Società

Pubblicato il 2 Aprile 2024 | di Redazione

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Tutto ciò può essere normale?

Incarichi per undici medici di pronto soccorso e per quattro in ostetricia e ginecologia. Verrebbe da dire che il poco è meglio del niente se la situazione non fosse abbastanza critica. A dare speranza è l’arrivo alla direzione generale dell’Asp del dottor Pino Drago che da cittadino di questa provincia, oltre alla professionalità, sicuramente ci metterà anche la passione. Quello che però eredita da quanti negli anni lo hanno proceduto in questo delicato incarico è una sorta di deserto perché, inutile girarci intorno, c’è da ricostruire tutto dalle fondamenta. Chi opera e gestisce la sanità pubblica ha però sempre una visione “limitata” perché non la vive da malato e non si rende conto neanche di cosa sia attendere ore per una prenotazione che non sempre va in porto. Si fa presto sulla carta a dare ordini e dire come fare o non fare, ma la realtà è altra cosa.

La nostra proposta al nuovo direttore generale è quella di ascoltare la gente magari istituendo una commissione composta anche da cittadini comuni proprio perché sono gli unici che veramente patiscono umiliazioni e disagi. Per esempio bisogna verificare se l’aver aumentato ai privati il numero delle prestazioni, per ridurre le liste d’attesa, stia funzionando o meno, se questi privati svolgano il lavoro con serietà e scrupolo e non ti trattino con supponenza, se le prestazioni in intromenia stiano andando nella direzione auspicata o sia il sintomo di un’ulteriore forma di “privatizzazione”, se sia normale che ormai si prescrivano quasi sempre medicine a pagamento e senza attendere di avere un quadro completo della situazione così da evitare che dopo aver iniziato una terapia, sia opportuno interromperla e sostituirla con altri farmaci sempre a pagamento. Se le ore di apertura degli ambulatori, delle farmacie distrettuali, degli uffici siano sufficienti quantomeno per evitare assenze dal lavoro. Se sia normale che bisogna ritornare un altro giorno e in ore stabilite per ritirare un referto e con l’aggravante che bisogna poi riprenotarsi per farlo vedere al medico che magari non è quello che ti ha visitato all’inizio. Se sia normale che per una visita ginecologica completa servano sei ricette con altrettanti ticket. Se sia normale attendere mesi e mesi per una visita domiciliare neurologica. Si fa presto a dire si rivolga ai privati a chi ha difficoltà economiche e poi doverlo richiamare ogni volta per garantire continuità. Se sia normale che per riparare un guasto anche importante come può essere il cattivo funzionamento degli ascensori o dei riscaldamenti bisogna attendere mesi perché le ditte esterne tendono a massimizzare i profitti. Se sia normale che non si riesca a parlare al telefono con ambulatori e reparti perché nessuno risponde.

La madre di tutte le battaglie rimane però la presa in carico dei malati così da poter essere seguiti nei loro bisogni. Insomma di lavoro da portare avanti non ne manca. In attesa che si riesca nel miracolo di assumere personale, magari incentivandolo con stipendi più alti, cominciare ad organizzare i servizi sarebbe già un segnale di attenzione e rispetto.


Autore

"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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