Società

Pubblicato il 13 Gennaio 2021 | di Vincenzo La Monica

Dalla profezia dei corridoi umanitari alla vicinanza costante ai più deboli

È difficile condensare in poche battute l’impulso all’azione caritatevole che è giunto alla Caritas diocesana dal vescovo Carmelo nei suoi cinque anni d’episcopato. Probabilmente è possibile rintracciare l’impronta di questo quinquennio nel messaggio per l’Avvento 2017 che il vescovo Carmelo ha incentrato per intero sulla dimensione della Carità nella Chiesa, ricordando che la Carità rinnova la Chiesa. Dopo l’invito a vivere la Carità nella vita quotidiana e a ripensare alla sua luce i nostri stili di vita, il vescovo ha ricordato che «tutti nella Chiesa siamo chiamati a essere testimoni e protagonisti attivi della carità. Il vescovo e i presbiteri devono vivere la carità come nutrimento decisivo e segno forte di credibilità del loro servizio, via necessaria per la formazione della comunità e dei singoli battezzati. Possiamo dire che come pastori ci sforziamo fino in fondo nel realizzare questa chiamata? Ci impegniamo tutti a promuovere, sostenere e far conoscere la Caritas, nelle svariate forme della sua azione, a cominciare da quella educativa, che è premessa di ogni altra?».

Sono domande che scuotono e sono stato pungolo e verifica per l’agire del nostro ufficio. Ma sono anche domande a cui abbiamo provato a dare una risposta che in fondo è anche la cartina al tornasole della Carità per il vescovo Cuttitta.

Come dimenticare, infatti, che uno dei primi gesti da lui compiuti nel suo episcopato, a nemmeno un mese dal suo arrivo, è stato quello di essere presente al pranzo di Natale del 2015, seduto alla mensa del “Ristoro San Francesco” a fianco dei più poveri e dimenticati della città?

La sua presenza attenta e discreta ha riguardato le opere segno che ha già trovato avviate in Diocesi, ma anche alcune scelte di campo che rimarranno nella nostra memoria e che ci piace ricordare in questo saluto d’arrivederci.

Il vescovo Carmelo non ha mancato di essere vicino alla Casa di accoglienza per donne “Io sono con te” di Comiso, di cui ha festeggiato nel maggio 2016 i cinque anni e di cui speriamo possa essere ancora ospite per il decimo anno che la casa festeggerà nel 2021 anche grazie al suo sostegno costante.

Un altro servizio che gli è stato particolarmente a cuore è stato il Presidio di Marina di Acate, che ha voluto visitare di persona, facendosi portare fin dentro le abitazioni precarie dei lavoratori agricoli. Indimenticabile per forza e coinvolgimento emotivo il suo intervento durante la presentazione del volume “Vite sottocosto” che raccontava proprio le condizioni di vita dei braccianti che lui aveva incontrato: «Quando ho visto le condizioni in cui vivevano uomini, donne e bambini ho pianto e non me ne vergogno» disse in quella occasione. E aggiunse parole come pietre su cui edificare la testimonianza della Carità: «Partecipare all’eucarestia e poi sfruttare le persone è una bestemmia». È stato bello condividere con lui anche il riconoscimento del premio speciale “Colombe d’oro per la Pace” che la Caritas ha ricevuto nel 2018 proprio per l’azione di vicinanza ai lavoratori delle serre.

Ci sono poi state molte opere che sono state frutto di una sua precisa scelta pastorale. La nostra Diocesi, insieme a quella di Genova, è stata nel 2017 la prima in Italia ad accogliere rifugiati provenienti dai corridoi umanitari. L’annuncio venne dato dallo stesso vescovo Carmelo durante la celebrazione per il suo secondo anno di episcopato e in quell’occasione tenne a precisare che l’accoglienza era un dovere della Chiesa: «Da tutto ciò non abbiamo alcun ritorno se non quello di dimostrare che c’è ancora un po’ di umanità che è capace di grandi slanci».

Il nostro ufficio ha sentito la vicinanza e la protezione del vescovo a ogni sua uscita pubblica. È stata per noi molto significativa la presenza a ogni incontro annuale di presentazione dei dati sulle povertà e sulla mobilità umana, così come alla formazione ai ragazzi in servizio civile universale che ha voluto sempre incontrare e conoscere, raccomandando loro l’importanza del mettersi in gioco per affrontare un’esperienza che porta ad uscire da se stessi per andare incontro agli altri e creare un ambiente più umano.

In occasione di una presentazione di dati sulla povertà ebbe a manifestare la cifra del suo carattere e, crediamo, di intendere la carità: «una presenza e un’azione che magari quotidianamente non si nota, ma che dimostra quanto efficace sia l’azione della Caritas diocesana».

Con lui il nostro direttore ha concordato un nuovo percorso per animatori delle Caritas parrocchiali, che vede il vescovo come primo responsabile della formazione, durante l’incontro iniziale, alla presenza dei parroci. In quelle occasioni il vescovo amava riprendere il concetto secondo cui la Caritas parrocchiale non è chiamata a fare l’elemosina, ma gesti d’amore, come ci ricorda San Paolo nell’inno alla carità, rispettosa delle persone e convinti che l’Amore non può mai essere esclusivo ma inclusivo. Ed inclusivo il nostro vescovo è stato anche nei confronti dei tanti poveri che bussano alle porta della chiesa locale. Basti ricordare la sua vicinanza ai centri di ascolto, che non mancava di incontrare almeno a Natale, durante la festa in cui si fermava a parlare con i bambini e le famiglie delle persone che si rivolgono al centro.

Un’ultima circostanza crediamo debba essere messa in luce in questo anno così particolare. Durante i lunghi mesi segnati dal dramma della pandemia il vescovo ha firmato i protocolli tra la diocesi e i principali comuni  della diocesi per dare disponibilità agli enti pubblici per una collaborazione volta ad alleviare il disagio dei nuclei familiari in condizioni economiche più precarie. Ma ancora di più ha fatto per venire incontro tangibilmente al dramma di troppe famiglie messe in crisi dal coronoavirus: «Domenico, – ha detto già a marzo al nostro direttore – con il dovuto discernimento, dobbiamo cercare di dire di sì a tutte le persone che busseranno alla nostra porta».

Per questa disponibilità totale, tante volte confermata nel quinquennio di episcopato, siamo grati al nostro vescovo Carmelo che ha rinsaldato i pilastri sui cui la Caritas si fonda ormai da 45 anni sul nostro territorio. Sappiamo di non averlo più come guida pastorale, ma di averlo sempre come amico. E con amicizia gli auguriamo ogni bene.




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