Nella società dell’emergenza educativa non c’è spazio per i pedagogisti

Francesca Macca Specialista in Scienze Pedagogiche e Progettazione Educativa Corso di perfezionamento in Neuro Pedagogia Clinica
Il pedagogista, in questo momento storico, nella nostra società è considerato poco, meno di quanto in effetti il suo ruolo renda opportuno.
Alcune domande meritano una risposta: Il pedagogista è stato riconosciuto dalla Legge 205/2017 figura apicale e il suo posto di lavoro? Perché ancora sono attivi i corsi di laurea in Scienze Pedagogiche e Progettazione Educativa, se poi gli sbocchi professionali e concorsi idonei come pedagogista non ci sono? Perché gli Atenei non fanno sentire la loro voce, in merito alla questione? Si parla tanto di emergenza educativa sui social web, dispersione scolastica, ma quali sono gli interventi pratici e veri attuati o in programmazione? In un momento storico, in cui è evidente la domanda di pedagogia e l’urgenza di una rieducazione globale: educazione digitale, educazione sanitaria, educazione alle emozioni, educazione al rispetto del diverso, educazione alimentare, educazione alla genitorialità ecc…., le istituzioni, non si muovono?
La nostra realtà ha bisogno di specifiche strategie di prevenzione e di accompagnamento rieducativo che solo le figure educative pedagogiche possono svolgere all’interno di un team multidisciplinare. Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Lancet conferma l’importanza di avvalersi di professionisti di diverse materie. L’approccio interdisciplinare è poco diffuso nella nostra società, che tende all’iper specializzazione individuale e poco all’interdisciplinarietà.
Tutto si è fermato per l’emergenza Covid-19, il quale ha scatenato altre necessità che vanno affrontate urgentemente con un approccio interdisciplinare ed olistico.
Io da pedagogista, vorrei contribuire a fare qualcosa a favore della nostra società composta di bambini, di ragazzi e di giovani spesso dimenticati dalle istituzioni. È doveroso pensare ed aiutare le nuove generazioni con progetti reali ed urgenti, cosi come sosteneva Einstein:” non c’è a questo mondo grande scoperta o progresso che tenga fintanto che ci sarà un bambino triste”. I bambini e i giovani devono ricevere le giuste attenzioni centralizzando i loro bisogni per progettare una società migliore.
Il mio desiderio è proporre il cambiamento e poter lavorare in questa direzione, per favorire le relazionalità, la comunicazione, l’ascolto e guidare ad affrontare positivamente e costruttivamente le situazioni di difficoltà.
