Società

Pubblicato il 24 Settembre 2021 | di Emanuele Occhipinti

Guardare e raccontare il Mediterraneo andando oltre l’emergenza migranti

C’è un modo diverso per raccontare il Mediterraneo oltre alla prospettiva più comune e dibattuta delle migrazioni e degli sbarchi notturni? C’è la possibilità di scrivere nuovi pezzi su questo mare e di spiegarlo attraverso i volti degli uomini? Può farsi un tentativo di raccontare la storia del mare nostrum, crocevia tra le storie degli uomini, siano essi migranti che pescatori dei quali si parla solamente quando succedono fatti di cronaca. E c’è di più: quale è lo stato di salute del Mediterraneo? Possiamo raccontare storie per tenere desta l’attenzione sulla questione ecologica? Attorno al tema del Mediterraneo, visto da prospettive diverse, ruota il master formativo promosso dalla delegazione siciliana della Fisc, Federazione italiana stampa cattolica, alla quale questo periodico aderisce. Mazara del Vallo, dove si è svolto il convegno, è legata da un filo inossidabile al mondo della pesca come lo sono i porti pescherecci a noi più vicini di Scoglitti o Pozzallo, tutti dentro il destino del Mediterraneo, fatto di uomini ed economia. Mare nostrum ma non in senso di possesso bensì con l’attenzione verso chi abita questo mare: pescatori, naviganti, migranti. Mediterraneo, luogo anche della sostenibilità ambientale. Mare che unisce, che reclama la necessità di superare la tensione verso il tema della migrazione che sembra invece monopolizzare il dibattito sociale e politico. Insomma, la questione Mediterraneo come un mosaico che non sfugge all’ermeneutica della complessità dove nessuno è risolutivo da solo. Quali gli elementi di questo mosaico? Tasselli indispensabili sono ad esempio tutti gli interventi di cittadinanza attiva e di azione civica a difesa del mare, delle spiagge, delle coste, per ribadire che non è lecito appropriarsi delle risorse naturali per pratiche economiche. Il paesaggio è un bene comune ed un valore costituzionale. La questione ambientale è il nuovo pensiero meridiano.

Altro tassello: la progettualità mediterranea di La Pira per il quale il Mediterraneo era ed è l’incontro di uomini e donne capace di generare cultura, pienezza di diritti e trascendenza di destini, senza l’inganno della violenza e dell’indifferenza.Ma sia i cittadini che i loro governanti occorre che recuperino l’attitudine al pensiero, un modo diverso di esercitare la convivenza, il dialogo tra persone, talvolta ispirate, talvolta lacerati dalla fede. Il Mediterraneo che abbiamo abitato per tre giorni incrociando volti ed esistenze, come le donne e i giovani immigrati di terza generazione, le cooperative e le iniziative di formazione, i risultati degli sforzi di integrazione, i piccoli mondi temporanei che sono i pescherecci, provoca il pensiero e provoca l’azione. È questa l’intelligenza del quotidiano: non fa emergenza, non fa rumore mediatico ma fa vita vera e prospettive di fatica. In questa intelligenza ci è sembrato di scorgere il pensiero di papa Francesco: “Siamo sulla stessa barca”. Non come frase emotivamente ad effetto, ma quale processo di mediazione culturale tra Vangelo e Costituzione.

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Laureato in Scienze Economiche e Bancarie presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, lavora dal 1990 presso Banca Agricola Popolare di Ragusa, dove attualmente dirige il Mercato Imprese. E’ impegnato nell’associazionismo e nel volontariato nazionale ed internazionale, settori per i quali svolge anche il ruolo di formatore. Già presidente diocesano di Azione Cattolica, è, in atto, Direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali della diocesi di Ragusa e vicepresidente Unitalsi Ragusa.



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