Società

Pubblicato il 27 Giugno 2024 | di Redazione

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Camminare insieme si può

La comunità di Ragusa ha vissuto un momento importante venerdì 10 maggio presso la Camera di commercio: tante persone, di varie età ed appartenenze, si sono sentite vocate all’ascolto del dialogo dal titolo “Per un cammino di liberazione e di inclusione”, tra sr. Teresa Forcades, monaca benedettina nel monastero di Montserrat (Catalogna), medica, teologa, attivista sociale e padre Pino Piva sj, esperto in accompagnamento spirituale con e per le persone Lgbtq+.

In un momento storico in cui sembra prevalere “il gioco del più forte”, una larga parte della popolazione ragusana – su invito di Agedo Ragusa, Cristiani Lgbtq+ Sicilia e con il patrocinio dell’Amministrazione comunale, della Camera di Commercio del Sud Est Sicilia e dell’Università di Catania/Struttura didattica speciale di Ragusa – ha scelto e voluto mettersi in ascolto di una narrazione di vita a cui non si è abituati e abituate, scoprendo che è semplice camminare insieme, se ci si accoglie nella propria intima autenticità.

Sr. Teresa ha subito conquistato la platea, che ha gremito l’auditorium, mettendo a disposizione le poltrone dei relatori che lei stessa – insieme a padre Pino – hanno portato a chi era rimasto in piedi.

Il concetto di diversità ha aperto il pomeriggio: la relatrice è stata estremamente chiara nello spiegare come occorra vedere e comprendere la diversità con lo stile della Trinità – se davvero crediamo di esser stati creati a immagine e somiglianza di Dio – capace di comunicare in modo da riuscire a farsi comprendere da ciascuno e ciascuna.

La diversità fa parte della Trinità: le tre Persone divine, unite da un legame pericoretico, con un rapporto non complementare ma dinamico, vivono una danza – la pericoresi appunto – che lascia spazio ad ognuno, pur nella reciproca presenza amorevole e costante, permettendo all’altro di essere ciò che è realmente.

Questo stesso legame di amore Dio lo rivolge alla sua creazione, in un trasporto gratuito che non rinnega o rigetta nulla di quanto Egli stesso ha amato e voluto creare; la diversità diventa quindi la ricchezza che Dio stesso permette e promuove, simbolo di vera unità ed inclusione (non integrazione!), perché il contrario dell’unità non è la diversità, bensì la divisione.

Il problema dell’umanità è proprio la divisione: abbiamo perso la capacità di confrontarci in modo sereno rispettando la pluralità delle opinioni e dimostrando una preoccupante mancanza di libertà interiore, la stessa che ha portato Teresa, cresciuta in una famiglia non credente (ma non limitante in cui, curiosamente, il papà spesso diceva “Grazie Dio per avermi fatto ateo”: contraddizione o comunicazione ad personam?), alla scelta di entrare in monastero.

Parlando del matrimonio, sr Teresa ha poi ricordato che, per essere davvero sacramento, esso deve esprimere una volontà d’amore fedele proiettata verso l’eternità – per sempre! – possibile solo grazie all’aiuto e alla presenza costante di Dio: riconoscere la necessità irrinunciabile di questa Presenza pone già le basi di un vero e serio rapporto.

L’incontro è stato davvero apprezzato, al punto da invogliare la partecipazione alla Veglia di preghiera per il superamento dell’omotransfobia, tenutasi nel pomeriggio di sabato 11 maggio presso la Casa di Spiritualità “Sacro Cuore” dei PP. Gesuiti.

Grazie anche all’ospitalità di padre Cesare Geroldi sj, abbiamo vissuto un momento di vera comunione fraterna, impreziosita dalle testimonianze emotivamente molto coinvolgenti di vari amici che si sono alternati nella condivisione, a volte vivamente dolorosa, della loro esperienza.

Sr. Teresa ha quindi proposto una breve riflessione su due versetti del Vangelo di Giovanni (Gv. 1,18 e 13,23), fermandosi su “Il Figlio è sempre nel κόλπος del Padre”; il termine greco còlpos indica una cavità virtuale capace di adattarsi a quello che accoglie al suo interno come un abbraccio: l’abbraccio accogliente e amorevole di Dio.

La Veglia si è conclusa con un segno toccante: ogni partecipante ha preso da un planisfero un foglietto con la breve storia di persone che hanno vissuto tragiche – a volte fino all’estremo – esperienze di rifiuto per il loro essere “contro natura”, attaccando al posto dello stesso un cuore e prendendo “in carico” la vicenda dolorosa del o della protagonista…

Sono profondamente convinta – da cristiana in costante cammino e da consacrata secondo il rito dell’Ordo Virginum – che quanto vissuto non appartenga al campo del relativismo, bensì alla comprensione che ogni creatura è un pezzo unico, voluto e amato da Dio nella sua diversa unicità e che una vera Comunità dovrebbe vivere la lontananza di ogni suo membro come una ferita aperta, senza mai parlare di comportamenti contro natura, affermazione che è in sé una non-testimonianza.

Il credente non può essere “contro” nessuno: pensarlo e affermarlo significa negare all’altro o all’altra la dignità del suo essere figlio o figlia di Dio e, in quanto tale, un fratello o una sorella. Dovremmo al contrario riconoscere di essere tutti e tutte in cammino – ognuno nella sua piena autenticità – per permetterci reciprocamente di avanzare verso una pace vera e così “edificare e piantare” come dice il libro di Geremia (cfr. Ger. 1,10).

Il fine settimana vissuto con sr Teresa Forcades ha insegnato a Ragusa l’importanza del voler ascoltare narrazioni che proprio perché diverse sono degne di attenzione e, soprattutto di amore. Indubbiamente è necessario provarci.

Solo insieme si può.

Concetta Licitra


Autore

"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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