Società

Pubblicato il 12 Marzo 2019 | di Redazione

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I ragazzi di oggi, la scuola, il futuro. Le difficoltà di una quindicenne

La scuola di oggi, rispetto a quella del passato, ha attraversato diversi cambiamenti, sia sul piano formativo che didattico.

Nel passato la scuola era un privilegio di pochi: coloro che la frequentavano impiegavano energie e interesse maggiori, che finalizzavano al raggiungimento di un ampio bagaglio culturale; i docenti del passato, dal canto loro, avevano solo il compito di trasferire le loro conoscenze a coloro che erano interessati ad apprenderle.

La scuola di oggi, invece, vede come protagoniste persone che, spesso, mi sembra la frequentino soltanto in obbedienza alla legge dell’istruzione obbligatoria di dieci anni: questo comporta una differente percezione della scuola. A questo si aggiunga che, in un contesto segnato dalla scarsa motivazione degli studenti, i docenti sono spesso costretti a rallentare il ritmo della didattica, per mantenere il passo di coloro che sono meno motivati. Al momento, la scuola mi sembra un mezzo di realizzazione professionale, che permette, di conseguenza, di trovare un lavoro per vivere in maniera dignitosa.

Un’alunna di una scuola a Barcellona afferma: «La scuola è il luogo dove passo la maggior parte del mio tempo; penso che questa ci aiuti a crescere e con il tempo migliorare e cambiare punti di vista su alcune cose. Però, poi arriva la parte dell’obbligo e la vedo diversamente: per esempio, nella scuola dove vado ora (scientifica/linguistica), sembra che tutto debba essere un obbligo per avere un semplice scopo, cioè passare con dei bei voti. Non c’è un minimo indirizzo che ti aiuti magari ad “aclarar” (chiarirti) le tue idee».

Naturalmente devi essere tu stessa a decidere cosa fare con la tua vita, ed è anche giusto avere una cultura generale; ma se noi facciamo un esperimento, e chiediamo agli adulti una domanda di storia, per esempio, cosa ci rispondono? Quindi è questo ciò che mi dà fastidio: ci saranno i pochi fortunati nella vita che – anche senza scuola – hanno il futuro già tracciato, mentre per noi, invece, penso valga un’altra constatazione: “O finisci la scuola o non andrai da nessuna parte”. Invece, un’alunna di una scuola a Milano dichiara: «Allora, io credo che la scuola sia fondamentale nel primo decennio di vita – magari anche qualche anno in più – per due ragioni. La prima è che non puoi rimanere un analfabeta: è il momento giusto in cui insegnare ad un bambino a leggere e a scrivere, le basi d’inglese, di scienze, di geografia, e perciò a darti un’idea del mondo. Credo sia il momento giusto in cui un bambino è aperto alle conoscenze. La seconda ragione è che si frequenta la scuola anche per imparare a relazionarti con altre persone, a conoscere te stesso e gli altri, a formare la tua personalità».

Un altro alunno, di una scuola in Sicilia sostiene: «Secondo me in molti credono che i più bravi a scuola siano i più intelligenti; tuttavia, quelli con voti più alti hanno, spesso, solo una buona memoria e tanta passione per lo studio. I voti delle materie non definiscono il quoziente intellettivo di qualcuno. Parecchie persone non studiano per imparare, ma per ottenere un buon voto e, di conseguenza, non imparano nulla perché a distanza di tempo non ricordano niente».

Sarah Ines Savasta
Studentessa del Ginnasio di Ragusa

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"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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