I 75 anni della Diocesi Continuiamo a sognare in grande
Gratitudine per i 75 anni di cammino compito ma ancor più un’occasione per guardare avanti. Il Giubileo della nostra diocesi vuole essere soprattutto questo. La tappa di un cammino che sappiamo aver avuto inizio il 6 maggio 1950 e che ci vede proiettati lungo i sentieri di una Chiesa aperta, fraterna, missionaria. È questo il senso dell’omelia pronunciata dal Vescovo, monsignor Giuseppe La Placa, in occasione del solenne pontificale per il 75esimo anniversario dell’elevazione di Ragusa a Diocesi. «Siamo chiamati a sognare in grande, a lasciarci rinnovare dallo Spirito Santo, per rispondere con fede e creatività – ha sottolineato il Vescovo – alle sfide del nostro tempo».
Parole che sono risuonate in una cattedrale dove hanno trovato posto sacerdoti, religiose e religiosi, consacrate, seminaristi, autorità civili e militari e tantissimi laici che hanno voluto vivere questo momento intenso di appartenenza alla Chiesa di Ragusa e di gratitudine al Signore per i «settantacinque anni di storia ci stanno alle spalle: anni ricchi di fede, sacrifici e testimonianza di vita cristiana».
Dopo aver ricordato i suoi predecessori e le figure di santità come le beate Maria Schininà e Madre Candida dell’Eucarestia, il vescovo ha ricordato la nostra l’impegno profuso nel campo della carità («Nel corso degli anni, la nostra Chiesa locale è diventata una vera “casa accogliente” per i poveri, gli esclusi e le famiglie in difficoltà, grazie a opere e servizi concreti nati dalla generosità e dalla dedizione di sacerdoti, religiosi e laici»), e per la costruzione del bene comune: «La storia del laicato cattolico ragusano è segnata da un impegno generoso e appassionato: dalle opere di carità e solidarietà, fino alla presenza attiva nel mondo del lavoro, della scuola, del sociale e della politica. Numerosi laici, nel silenzio della vita quotidiana o assumendo responsabilità pubbliche, hanno offerto una testimonianza coraggiosa di fede, contribuendo a costruire una società più giusta e solidale».
Ma è soprattutto al futuro che bisogna proiettarsi. «Questo prezioso patrimonio non può andare perduto. L’auspicio è che, anche in futuro, il laicato della nostra diocesi continui a essere fermento vivo, capace di leggere i segni dei tempi e di testimoniare, con parole e gesti concreti, la bellezza della fede e l’impegno per il bene comune, anche nei luoghi più complessi e sfidanti, come il mondo della politica e delle istituzioni. È tempo di rinnovare l’entusiasmo e di vivere con fedeltà e creatività la propria vocazione laicale, per essere segno credibile e luminoso del Regno di Dio nel nostro territorio e nella società».
E poi un richiamo forte a essere comunità, anche quando c’è da fare discernimento e compiere scelte non semplici: «Questo cammino – ha detto il Vescovo in un passaggio dell’omelia – non riguarda solo il singolo, ma coinvolge anche la comunità, chiamata anch’essa a lasciarsi trasformare e guidare dal Signore. Ciò significa, ad esempio, che la comunità non può accontentarsi di una religiosità fatta soltanto di tradizioni, riti esteriori e pratiche consolidate. È chiamata invece a cercare una fede autentica, profonda, viva, radicata nel cuore. Si tratta di prendere sempre più coscienza che i gesti esteriori hanno valore solo se esprimono un cuore trasformato dall’incontro con Gesù. Celebrare i sacramenti, partecipare all’Eucaristia, pregare insieme non devono ridursi a semplici abitudini, ma diventare occasioni per lasciarsi plasmare, per lasciarsi “potare”, come dice il Vangelo, così da portare più frutto. La potatura è esigente: ci chiede di saper rinunciare a ciò che è sterile, a ciò che è solo apparenza, per ritornare all’essenziale, rimettendo Cristo al centro della nostra vita, dei nostri pensieri, dei nostri desideri, delle nostre scelte».
E come comunità dobbiamo provare a incarnare «una fede matura e coerente» che nasce «dall’intreccio vitale tra preghiera, ascolto della Parola e vita concreta. Non basta professare la fede a parole: occorre incarnarla nella quotidianità, nelle scelte, nel servizio ai fratelli, nella testimonianza gioiosa, anche e soprattutto nelle difficoltà. La comunità di Ragusa, come ogni comunità cristiana, è chiamata a interrogarsi con sincerità: Che cosa ci aiuta davvero a rimanere uniti a Cristo? Forse la preghiera autentica, l’ascolto attento della Parola, la partecipazione viva alla vita della comunità, la carità operosa».
Il giorno del 75esimo anniversario della nascita della Diocesi è coinciso con i giorni del ritorno al Padre di Papa Francesco. Il Vescovo ha voluto ricordare un episodio che, riletto oggi, assume un significato particolare. Riguarda la sua prima visita ad limina al Santo Padre. In quell’occasione, monsignor La Placa invitò il Papa a visitare la nostra diocesi proprio in occasione della celebrazione dei suoi 75 anni. «Con sorprendente semplicità, mi rispose che per quella data – ossia per oggi – egli non sarebbe più stato tra noi, e che al suo posto ci sarebbe stato – mi disse – Giovanni XXIV. E in effetti oggi Papa Francesco non è più fisicamente con noi, ma il suo ricordo e il suo insegnamento rimangono un punto di riferimento prezioso per tutti noi».
