Società

Pubblicato il 11 Maggio 2021 | di Emanuele Occhipinti

«È passato in cappella?» L’incontro con Lazzati nel cuore pulsante dell’Università Cattolica

I legami, quelli che non si allentano mai, sono fondati anche sui ricordi. Il mio legame con l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, che in questo 2021 celebra i cento anni dalla fondazione, poggia sul ricordo della prima volta che feci ingresso in Università. Quell’anno rinunciai alla gita scolastica perché desideravo raccogliere informazioni sulla mia destinazione universitaria. Partii in treno con due amici, Daniele ed Antonello, che cito per rigida cronaca, con in spalla l’immancabile chitarra, al tempo inseparabile compagna delle nostre canzoni d’amore e contemporaneamente delle nostre preghiere. L’ingresso in Cattolica mi emozionò ed ero alquanto disorientato. Fui attratto da un commesso, in elegante livrea grigia, che stava per entrare in una porta di vetro, nel mezzo del primo dei due chiostri. Stavo per chiedere a quell’uomo di indicarmi la segreteria di economia quando uscì da una porta interna un uomo anziano, alto, dall’aspetto autorevole e signorile. Riconobbi quell’uomo per averlo visto in tanti articoli che avevano sapore di cristianesimo e soprattutto di impegno politico: un viso già carico di storia, quello di Giuseppe Lazzati. «Da quale città viene questo giovane?» chiese, interrompendo la distratta spiegazione del commesso. Se quello era Lazzati, era il Rettore! Che figura da imbranato stavo per fare! «È passato in cappella?» mi chiese il Rettore. «No» risposi, in totale confusione, ma non sapevo nemmeno dove fosse la cappella. «Venga, mi accompagni» aggiunse. Ci spostammo di poco verso l’ingresso ed entrammo a sinistra nella cappella. Era deserta, tutta la comunità universitaria era a lezione. Ci inginocchiamo facendo scricchiolare il pavimento e i banchi di legno e dalle genuflessioni ordinate probabile che lui immaginò che ero stato perfino chierichetto. Passarono parecchi minuti; era il mio cuore a pregare tumultuosamente, la mia mente era distratta. Guardavo di sbieco Lazzati che, calmo e misurato nei movimenti, con riservata amorevolezza stava in raccoglimento davanti la grande immagine del Cuore di Gesù che tutt’ora campeggia nella cappella. «Mi vuole seguire?» mi chiese sottovoce, scendendo una scala a lato dell’altare. Scorsi una piccola cripta dove campeggiavano alcune lapidi sulle quali erano incisi i nomi di Agostino Gemelli, Armida Barelli, Ludovico Necchi ed altri nomi allora sconosciuti. Non ricordo le parole precise che Lazzati mi rivolse ma capii che quello era il cuore pulsante dell’Università. Non lo era la segreteria che pure io cercavo come soluzione per la mia ansia informativa; non lo era il rettorato che avevo trovato con imperizia senza averlo cercato; non lo era nessuna delle aule o dei luoghi frequentati da docenti e studenti. Era quella cappella il cuore pulsante dell’Ateneo, non già perché lì, in cappella, fosse necessario fare la preghierina ogni mattina prima di entrare in università. Era il cuore pulsante perché lì era scolpita l’idea originaria dei fondatori, ai piedi del primo protagonista, il Sacro Cuore di Gesù a cui l’ateneo è consacrato. In contemplazione davanti alle lapidi, Lazzati era silente; mi fece un cenno col capo indicandomi quella della Barelli: «Padre Gemelli sosteneva che niente sarebbe nato e fiorito senza lo zelo, la pietà, l’intelligenza e la vita soprannaturale ispirata della signorina Barelli». Uscimmo e appena fuori mi indicò col braccio teso la segreteria di economia; poi andò dalla parte opposta lasciandomi un sorriso e niente più. Io, malgrado i profumi della gioventù che riempivano la mia testa, avevo avvertito odore di santità. Avevo accostato un grande protagonista della vita culturale e politica italiana e fatto la prima conoscenza con i visionari che avevano saputo vedere, oltre i giorni del loro presente, il sogno, l’importanza e l’originalità di un contributo formativo e scientifico allo sviluppo del nostro Paese. E tra essi Armida Barelli la quale, proprio nel contesto di questo centenario, sarà beatificata. La sua opera ebbi modo di conoscerla meglio quando alcune amiche ragusane dell’Università Cattolica che la chiamavano “sorella maggiore” mi invitavano annualmente a dire dei miei studi per le Giornate dell’U.C. Fu una donna di fede ma anche una pioniera, una leader al femminile che riuscì a mobilitare un milione di ragazze in tempi in cui alle donne era difficile uscire di casa ed esprimere le proprie idee; oltre all’Università Cattolica, diede vita ad altre iniziative quali la nascita della gioventù femminile di Azione cattolica e la fondazione della famiglia spirituale intitolata alla Regalità di Cristo. L’anniversario che l’Università Cattolica del Sacro Cuore celebra in questo 2021 è un momento fortemente simbolico nella storia del progetto culturale, sociale e di fede. Un filo conduttore lega il passato al presente, riaffermando il valore di un sapere plurale in cui la persona umana è e rimane al centro di ogni sapere e di ogni disciplina scientifica.


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Laureato in Scienze Economiche e Bancarie presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, lavora dal 1990 presso Banca Agricola Popolare di Ragusa, dove attualmente dirige il Mercato Imprese. E’ impegnato nell’associazionismo e nel volontariato nazionale ed internazionale, settori per i quali svolge anche il ruolo di formatore. Già presidente diocesano di Azione Cattolica, è, in atto, Direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali della diocesi di Ragusa e vicepresidente Unitalsi Ragusa.



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