Società

Pubblicato il 25 Marzo 2021 | di Agenzia Sir

Sempre più connessi, sempre più isolati

Sempre connessi. È un po’ la parola d’ordine soprattutto in questo tempo di pandemia e soprattutto per i più giovani, che già normalmente “soffrono” di dipendenza da digitale – chiedete ai genitori a proposito del legame tra figli e smartphone, lasciando da parte i pc – ma è anche una specie di incubo che lascia trasparire tutta una serie di difficoltà e di veri e propri pericoli per le nuove generazioni.

Le buone intenzioni sull’uso “intelligente” delle tecnologie si sprecano. Vengono da ogni parte: ci provano le famiglie, ci prova la scuola, i media suggeriscono, gli educatori fanno del loro meglio. Ma la realtà ci racconta episodi sempre più inquietanti di giovani affascinati da terribili sfide virtuali, ragazzine e ragazzini che passano ore e ore in un mondo separato, dove il mito del “sempre connessi” – che può lasciar spazio anche all’idea buona delle relazioni: virtuali ma pur sempre interazioni con gli altri – si traduce in un “sempre isolati”. Perché di fatto è molto spesso quello che succede: lo smartphone, soprattutto, e il pc, diventano lo specchio di se stessi. E la rete, il World wide web, nata per mettere in comunicazione il mondo, finisce per diventare un cortile angusto nel quale ci si rinchiude.

Il Miur in una nota ricorda una recente ricerca di Skuola.net, Università degli Studi di Firenze e Università degli Studi di Roma “Sapienza”, da cui risulta che 6 adolescenti su 10 dichiarano di passare più di 5 ore al giorno connessi. Solo 12 mesi fa erano 3 su 10. Un ragazzo su 5 si dichiara “sempre connesso”. La pandemia ha fatto la sua parte.

Attenzione, non ci sono solo pericoli. Anzi. Annota il Miur che «in questi mesi, attraverso la rete e la condivisione dei contenuti, è cresciuto l’impegno sociale di studentesse e studenti nei confronti di temi rilevanti come il Climate Change e il Global Warming o, ancora, il movimento Black Lives Matters: il 53% dei partecipanti dichiara di aver usato i social per impegnarsi a sostenere queste cause». Certo c’è anche la maggiore esposizione ai rischi: cyberbullismo in primis. Sempre il Miur riporta che «il 59% pensa che le prepotenze online siano aumentate».

Un altro allarme arriva dagli ultimi dati dell’Osservatorio Indifesa di Terre des Hommes e Scuola Zoo, presentati in occasione della Giornata internazionale contro il bullismo e il cyberbullismo: aumentano gli episodi di sopraffazione e il 61% dei giovani dichiara di esser stato vittima bullismo o cyberbullismo, mentre il 68% avrebbe assistito. Senza dimenticare il tema crescente dei fenomeni di “revenge porn”.

L’educazione resta la prima e forse la sola arma possibile contro le derive che purtroppo sono di attualità. E di nuovo la scuola resta il soggetto più attrezzato per agire. Anche con l’educazione alla cittadinanza digitale prevista nei piani di Educazione civica, ma non solo. Anzitutto cercando le famiglie, sensibilizzando, mobilitando. Fare alleanze è sempre più indispensabile.

Alberto Campoleoni (Sir)

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Agenzia Sir



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