Questi ultimi hanno sconvolto il mercato del lavoro che si era consolidato con il primo flusso di immigrati del Nord Africa, abbassando notevolmente il costo del lavoro e mettendosi in competizione con i lavoratori nordafricani che, dopo oltre un decennio, si erano stabilizzati in provincia di Ragusa con famiglie o comunque facevano affluire denaro alle famiglie rimaste nei Paesi di origine.

Questa offerta di lavoro massiccia dei lavoratori provenienti dai Paesi dell’Est mise in seria crisi i lavoratori del nord Africa le cui paghe erano su livelli superiori avendo esigenze diverse. I lavoratori dei Paesi dell’est infatti, che in un primo momento giungevano in Italia, erano giovani e comunque senza famiglie e riuscivano a offrirsi anche a 15 euro al giorno. Questo fenomeno portò ad un abbassamento delle paghe giornaliere per i lavoratori delle serre, tranne in quelle aziende che preferivano lavoratori più specializzati, locali o tunisini non importava, e un ulteriore aumento dei flussi di lavoratori stranieri dai Paesi dell’Est che per anni imponevano un costo del lavoro basso.

Erano i tempi comunque che v’era una forte richiesta di lavoro di manovalanza straniera che accettava un livello di paga fra le 15 e le 20 euro giornaliere. I lavoratori locali che non accettavano questo livello di paga cambiavano lavoro migrando in altri settori dell’economica locale, ad eccezione, come detto, di quelli che continuavano presso aziende che preferivano manodopera più specializzata ed esperta nelle operazioni colturali delle serre. L’offerta di lavoro quindi nelle serre non mancava mai sebbene, purtroppo, producesse una larga base di lavoro nero e sottopagato.

Negli ultimi anni però il panorama del lavoro nelle serre è notevolmente cambiato. Nell’arco di dieci anni si è passati infatti da una elevata offerta di lavoro a una vera e propria crisi di disponibilità di manodopera. Cosa è successo? Innanzitutto la crisi della serricoltura locale, che si è accentuata proprio da quattro-cinque anni a questa parte, ha ridotto la disponibilità stessa di lavoro. Il meccanismo del rimborso delle indennità di disoccupazione ha poi indotto molti lavoratori nordafricani a sfruttare queste agevolazioni per “arrotondare” i compensi economici e far ritorno periodicamente nei Paesi d’origine abbandonando letteralmente gli impegni lavorativi nelle serre.

E poi la “fuga” dei lavoratori verso Germania, Francia e altri paesi del Nord Europa. In queste nazioni, come è detto, si è registrata una crescente richiesta di manodopera che si è abbinata a un riconoscimento dei diritti dei lavoratori che sono stati regolarizzati e inquadrati economicamente e che oltre  a paghe più dignitose ricevono anche un alloggio che rispetta i canoni della vivibilità.

Un panorama molto diverso rispetto a quello offerto, soprattutto in alcune aree, dalla nostra provincia. Da qui la scelta di molti braccianti di abbandonare la Sicilia e l’Italia per cercare condizioni di vita e di lavoro migliori. C’è quindi una divergenza tra la realtà e quanto invece si vuol far trasparire, soprattutto attraverso il filtro dei social network. In provincia di Ragusa il fenomeno dell’immigrazione non è quello che si vuol fare apparire e la ridotta presenza di lavoratori immigrati rischia di mettere in difficoltà l’agricoltura e la nostra stessa economia.

Federico Dipasquale

 

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"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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