Società

Pubblicato il 4 Luglio 2024 | di Alessandro Bongiorno

0

Parco degli Iblei

Da 17 anni il Parco nazionale degli Iblei è una realtà che esiste solo solo sulla carta. Era il primo ottobre 2007 quando il Consiglio dei Ministri lo istituì unitamente ad altri tre parchi nazionali: il Parco delle Egadi e del litorale trapanese, il Parco delle Eolie, il Parco dell’Isola di Pantelleria (che al momento è l’unico parco nazionale istituito in Sicilia). Fu un blitz dell’allora ministro dell’ambiente Alfonso Pecoraro Scanio che, senza raccordarsi con il territorio, aveva pensato a uno sviluppo della Sicilia abbinato alla valorizzazione del territorio. Da allora, qualche passo in avanti è stato compiuto ma tutto procede a rilento. La Regione, ad esempio, ha già completato la sua istruttoria e il Ministero della Transizione Ecologica ha approvato la proposta di perimetrazione e zonizzazione. Il tutto tra stop and go, tra accelerate (poche) e tentativi di insabbiamento (molti di più) e con un interrogativo che scandisce ogni passaggio: il Parco degli Iblei sarà un’occasione di sviluppo o un’altra cappa di vincoli e burocrazia?

Gli schieramenti sono abbastanza definiti: le avanguardie ambientaliste (con le istituzioni territoriali) guidano il fronte del sì, i rappresentanti delle imprese quello del no, la Regione Siciliana quello del forse. Il Parco degli Iblei sarebbe il secondo parco nazionale della Sicilia dopo quello dell’Isola di Pantelleria, istituito nel 2016 dopo l’incendio che devastò gran parte del territorio, e uno dei più grandi d’Italia per estensione.

Il dibattito resta vivo e va calato in una realtà che è diversa rispetto a quella del 2007. L’agricoltura e la zootecnia, infatti, vivono un momento prolungato di difficoltà e molte aziende non riescono più a reggere l’attuale mercato. Ciò sta comportando un ulteriore spopolamento delle campagne e di un territorio che aveva avuto in agricoltori e allevatori un presidio di grande qualità. Chi si oppone (l’ultimo è stato il deputato regionale Giuseppe Carta, presidente della Commissione Ambiente territorio e mobilità) evidenzia come i vincoli finirebbero per «mortificare» 150 mila ettari e 32 comuni. Affermazioni che non spaventano le 61 associazioni ambientaliste che ribadiscono come il Parco non aggiunga un «maggiori vincoli» rispetto a quelli già esistenti «con i piani paesaggistici».

I vincoli e i limiti, in effetti, preoccupano almeno tanto quanto la burocrazia perché sulle stesse aree andrebbe ad aggiungersi anche la governance dell’ente Parco. I divieti sono quelli che inevitabilmente insistono in un parco. Tra questi il divieto di caccia; l’apertura di cave, miniere e discariche; l’attività di ricerca, perforazione ed estrazione di idrocarburi liquidi e gassosi (in un’area dove esistono nel sottosuolo risorse e giacimenti importanti); l’utilizzo di fitofarmaci e pesticidi (limitatamente alla zona 1). Nel complesso la proposta di regolamentazione prevede 31 divieti, e 7 procedure di autorizzazione (che diventano 19 con le specificità indicate dalle diverse zone).

Per molti aspetti questo dibattito appartiene comunque al passato perché, come detto la Regione ha già concluso la sua istruttoria e il Ministero ha già approvato la proposta di perimetrazione e zonizazzione. Rientrano nel Parco degli Iblei, le ex Province di Catania (116,59 chilometri quadrati), Ragusa (389,58) e Siracusa (955,79). I Comuni che ricadono nella proposta del Parco sono: Licodia Eubea, Militello in Val di Catania, Vizzini (nell’area etnea); Ragusa, Chiaramonte Gulfi, Giarratana, Ispica, Modica, Monterosso Almo (nel Ragusano); Avola, Buccheri, Buscemi, Canicattini Bagni, Carlentini, Cassaro, Ferla, Floridia, Francofonte, Lentini, Melilli, Noto, Palazzolo Acreide, Rosolini, Siracusa, Solarino, Sortino, Priolo Gargallo (nel Siracusano). La proposta comprende cinque riserve naturali, 16 Siti di importanza comunitaria (Sic), le Zone speciali di conservazione, le Zone di protezione speciale, 21mila ettari di boschi demaniali, nove siti archeologici di notevole rilevanza.

Più che al passato, occorrerebbe proiettarsi nel futuro partendo da una situazione che, come detto, è diversa da quella presente al legislatore nel 2007. Le produzioni, sia agricole che zootecniche, soffrono infatti dei prezzi che la grande distribuzione impone all’ortofrutta e al latte. Prezzi che lasciano margini sempre più ridotti alle aziende e che allontanano i giovani da un’attività sino a qualche anno fa ad alta redditività. Quel margine supplementare potrebbe arrivare dal marchio del Parco degli Iblei che, tra l’altro, andrebbe ad aggiungersi alle altre certificazioni (Dop, Doc, Docg, Igp) che già danno valore alle produzioni iblee? A ciò va aggiunti almeno altri due aspetti che vanno nella direzione di produrre valore aggiunto: la possibilità di attrarre fondi pubblici (in particolare comunitari) che prevedono riserve particolari per le aziende che ricadono all’interno di parchi e per le produzioni agricole compatibili; l’altro riguarda l’opportunità di incrementare e diversificare i flussi turistici in un’area che dall’area archeologica di Siracusa e di Palazzolo Acreide, al barocco del Sud-Est, all’enogastronomia dei piccoli e grandi centri, al mare delle località costiere offre già tante occasioni per arrivare sin quaggiù. Il Parco andrebbe, in particolare, a premiare quei centri dell’entroterra e dell’altopiano che sono sinora più marginalizzati dai tour operator. Un altro fattore riguarda la conservazione di un patrimonio che negli ultimi anni ha subito l’ingiuria del fuoco che ha cancellato aree boschive e vegetazione pregiata. Il Parco imporrebbe una vigilanza più stretta che sinora altri enti non sono stati in grado di assicurare.

«Gli Iblei – scriveva il comitato promotore – non sono soltanto natura. Sono anche un immenso patrimonio archeologico, architettonico, paesistico, etnoantropologico, costituito da innumerevoli testimonianze materiali e immateriali lasciate dall’uomo nel corso di diversi millenni. Gli Iblei sono stati anche un territorio sinora ignorato dai più ma che, opportunamente inserito nel circuito mediatico nazionale e internazionale, darebbe finalmente dignità ad un ambiente che al suo interno racchiude elementi naturalistici e culturali di grandissima rilevanza. Non diversamente da quanto è avvenuto per altri parchi che, da territori pressoché sconosciuti, oggi sono noti in tutto il mondo».


Autore

Giornalista, redattore della Gazzetta del Sud e condirettore di Insieme. Già presidente del gruppo Fuci di Ragusa, è laureato in Scienze politiche.



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Torna Su ↑