Società

Pubblicato il 13 Maggio 2019 | di Redazione

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Prendiamoci cura della Terra iniziando dalla gestione delle acque

“Laudato si’, mi’ Signore cantava san Francesco d’Assisi (…) santo patrono di tutti quelli che studiano e lavorano nel campo dell’ecologia”; così comincia l’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco sulla cura della Casa Comune, la Terra, in cui l’intera umanità vive, gioisce, soffre e infine muore, e che viene intesa come una “sorella”. «Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori – scrive il Papa – autorizzati a saccheggiarla. Il nostro stesso corpo è costituito dagli elementi del pianeta, la sua aria è quella che ci dà il respiro e la sua acqua ci vivifica e ristora». Siamo di fronte a riflessioni e sapienze che sembrano perdersi nella notte dei tempi ma sono di sconvolgente attualità. Stiamo assistendo al deterioramento globale dell’ambiente; il nostro presente ci impone di assumere un ruolo di concreta responsabilità affinché si possa soccorrere Nostra Madre Terra sofferente e per farlo è necessario che ci adoperiamo con azioni efficaci e al tempo stesso risolutive. Ci viene chiesto di non rimanere nel limbo delle idee, dei bei concetti e della condivisione di valori.

Sono state scritte normative, organizzati incontri mondiali, ratificati trattati internazionali, elaborate direttive europee; ma cosa può fare ogni persona affinché l’idea di cura della Terra, a cui ci esorta Papa Francesco e non solo, si tramuti in realtà? È una sensibilità che le giovani generazioni dimostrano di avere con grande determinazione come sta facendo Greta Thunberg e tutti i giovanissimi e giovani affascinati dal suo esempio, sollecitando gli adulti intorpiditi e ingessati e i governanti. Ovviamente la prima cura risiede in comportamenti attenti e sobri, che limitano l’inquinamento e l’uso di oggetti inquinanti. Non mancano inoltre strumenti collettivi che restituiscono benessere ad intere comunità. Tra questi annovero – solo a titolo di esempio – i “contratti di fiume”, un accordo tra soggetti che hanno responsabilità nella gestione e nell’uso delle acque, nella pianificazione del territorio e nella tutela dell’ambiente. Questo è uno “strumento volontario di programmazione strategica e negoziata che persegue la tutela, la corretta gestione delle risorse idriche e la valorizzazione dei territori fluviali”. Tali strumenti di governo del territorio richiamano le comunità (in tutti i livelli di responsabilità sia pubblica che privata) insediate all’interno di un bacino idrografico a “fare sistema” partendo dalla tutela dell’acqua come vantaggio per tutti; tra i principi ispiratori, infatti, troviamo quello dell’equilibrio delle tre E: ecologia, equità, economia. Ecco quindi un esempio virtuoso in cui idee e principi, sensibilità ecologica, volontà politica e strumenti di governo possono condurre allo sviluppo equilibrato di vocazioni territoriali. Chi si tira indietro è perduto!

Maria Grazia Tavano

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Redazione

"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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