Attualità

Pubblicato il 16 Aprile 2021 | di Saro Distefano

Nel “nostro pane quotidiano” l’essenziale e il necessario di una vita

Arrivato a “dacci oggi il nostro pane quotidiano” la mente prende la tangente e arriva dritto dritto a mio nonno. Classe 1905, nonno Nino parlava quasi esclusivamente per metafore, modi di dire, miniminagghie (approssimativamente “indovinelli”).

Tra queste, moltissime sono andate perdute in un cervello non eccellente, ma alcune sono ancora adesso vive, e sovente ritornano.

Tra le sopravvissute, quella che arriva puntuale al momento del Padre Nostro: “…dacci oggi il nostro pane quotidiano”. Fa il paio, si ammetta, con quanto diceva mio nonno Nino: “u manciari e u viviri”. In una traduzione letterale nella lingua degli italiani sarebbe “il mangiare e il bere”. Ma noi sappiamo che significa molto, molto di più.

Significa innanzitutto che all’uomo occorre il pane quotidiano per la fisica, biologica sopravvivenza. Significa inoltre che il Signore ci darà la grazia di averlo quel pane quotidiano. Significa, infine ma non per ultimo, che ogni uomo degno della definizione, ovunque si trovi, qualunque sia il suo impegno e ruolo, comunque si ponga nei confronti della vita, dovrà guadagnarsi quel pane quotidiano che significa vita, presente e futuro, nuove generazioni, un mondo migliore.

Ci sarebbe poi un’altra definizione, che associa, quasi sovrappone il dettato di Gesù con l’antico modo di dire di mio nonno Nino. Ovvero: u manciari e u viviri (mangiare quel pane quotidiano, bere quell’acqua pura) è condizione necessaria e sufficiente per l’uomo che vive la vita di un buon cristiano. Ancora più espressamente: è sufficiente il mangiare e il bere. Non serve altro.

Non si ritenga la definizione nichilista o semplicistica. Negli antichi iblei si rispondeva “u manciari e u viviri” alla domanda “cosa ti occorre, a cosa aspiri”.

E non era, quella risposta all’apparenza semplice e semplicistica, una ammissione di debolezza, di resa davanti le sfide e le difficoltà della vita. Significava, invero, “mi basta vivere. Ma non sopravvivere”. Da uomo biologico occorrono alle mie molecole il cibo e l’acqua. Da uomo spirituale occorre alla mia anima il conforto del poco, del cibo e dell’acqua. Di quel pane quotidiano che avremo solo e solo se saremo in grado di essere uomini.

Un atteggiamento che nel passato, anche recente, infondeva la vita del popolo. Era giusto avere il pane quotidiano, era orpello inutile tutto il resto (s’intendeva tutto quanto non fosse la mera vita da essere umano). Concetti oggi comprensibili ma forse non compresi.

 

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Autore

Saro Distefano

Nato a Ragusa nel 1964 è giornalista pubblicista dal 1990. Collabora con diverse testate giornalistiche, della carta stampata quotidiana e periodica, online e televisive, occupandosi principalmente di cultura e costume. Laureato in Scienze Politiche indirizzo storico, tiene numerose conferenze intorno al territorio ibleo.



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