Cultura

Pubblicato il 13 Marzo 2019 | di Luca Farruggio

Guardare dentro di sé con l’aiuto di padri e maestri di vita

Fino a che età si può dire di essere giovani? Tra chi si offende se non viene definito tale e chi non lo vorrebbe più essere perché sosta nell’incertezza, oggi è difficile comprendere e definire il significato della giovinezza.

In tale confusione i valori spesso si invertono; ad esempio ci sono madri che si mettono in competizione con le figlie in questione di bellezza, o figli che pretendono di insegnare la vita ai propri padri pur portando a casa una pagella piena di due e di tre.

È evidente che ormai esiste poca oggettività su questo “vivo concetto”. Si potrebbe fare una sana ricerca e leggere opere sulla giovinezza. Di certo, in altre epoche, c’era sicuramente più chiarezza! Ma ciò che intendo sottolineare, oggi più che mai, è qualcosa di stabile: ogni giovane (reale o immaginario) ha un grande bisogno di una guida e di un maestro. In tutte le tradizioni degne di rispetto il giovane cresce sempre sotto la guida di un maestro, per diventare egli stesso un saggio capace di essere maestro di altre persone in ricerca.

Per questo voglio ricordare le parole che Rilke scrisse a un giovane poeta: «Lei domanda se i suoi versi siano buoni. Lo domanda a me. Prima lo ha domandato ad altri. Li invia alle riviste. Li confronta con altre poesie, e si allarma se certe redazioni rifiutano le sue prove. Ora, poiché mi ha autorizzato a consigliarla, le chiedo di rinunciare a tutto questo. Lei guarda all’esterno, ed è appunto questo che ora non dovrebbe fare. Nessuno può darle consiglio o aiuto, nessuno. Non v’è che un mezzo. Guardi dentro di sé. Si interroghi sul motivo che la intima di scrivere; verifichi se esso protenda le radici nel punto più profondo del suo cuore; confessi a se stesso: morirebbe, se le fosse negato di scrivere? Questo soprattutto: si domandi, nell’ora più quieta della sua notte: devo scrivere? Frughi dentro di sé alla ricerca di una profonda risposta. E se sarà di assenso, se lei potrà affrontare con un forte e semplice “io devo” questa grave domanda, allora costruisca la sua vita secondo questa necessità. La sua vita, fin dentro la sua ora più indifferente e misera, deve farsi insegna e testimone di questa urgenza».

Rilke, come ogni grande maestro, non esalta e non idolatra il giovane ammiratore, ma lo mette di fronte “alla cosa stessa”. Proprio di tali maestri abbiamo bisogno, prima che la crisi dei valori ci immetta in un caos poco raccomandabile. Per questo, nel non lontanissimo 1983, un altro grande maestro come Franco Battiato cantava in Tramonto Occidentale: “L’analista sa che la famiglia è in crisi da più generazioni per mancanza di padri”. Sì, abbiamo un grande bisogno di padri e di maestri che ci possano invitare con costanza alla ricerca della “profonda risposta” rilkiana.

 

 

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Autore

Luca Farruggio

(Catania 1984). Filosofo e poeta, si è laureato al San Raffaele di Milano nel 2011. È allievo di Massimo Cacciari ed Enzo Bianchi. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo Bugie estatiche (Il Filo 2006, prefazione di Manlio Sgalambro) e Del pessimismo teologico (Il Prato 2017, prefazione di Giuseppe Girgenti). Si guadagna da vivere insegnando in Veneto e ogni tanto, come pubblicista, dice la sua dove gli capita.



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