Attualità

Pubblicato il 18 Febbraio 2021 | di Redazione

Portiamo tutti la bellezza dell’umanità nella Chiesa, nella storia, nella società

Il fatto che il sostantivo laicità sia femminile, forse non è poi un caso…

La piena valorizzazione del ruolo della donna nella Chiesa procede di pari passo con la piena valorizzazione del ruolo dei laici. Nel sacerdozio comune non ci sono ragioni né teologiche né ecclesiologiche, e neppure giuridiche, per distinguere tra uomo e donna. All’affermazione di questi principi, tuttavia, non è sempre seguita una coerente attuazione operativa.

Probabilmente è stata una riflessione simile a far scattare in Papa Francesco l’idea che sia necessario allargare gli spazi di una presenza femminile più incisiva nella Chiesa, promuovendo l’integrazione delle donne nei luoghi in cui si prendono le decisioni importanti.

La realizzazione della corresponsabilità della donna nella vita della Chiesa non deve essere pertanto legata e/o relegata solamente a cose “pratiche”, ma deve manifestarsi, con la propria originalità ed unicità, nell’adesione ad un progetto comune di servizio alla comunità.

Forse è arrivato il momento di favorire concretamente una formazione che stabilisca delle relazioni alla pari, pur nel rispetto della diversità, che realizzi la straordinaria apertura alle donne inaugurata da Gesù.

Come imparare pertanto nel quotidiano ad accogliere il valore dell’altro, nella propria specificità e unicità, senza competizione, portando insieme, uomini e donne, la bellezza della propria umanità nella Chiesa, nella società, nella cultura e nella storia?

Nel mio piccolo la risposta a tale quesito si è concretizzata già tempo fa, assumendo per due trienni la responsabilità di segretario diocesano dell’Azione Cattolica di Ragusa, e successivamente di presidente parrocchiale.

Tali incarichi non si sono mai appiattiti sulle mansioni “tecniche”, sui compiti da svolgere, sui verbali da redigere, sui consigli da convocare, piuttosto sono stati sintesi tra responsabilità personale e dell’associazione nel suo insieme oltre che spazio di condivisione e di crescita personale e spirituale.

Tensione costante tra esigenze pastorali e sollecitazioni del territorio, la mia esperienza associativa si basa proprio sul “mettere insieme”, sul raccogliere, accogliere e condividere gioie e fatiche, desideri e sogni dell’altro.

Lo stesso atteggiamento cerco di trasferire nella mia vita di moglie e madre, ricercando costantemente una relazione familiare in cui la libertà e l’autenticità di ognuno venga rispettata, per favorire percorsi di autonomia e responsabilità personale.

Proprio per questo, il mio auspicio è che tutti – donne o uomini – possano trovare nella Chiesa la dimensione giusta per essere testimoni della Verità e per dare senso al proprio Battesimo, stando attenti, come afferma Bergoglio «a non cadere nei clericalismi, che annullano il carisma laicale e anche rovinano la faccia della Santa Madre Chiesa».

 

Valentina Ferro

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"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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