Società

Pubblicato il 9 Maggio 2019 | di Salvatore Schininà

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Europa casa comune: la speranza come dovere dei cristiani

A poche settimane dalle elezioni europee, la comunità diocesana di Ragusa si è incontrata per discuter di Europa, futuro e impegno politico

I saluti di benvenuto. Da sinistra Don Tonino Puglisi, Rina e Vittorio Schininà, Alessandro Bongiorno

Quale ruolo hanno i cattolici nella scena politica, locale ed europea, e quali prospettivi esistono per l’Unione Europea. Questi sono stati i temi centrali del convegno organizzato dalla Consulta delle Aggregazioni Laicali dal titolo “Europa casa comune da dove e verso dove?”, che si è svolto lunedì 6 maggio, all’auditorium della Camera di Commercio di Ragusa. Dopo i saluti istituzionali da parte della presidenza della Consulta composta dai coniugi Vittorio e Rina Schininà, del delegato vescovile don Tonino Puglisi, il vescovo monsignor Carmelo Cuttitta ha ribadito l’importanza e il ruolo che i cattolici devono avere nella vita politica, in tutti i suoi livelli, citando il documento “Ricostruire comunità in Europa”: dichiarazione della Commissione degli Episcopati della Comunità Europea (COMECE).

L’incontro, moderato dal giornalista Alessandro Bongiorno, ha visto la relazione del professor Rosario Sapienza, ordinario di diritto internazionale dell’Università di Catania. Il professor Sapienza ha ripreso il documento della COMECE e ha ribadito come sia inderogabile da parte dei cristiani l’impegno per la costruzione di una Europa migliore, che ponga al centro la persona, in modo che si superi la definizione di Europa della banche o di Europa degli Stati. Il voto è strumento indispensabile per operare verso tale costruzione, a cui tutti, cristiani per primi, sono chiamati a partecipare. Nonostante un clima ed una situazione non molto propizi, ha aggiunto Sapienza, è dovere di ogni cristiano la speranza. La speranza di costruire una Europa migliore, dove l’interesse particolare dei singoli non prevalga sull’interesse comune, dove lo spirito di fratellanza, di comunità e di inclusione, tracci la via da seguire. Numerosi sono i problemi che affliggono oggigiorno l’Unione, a partire dalle ideologie che nel presente si definiscono sovraniste, ma che fino a ieri erano apertamente antieuropeiste. Le difficoltà del Regno Unito, a compiere quella operazione di fuoriuscita dall’Unione, chiamata Brexit, ha aperto gli occhi a tutti. Non è più possibile infatti affacciarsi al mondo contemporaneo, dominato dal gigantismo economico, con gli strumenti politici ed economici dello Stato-Nazione. E palesi sono le difficoltà di una realtà, che nonostante consista in una delle più sviluppate a livello mondiale, si sono rivelate nel venir fuori a testa alta dal processo di uscita dalla UE. Impegno dei cristiani è non cedere a queste spinte neosovraniste ma di capire a pieno l’importanza di una comunità europea forte, dove i valori portanti siano fratellanza, impegno, comunità e cura.

La relazione del professor Sapienza

La perdita della memoria storica, continua Sapienza, ha portato negli ultimi anni a dimenticare da dove veniamo, quale siano le radici della comunità europea, nata come sogno di pace e di futuro condiviso. La spinta ottimistica e vogliosa delle origini si è andata perdendo, cozzando con gli interessi dei singoli Stati, ingessandosi tra controversie e burocratismi che hanno fatto perdere di vista il grande sogno di una comunità realmente costituita. Le difficoltà relazionali tra gli Stati hanno preso il sopravvento sui risultati positivi ottenuti in decenni di lavoro. Sapienza porta l’esempio della cittadinanza europea, condizione a cui tutti i cittadini degli Stati membri accedono. Tuttavia essa consiste ancora per lo più in una scatola vuota, che potrebbe racchiudere infinite potenzialità, ma incapace di esprimerle a pieno. Infatti, se per accedere alla cittadinanza europea basta essere un cittadino di uno dei 28 (o 27?) Stati membri, per diventare cittadino di uno di questi, esistono 28 (o 27) modalità differenti. E se numerosi sono i benefici derivanti da essa, altrettanto numerosi sono gli spazi vuoti che essa ancora non copre. Se ad esempio la cittadinanza europea permette ad un cittadino comunitario di iscriversi in una qualunque delle università nel territorio europeo, essa non garantisce che lo Stato dove risiede l’università in questione eroghi servizi pari a quelli dei suoi cittadini.

Speranza è la parola che però deve guidare i cristiani chiamati alla responsabilità politica, speranza che questa Europa può e deve diventare un posto migliore. Una speranza che può risiedere nei processi di immigrazione extraeuropei, che creano cultura, che portano il nuovo, che spazzano via i comodismi e gli arroccamenti. Come dice Papa Francesco i quattro verbi da attuare per la chiesa e per ogni cristiano sono: accogliere, proteggere, promuovere e integrare. E proprio dall’integrazione può nascere una nuova Europa. Ugualmente, racconta ancora Sapienza constando direttamente nell’ambiente universitario nel quale lavora, la speranza può risiedere nei giovani della generazione erasmus, che non conosce le sterili differenze, ammesso che esistano, tra le nazionalità, che vive insieme, affrontando difficoltà e successi, in un approccio ottimistico alla diversità. Un approccio che non porta a vedere nelle diverse nazionalità un intralcio, ma una risorsa, una possibilità di crescita personale e comunitaria.

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Autore

Salvatore Schininà

Laureato in Lettere moderne, attualmente volontario del servizio civile presso l’Ufficio Comunicazioni Sociali della diocesi di Ragusa. Collabora con l’associazione di webmagazine Generazione Zero



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