Società

Pubblicato il 4 Agosto 2020 | di Redazione

Come San Paolo, non lasciamoci rubare la gioia dell’evangelizzazione

Mi sono chiesto più volte, in questo tempo particolare che stiamo attraversando, cosa il Signore ci vuole dire? quale strada nuova ci vuole indicare? Ma soprattutto qual è  la nostra risposta? Non corriamo il pericolo dell’atrofizzazione della fede?

Tutto questo ci deve portare a ripensare la nostra fede. Per questo dobbiamo ripartire dalle fonti, come i discepoli di Emmaus che nella crisi si allontanano dalla comunità e il Risorto li raggiunge e accende in loro la fiamma dell’amore: «non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?» (Vangelo di Luca 24,32) così dobbiamo riaccendere nel nostro cuore l’amore di Dio per ripetere l’esperienza degli Atti degli Apostoli. Il libro che ci narra la corsa della Parola di Dio nel mondo di allora. Quella Parola che si era fatta carne in Gesù di Nazareth e aveva  percorso le vie della Palestina, così come ce lo presenta in modo particolare l’evangelista Luca, che negli Atti, attraverso figure significative, danno vita al programma che il Risorto ha assegnato agli apostoli e ai discepoli nel giorno dell’Ascensione: «ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra» (Atti degli Apostoli 1,8).

Una figura emblematica è quella di Paolo che da persecutore di Cristo ne diventa il cantore, percorrendo circa 15 mila chilometri, da Gerusalemme a Roma, passando per le grandi città di quel tempo, compresa Siracusa; lui stesso nella seconda lettera ai Corinzi ci da un piccolo resoconto: « Sono ministri di Cristo? Sto per dire una pazzia, io lo sono più di loro: molto di più nelle fatiche, molto di più nelle prigionie, infinitamente di più nelle percosse, spesso in pericolo di morte. Cinque volte dai Giudei ho ricevuto i quaranta colpi meno uno; tre volte sono stato battuto con le verghe, una volta sono stato lapidato, tre volte ho fatto naufragio, ho trascorso un giorno e una notte in balìa delle onde. Viaggi innumerevoli, pericoli di fiumi, pericoli di briganti, pericoli dai miei connazionali, pericoli dai pagani, pericoli nella città, pericoli nel deserto, pericoli sul mare, pericoli da parte di falsi fratelli; disagi e fatiche, veglie senza numero, fame e sete, frequenti digiuni, freddo e nudità. Oltre a tutto questo, il mio assillo quotidiano, la preoccupazione per tutte le Chiese.» (11,23-28).

Ecco la Chiesa in uscita. Papa Francesco, nell’Esortazione apostolica sull’annuncio del Vangelo nel mondo attuale, ci ricorda: «nella Parola di Dio appare costantemente questo dinamismo di “uscita” che Dio vuole provocare nei credenti. Abramo accettò la chiamata a partire verso una terra nuova . Mosè ascoltò la chiamata di Dio: «Va’, io ti mando» e fece uscire il popolo verso la terra promessa. A Geremia disse: «Andrai da tutti coloro a cui ti manderò». Oggi, in questo “andate” di Gesù, sono presenti gli scenari e le sfide sempre nuovi della missione evangelizzatrice della Chiesa, e tutti siamo chiamati a questa nuova “uscita” missionaria. Ogni cristiano e ogni comunità discernerà quale sia il cammino che il Signore chiede, però tutti siamo invitati ad accettare questa chiamata: uscire dalla propria comodità e avere il coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo.

La gioia del Vangelo che riempie la vita della comunità dei discepoli è una gioia missionaria.

La sperimentano i settantadue discepoli, che tornano dalla missione pieni di gioia. La vive Gesù, che esulta di gioia nello Spirito Santo e loda il Padre perché la sua rivelazione raggiunge i poveri e i più piccoli. La sentono pieni di ammirazione i primi che si convertono nell’ascoltare la predicazione degli Apostoli «ciascuno nella propria lingua» a Pentecoste. Questa gioia è un segno che il Vangelo è stato annunciato e sta dando frutto. Ma ha sempre la dinamica dell’esodo e del dono, dell’uscire da sé, del camminare e del seminare sempre di nuovo, sempre oltre. Il Signore dice: “Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!” […].

Fedele al modello del Maestro, è vitale che oggi la Chiesa esca ad annunciare il Vangelo a tutti, in tutti i luoghi, in tutte le occasioni, senza indugio, senza repulsioni e senza paura. La gioia del Vangelo è per tutto il popolo, non può escludere nessuno. Così l’annuncia l’angelo ai pastori di Betlemme: «Non temete, ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo» (20-21.23).

Accogliamo con cuore ardente l’esortazione del Papa per una conversione pastorale e missionaria per costituirci « in tutte le regioni della terra in un stato permanente di missione».


Autore

Redazione

"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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