Società

Pubblicato il 1 Maggio 2023 | di Redazione

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Giovani e lavoro per nutrire la speranza

Non sottovalutare l’emergenza generazionale soprattutto al Sud. L’ufficio per la Pastorale sociale della Diocesi invita il territorio a fare rete.

I dati sull’occupazione in Italia mettono in luce un fatto assai preoccupante: circa un quarto della popolazione giovanile del nostro Paese non trova lavoro, soprattutto nel Mezzogiorno: si apre così il messaggio dei Vescovi per la Festa dei lavoratori del Primo maggio 2023, dal titolo: “Giovani e lavoro per nutrire la speranza”: un intreccio tra concretezza e capacità di sognare.

Da troppi anni, i giovani rappresentano una componente molto vulnerabile della popolazione italiana a causa delle difficoltà collegate al delicato passaggio dal mondo dell’istruzione e della formazione professionale a quello del lavoro. A ciò si aggiunge il dato che l’Italia presenta tra le percentuali maggiori in Europa di giovani Neet, ovvero di giovani non occupati e non inseriti in percorsi di istruzione o formazione. I Neet rappresentano un collettivo estremamente eterogeneo con caratteristiche sociali, condizioni di vita e storie familiari e personali molto diverse tra loro, ma con alcuni aspetti comuni di tipo psicologico: una parte di giovani Neet è attiva nella ricerca del lavoro ed è impegnata ad uscire dalla propria situazione. Essi rappresentano, all’interno dei Neet, la componente dei c.d. “disoccupati”; un’altra parte, non consapevole o scoraggiata, è invece formata da giovani che non cercano più lavoro ma attendono che qualcosa cambi. Questi ultimi fanno parte della c.d. “forza lavoro potenziale”; infine, vi è la parte di Neet rappresentata da giovani inattivi e scoraggiati, del tutto disillusi sulla possibilità di trovare un’occupazione. Sono giovani bloccati da situazioni familiari problematiche o segnati da esperienze negative che li hanno fatti precipitare in una spirale depressiva, sia sul piano economico, che emotivo e relazionale. Quest’ultima categoria è la più ardua da intercettare e riattivare perché è anche quella meno visibile e risulta più difficile da coinvolgere, se non attraverso interventi di prossimità in grado di introdurre strumenti che prima ancora dell’occupabilità sappiano riaccendere la fiducia in se stessi e il desiderio di riprendere attivamente in mano la propria vita. Senza specifiche strategie di sensibilizzazione i giovani che hanno più bisogno di programmi di riattivazione rimangono fuori dal radar delle politiche pubbliche. Si tratta dei giovani più vulnerabili e scoraggiati, quelli con supporto familiare debole, formazione inadeguata, esperienze assenti o negative con il mondo del lavoro, bassa fiducia nelle istituzioni. Non ci si può aspettare che siano tali giovani a rivolgersi ad un portale nazionale o a sportelli pubblici: è necessario quindi individuarli e intercettarli, spesso in combinazione con proposte in grado di catturare attenzione e interesse. Si tratta di una componente particolarmente problematica che, a fragilità pregresse, ora somma l’impatto della pandemia in una fase cruciale della costruzione della propria vita adulta. I dati del Rapporto giovani 2022 dell’Istituto Toniolo evidenziano come nel suo complesso la crisi sanitaria sia stata vissuta dai giovani come una grande esperienza collettiva negativa, che ha eroso in modo marcato le risorse positive interne e le competenze sociali (life skills) in tutte le dimensioni. In particolare, risulta diminuita la percentuale di chi afferma di avere “molto” o “moltissimo” una “Idea positiva di sé” (scesi nei due anni di pandemia da 53,3% del 2020 a 45,9% nel 2022) ma anche chi ha “Motivazione ed entusiasmo nelle proprie azioni” (passati da 64,5 a 57,4%) e chi sa “Perseguire un obiettivo”.

Il peggioramento è ancora maggiore per chi vive in contesti territoriali deprivati e con meno risorse socio-culturali di partenza. Il tasso di povertà è cresciuto negli ultimi anni ed a quella materiale si associano le forme più insidiose di povertà educativa e relazionale. Nel nostro paese un giovane tra i 15 e i 29 anni ogni quattro risulta essere a rischio povertà (dati Eurostat). L’altro, più allarmante, indicatore è quello sulla condizione di grave deprivazione materiale e sociale, una condizione in cui diventa effettivamente impossibile comprare tutti i beni di cui si avrebbe bisogno per mantenere un tenore di vita accettabile. Non si riesce quindi ad esempio a permettersi una connessione internet, a comprare nuovi vestiti e scarpe per sostituire quelli usurati. Tra i giovani italiani il tasso di deprivazione si attesta al 5,6%, leggermente al di sotto della media europea del 6,1% (6,3% il dato per tutte le fasce di età). Giovani che guadagnano poco non sono in grado di costituire una famiglia e fare figli. Costrizioni economiche a cui, naturalmente, si sovrappongono decisioni politiche che in Italia non sono mai state particolarmente attente ai giovani.  Le stesse categorie di giovani con maggiori opportunità di inserimento nel mondo del lavoro hanno avuto difficoltà a trovare un’occupazione e, quando vi sono riusciti, spesso sono stati impiegati in mansioni meno qualificate rispetto alla loro formazione per il cosiddetto fenomeno della sovraistruzione. Ancora oggi la pandemia sta avendo un effetto di blocco sulle progettualità dei giovani che sospendono scelte importanti di autonomia ed emancipazione a causa della generale situazione di precarietà. Da un lato questi giovani hanno bisogno di rispondere all’esperienza collettiva negativa mettendosi alla prova con esperienze concrete personali positive.

In questa prospettiva l’Ufficio per i problemi sociali e il lavoro ha elaborato il progetto “Fondo di Garanzia per il Microcredito per l’avvio d’impresa”, costituito nel 2014 per l’erogazione di operazioni di microcredito a sostegno dell’imprenditoria giovanile, ma anche a favore di chi ha perso il lavoro, frutto della proposta che l’Ufficio diocesano ragusano ha avanzato alla Diocesi di Noto, alla Camera di Commercio di Ragusa e al Libero consorzio comunale di Ragusa.

Seppur la popolazione giovanile a Ragusa negli ultimi 10 anni non ha registrato una crescita sostanziale, anzi ha mantenuto inalterato il tasso di crescita, a fronte di un incremento esponenziale degli over 65 (+30%), si rileva l’abbandono da parte dei giovani che non trovano spesso continuità lavorativa e forti stimoli a restare nella propria città. Nel Comune di Ragusa è indubbiamente presente una fascia di giovani fino a 35 anni che rientra appieno all’interno del fenomeno dei Neet, in parte per carenza di opportunità di formazione e di lavoro, in parte per fragilità. In questa seconda fattispecie, si tratta di soggetti con problemi familiari, con difficoltà di integrazione, con un basso livello di educazione. Forti dell’idea che fare rete è indispensabile per la ricerca di soluzioni ai problemi, l’Ufficio diocesano nel 2020 ha elaborato la “Carta dei valori, per un impegno condiviso” per la realizzazione di progetti concreti di sviluppo del territorio orientati al bene comune: è con lo sguardo verso il futuro, rappresentato dai giovani, che Ragusa si è stretta in un patto di intenti e di collaborazione fra Istituzioni, Enti, Associazioni per favorire l’attenzione ed il protagonismo del mondo giovanile quale opera di valore: risultato di un’attività di analisi e di confronto, tuttora in itinere.

 

Renato Meli

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"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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