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Pubblicato il 5 Marzo 2019 | di Orazio Rizzo

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Il Festival Don Bosco spegne le sue prime 25 candeline. Una avventura giovane per i giovani

Una storia lunga 25 anni, una avventura entusiasmante fatti di volti, di sorrisi, di applausi ma anche di impegno e fatica per poi, alla fine, veder compiuta l’opera; risultato che invoglia a ripartire con più grinta per un’altra nuova ed avvincente edizione.

E’ il Festival artistico Don Bosco, l’evento artistico, musicale e canoro, organizzato dalla parrocchia San Giovanni Bosco di Vittoria, che quest’anno ha festeggiato il primo quarto di secolo; una manifestazione solida che ha visto alternarsi nell’organizzazione parrocchiani capaci ed operosi e da circa dieci anni guidata da un comitato giovane, che con brio e talento hanno “rinnovato” il format offrendo uno spettacolo di qualità, adattato ai tempi e moderno.

“Il Festival nasce ufficialmente nel 1993 – commenta Angelo D’Amato, rappresentante del Comitato organizzatore –  su iniziativa di Don Biagio Insacco, di Giovanni Smerdell, Salvatore La Terra Meli e Michele Spitaleri, ma che ha origini ancora più remote: prima del ’93, la comunità parrocchiale, intorno agli anni ’70 e all’inizio del periodo estivo,  organizzava una sorta di  festa di benvenuto all’estate, chiamato “Piccolo Festival”, che prevedeva anche un premio-trofeo finale. Si organizzavano feste da ballo con musiche dal vivo e canti. Nel 1993 si pensò di implementare e strutturare questa esperienza per stare insieme, sull’insegnamento di Don Bosco: “Essere giovani tutti insieme”. Un palco per ridere, gioire, scherzare, divertirsi ed offrire la possibilità a qualcuno di far notare e valorizzare il proprio talento artistico o canoro. Sul nostro palco si sono esibiti anche Placido Salamone e Luca Sallemi, talenti che hanno “fatto strada” e che hanno partecipato a diverse edizioni, vincendole. Ed ancora Sofia Gentile che ha partecipato allo Zecchino d’oro e Rachele Amenta. Un piccolo vanto per la città di Vittoria!”

Da circa 10 anni, il Festival non è solo canto ma anche ballo, gruppi musicali e band, recitazione, spettacolo, con un taglio più artistico che monotematico: per ciascuna delle categorie partecipanti è previsto un premio per i primi tre classificati. L’organizzazione è affidata ai giovani della parrocchia, circa 12, che con zelo e fatica, portano avanti questo progetto in cui credono, migliorandolo di anno in anno, anche grazie all’aiuto dei parrocchiani più grandi che si mettono a disposizione per le monumentali scenografie e per gli effetti speciali. Un lavoro di squadra coordinato dall’estro e dall’entusiasmo di questi giovani. Da circa sei anni le serate – due o tre – si svolgono all’interno di un “tema” comune che varia ogni anno e che rende la manifestazione più briosa e fresca, mai noiosa. il viaggio, il ricordo, la città ed altri ancora tra le ambientazioni scelte in questi anni, con una unica mission: quella di stare insieme e divertirsi.

“Quest’anno” – racconta Carola Arancino, componente del Comitato –  “non potevamo non scegliere il “tempo” quale tematica comune alle serate, con ambientazione basata sul film “Ritorno al futuro”: non ci può essere futuro senza guardare al passato. Il tema ci ha permesso di presentare – con la modalità della “macchina del tempo” – tutti coloro che hanno contribuito alla riuscita del Festival in questi 25 anni: ex organizzatori, ex concorrenti, ex presentata tori. Un momento di gioia ma anche di grandi e forti emozioni. Tutto quello che facciamo e realizziamo è possibile anche grazie alla nostra fede, che ci accomuna e ci sostiene – continua Carola Arancino –  anche nel costruire relazioni. Dio è relazione pura. Il Festival è impiegare tempo per gli altri: è questo che ci rende felici. Don Bosco ci insegna a non perdere tempo ma a saper attendere il momento giusto e saperlo utilizzare al meglio. Non è mai tempo sprecato!”

“L’entusiasmo è alla base di tutto – chiosa Giovanni Bulbo, altro Componente il Comitato -, ma anche la gioia di stare insieme e collaborare. Questa la vera motivazione che ci spinge a continuare a lavorare e spenderci per la realizzazione del Festival. Il vero premio è quello che ritorna a noi in termini di gioia data e ricevuta. Il Festival offre anche l’occasione di confronto e dialogo con le altre comunità parrocchiali. Il nostro sogno è quello di creare una catena tra generazioni che continui nel tempo per i prossimi anni”.

Una comunità in cammino da 25 anni che scommettere ancora sui giovani e sui loro talenti. Merce rara di questi tempi. Giovani per i giovani, capaci di grande cose, di grandi sogni e di grandi slanci.

“Ai grandi sacrifici è riservato un gran premio”. (San Giovanni Bosco)

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Orazio Rizzo



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