La pace e il “bellum legitimum” che affascinano oggi le giovani menti
Anche quest’anno si è svolto il Certamen Augustinianum Ragusiense, la gara di traduzione dal latino nella quale ci siamo cimentati 65 partecipanti provenienti dai Licei di Ragusa, Vittoria, Comiso e Modica, totalmente incentrata su temi affrontati da Sant’Agostino e che dall’anno prossimo potrebbe estendersi a livello regionale. Durante la sua tertia editio noi studenti abbiamo avuto modo di tradurre e confrontarci con testi che trattavano i temi della pace e del “bellum iustum”.
Sant’Agostino, vescovo di Ippona e filosofo del V secolo d.C., è autore di numerose opere quali le Confessioni e La Città di Dio; in quest’ultima egli espone il suo concetto di bellum legitimum, enunciando la dottrina delle due città: una celeste, abitata da coloro che hanno ricevuto la grazia di Dio, e una terrena, popolata da peccatori, ambedue in eterno conflitto.
Alla premiazione abbiamo avuto modo di ascoltare Don Emanuele Di Santo, docente di Patristica presso l’Istituto Teologico S. Tommaso di Messina, il quale ha articolato una corposa riflessione sul tema della pace, vista come condizione non solo sociale ma anche psicologica, affermando come ogni cristiano per amore della pace debba mettere da parte la guerra e soprattutto l’orgoglio; perciò, per Agostino non esiste differenza tra oggettività e soggettività.
Sempre alla premiazione di quest’evento, ho avuto modo di capire cosa un autore di quei secoli abbia trasmesso e continui a trasmettere ancora oggi, chiedendomi con gli altri ragazzi se Agostino sia ancora attuale e se alcuni suoi consigli o soluzioni al problema delle guerre siano utili anche oggi.
Dal dialogo con alcuni partecipanti è trasparsa un’attenta e minuziosa analisi dell’autore e del tema affrontato, passando dalle difficoltà incontrate nel testo a delle vere e proprie interpretazioni del tema. Sono stato parecchio colpito dal discorso di una vincitrice della seconda sezione, Giuliana Trovato, la quale ha evidenziato che nonostante la formazione cristiana dell’autore, Agostino può avere disparate chiavi di letture anche laiche, poiché la ricerca della pace deve essere un obiettivo universale e comune a tutta l’umanità, cercando «la pace nella pace» (Epistula 189,6). Ho potuto anche riscontrare opinioni contrastanti, come quella di Ruben Giovanni Maria Morana, secondo classificato della prima sezione, il quale sostiene l’attualità del messaggio portato avanti, ma non si trova d’accordo col pensiero di Agostino, secondo cui solo alcuni tipi di guerre potevano essere ritenute giuste.
Samuele Tommaseo, uno dei vincitori della prima sezione, ha ribadito che il messaggio di Agostino non deve sembrare un’auctoritas ma “un punto di partenza”, infatti così si genera la filosofia, stimolando la riflessione. Infine, Antonio Distefano ha esposto come sia stato realmente affascinante studiare questo tema, che ha permesso di comprendere i meccanismi umani e psicologici che portano allo sviluppo di una guerra.
Alla luce di questi dati e approfondimenti sono convinto dell’attualità di Agostino, poiché nel contesto in cui viviamo le sue parole risultano forse ancora più rilevanti di quanto si pensi, sia dal punto di vista della diplomazia, sia della laicità. Riguardo alla diplomazia, perché essa è l’arte della parola e con le parole si cerca un accordo fra le parti; circa la laicità, perché anche chi non professa esplicitamente alcun credo religioso, ha il dovere di impegnarsi in ogni modo per il raggiungimento della pace. Vorrei esprimere la mia gratitudine agli organizzatori dell’evento e alla Diocesi di Ragusa, per averci dato l’opportunità di partecipare e di esplorare questo tema, che ci ha permesso di acquisire una maggiore consapevolezza riguardo ai problemi odierni e alla realtà in cui viviamo.
Salvatore Maria Mezzasalma
