Vita Cristiana

Pubblicato il 20 Febbraio 2020 | di Redazione

Vai a Loudes con una domanda e trovi la risposta nel cuore di Maria

Alexis Carrel, medico insignito nel 1912 del Premio Nobel, nel suo breve e straordinario “resoconto” del “Viaggio a Lourdes” (1949) così scrive: “Vergine dolce, che soccorrete gli infelici, che vi implorano umilmente, proteggetemi. Io credo in Voi. Voi avete voluto rispondere al mio dubbio con un miracolo manifesto. Io non so vederlo, io dubito ancora. Ma il mio desiderio vivo, il fine più alto di tutte le mie aspirazioni è di credere, perdutamente, ciecamente credere, senza più discussioni, senza criticare”.

L’accorata supplica finale di questo uomo di scienza del secolo scorso, a distanza di molti anni da quando fu scritta, tutt’oggi riesce ad accomunare molti di coloro che ogni anno raggiungono Lourdes. Se è vero che a Lourdes si arriva con dentro il cuore  delle domande: perché sono venuto? Perché la sofferenza? Perché il dolore? Si ritorna con un’altra domanda che vanifica le precedenti: perché c’è gioia a Lourdes? Quale forza misteriosa trasforma in questo luogo il dolore, la sofferenza, la solitudine in Gioia?

Coloro che hanno maggiore dimestichezza con quanto avvenuto a Lourdes a partire dell’11 febbraio 1858, sanno che Massabielle, era stata destinata dagli abitanti di Lourdes quale luogo di scarico di immondizie e dove i porcai portavano a pascolare i porci. In questo luogo “infame”, la Provvidenza, ha pensato di piantare la sua tenda per mezzo di Maria Immacolata, dove le “immondizie” degli uomini operate dal  “nemico della natura umana” sarebbero state inghiottite a partire da quel giorno di febbraio  dalla Misericordia di Dio perché gli uomini abbiano “la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10).

Ricordo, un frate francescano che raccontando la sua esperienza di confessore a Lourdes ebbe a dire tra le lacrime che in quel luogo così buio dove non batte mai il sole, batte il cuore della “Donna vestita di sole”.

Chi entra in quell’anfratto di pietra scura dei Pirenei, trova dinanzi alla statua bianca di Maria: risposta, spinta, riscoperta di ciò che è essenziale nella vita di ciascun battezzato. È la guarigione del cuore che permette di vedere ciò che nella vita normale, frenetica, ordinaria delle nostre case, delle nostre parrocchie, dei luoghi di lavoro ciascuno ostinatamente non vuole vedere, o non vuole comprendere.

Lourdes è il luogo dove si fa esperienza del Risorto, dove la Madre del Risorto è accanto ai suoi figli piagati nel corpo e nell’anima per “stare” in preghiera con loro come lo stava con i discepoli nel Cenacolo. Questa è la più bella esperienza: sentire l’abbraccio della Madre, perché è Lei a compiere questo gesto per prima, è lo slancio identico di Maria per Elisabetta che si ripete milioni e milioni di volte. Maria non si stanca mai!  Tutto diventa lieve a Lourdes, perfino il dolore più acuto e più forte.

Tutti trovano consolazione e speranza tra le braccia della Madre che ha promesso che ogni sofferenza sarà ripagata, perché se Dio chiede è solo per “dare” il centuplo. La Vergine aveva detto a Bernadette nella terza apparizione: “Non vi prometto di farvi felice in questa vita, ma nell’altra”. Da questa promessa, Bernadette non si tira indietro, fin dai primi momenti l’amicizia con l’Immacolata la condurrà ad una vita fatta solo di abbandoni. Bernadette diventa così la “maestra dell’abbandono”. Scriverà, chiusa nella sua solitudine e tra le umiliazioni nel convento di Nevers:  ”Gesù desolato (…) il vostro amore mi insegna che è dai vostri abbandoni che io devo trarre tutta la forza di cui ho bisogno per sopportare i miei. Io sono persuasa che il più terribile abbandono in cui io possa cadere sarebbe di non aver parte al vostro”.  (Lettere e Appunti intimi pag. 96 ESP,2005).

La Gioia di Lourdes passa solo riscoprendo questo abbandono di Gesù: si donano la  forza delle braccia,  le  mani, i passi, ora svelti, ora vacillanti, gli sguardi, si accettano le umiliazioni. Il donarsi totale di Gesù in croce ha l’oggi in queste gesta dei volontari che condividono le sofferenze di tanti uomini e di tante donne. Ecco perché Lourdes ha da dire qualcosa anche al non credente. Ricordo un buon medico, faceva tanto, si spendeva tanto per gli ammalati ma non credeva. Nessuno di noi era stato capace di “entusiasmarlo“  e ri-portarlo alla fede. Poi, alla fine, quando le nostre valigie erano pronte, quando tutto stava per finire, ecco il medico era scomparso… dov’era? Lui così sicuro, così sinceramente fedele al suo credo, finalmente si era abbandonato allo sguardo di Maria che lo aveva abbracciato. Nessuno dei volontari ebbe una sola domanda da porgere, si era compreso che qualcosa di straordinario era avvenuto a Massabielle.

Così ogni storia trova nel Cuore di Maria una risposta: è il miracolo silenzioso della Donna di Nazareth che rimane sempre nascosto ai “duri di cuore” ma che si svela ai semplici, agli scartati, agli umiliati, agli ultimi , a quelli che non hanno voce. È il miracolo custodito “come una perla preziosa” che tornati a casa viene posto e custodito nel luogo più bello: nel cuore. Svelato dallo sguardo, dal sorriso, dalla carezza e perfino dal silenzio.

Carmelo Ferraro

 

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"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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