Società

Pubblicato il 27 Gennaio 2020 | di Eleonora Pisana

Oltre 30mila i ragusani all’estero e uno su quattro è un giovane

Capita, durante le feste, di ritrovare per le strade e alle nostre tavole volti noti, di amici e parenti che abitualmente non vediamo a Ragusa, perché costretti ad abbandonarla. Sono ben 30.352: questo il numero di ragusani residenti all’estero secondo Migrantes, Rapporto Italiani nel Mondo al primo gennaio 2019, di cui il 23,9% è di età compresa tra i 18 e 34 anni. Numeri purtroppo in aumento. Il Rapporto Censis 2019 indica che in quattro anni, dal 2015 al 2019, il Mezzogiorno ha perso complessivamente 310.000 abitanti, un po’ come se dalla Sicilia fosse stata portata via una città come Catania. Ma non vanno solo all’estero, specialmente i più giovani sono costretti a spostarsi al Nord Italia per gli studi universitari. Il Rapporto Censis 2019 parla di 25.107 immatricolazioni di studenti siciliani in atenei del Centro-Nord, con 2.880 immatricolati in più rispetto a cinque anni prima. A dover lasciare la propria terra di origine non sono soltanto studenti, la Fondazione Migrantes ha stimato che ad ogni tappa del percorso individuale corrisponde una potenziale scelta di mobilità.

L’emigrazione non è un problema solo del Sud Italia. Il 53. Rapporto Censis riporta che l’1 gennaio 2019 la popolazione italiana presenta 124.427 residenti in meno rispetto all’anno precedente e 436.066 cittadini in meno dal 2015, anno di inizio della flessione demografica dovuta al crollo delle nascite, all’invecchiamento della popolazione e alle migrazioni verso l’estero.

La Sicilia, secondo i dati della Fondazione Migrantes, è “solo” terza per tasso di giovani qualificati trasferiti all’estero. A strapparci questo primato Lombardia e Veneto, che hanno perso rispettivamente 22.803 e 13.329 abitanti, con la differenza fondamentale che al momento le regioni del Nord stanno compensando questa perdita con il drenaggio di risorse umane dal Sud.

Un’emergenza, quella siciliana, di cui ha parlato il presidente della Regione Nello Musumeci nel suo discorso di fine anno: «Mi auguro che tutti quei giovani siciliani andati all’estero possano rientrare per mettere a profitto qui le esperienze maturate, non solo nel lavoro dipendente, ma anche nell’autoimprenditorialità». Perché la Sicilia sta pagando cara questa privazione, anche in termini economici. Lo Svimez ha calcolato che l’emigrazione costa alla nostra regione la perdita di investimenti pubblici di circa 1,9 miliardi annui considerando il solo flusso migratorio verso il Centro-Nord, quasi 3 miliardi includendo anche l’emigrazione dei laureati all’estero.

Paradossalmente mentre si perdono investimenti, solo un aumento di risorse potrebbe arginare il fenomeno. Ma forse quello che più è mancato è stata l’assenza di programmazione, sono state varate politiche giovanili e dati incentivi all’autoimprenditorialità, ma sono tasselli scollegati tra loro, manca un coordinamento tra tutte queste iniziative, un vero e proprio piano di azione. La sensazione è che il problema sia così grande che trovarvi una risposta, una soluzione, da soli è assolutamente impraticabile.

Nel frattempo, la nostra città ha già salutato i suoi ragusani sparsi nel mondo e altre città più fortunate si arricchiscono con i nostri “tesori”.

 

 

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Autore

Eleonora Pisana

Diplomata in maturità classica, studia Scienze della Comunicazione a Catania. Ha collaborato con alcune testate giornalistiche on-line e ha svolto un tirocinio presso il quotidiano “La Sicilia” di Ragusa. Attualmente volontaria del servizio civile presso l’Ufficio Comunicazioni Sociali della Diocesi di Ragusa.



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