Lo amiamo già. È il Papa nostro
Il grido della folla, il fumo bianco, i rintocchi delle campane di San Pietro creano un tuffo al cuore e riempiono di gioiosa emozione quanti attendevamo, dall’alto del braccio di Carlo Magno, sopra il colonnato della piazza, l’annuncio che i cardinali avevano eletto il nuovo Papa. Il terrazzo si riempie immediatamente di giornalisti e di operatori delle tv, come si riempie, simile ad un formicaio, la piazza San Pietro. Si riempie di fremente curiosità anche la mente: elezione al quarto scrutinio? Sarà di sicuro uno dei “papabili”! Cerco di interpretare l’eletto dall’esito rapido del Conclave.
Quando il cardinale protodiacono, Dominique Mamberti si affaccia alla Loggia, tutti tratteniamo il respiro: «Habemus Papam»… di risposta il grido della folla. «Eminentissimum ac Reverendissimum Dominum, Dominum Robertum Franciscum Sanctae Romanae Ecclesiae Cardinalem Prevost»… il secondo grido della folla è meno fragoroso, tutti ad interrogarsi chi è. I giornalisti tirano fuori le fotocopie con i profili dei cardinali perché non possiamo accedere ad internet, è stato schermato. «Qui sibi nomen imposuit Leonem Decimum Quartum». Mi guardo in giro: la sorpresa è evidente. Mi viene subito in mente Leone XIII, il Papa dell’impegno dei cattolici nel sociale e in politica e poi Leone Magno che fermò Attila e gli Unni con l’arma della croce. Mi perdo in un pensiero romantico, ispirato dai versi della canzone “Perfetta Letizia”: con Francesco poteva accompagnarsi Leone, frate Leone, “pecorella del Signore”. Vedremo. L’effetto curiosità circola tra i giornalisti. Molti registrano servizi ed ascolto i loro commenti in lingue note e sconosciute. Anche se il nome che si è imposto ha colto tutti di sorpresa, i dubbi si concentrano su un unico leitmotiv: continuerà il solco di Francesco? Faccio il saputello ed esprimo un commento che so essere una speranza: non ci sono dubbi, è stato fatto vescovo e cardinale da papa Francesco; potrebbe mai essere diverso da lui? Collocarsi su una linea opposta alla sua? Vedrete, sarà l’innovatore del magistero di Francesco.
Si muove la tenda della finestra della Loggia delle Benedizioni: ecco Leone XIV il nuovo Pontefice che lo Spirito Santo ha regalato alla Chiesa. Pontefice, ponte, congiunzione tra il cielo e la terra… mentre inseguo questo pensiero mi giungono le sue parole: «L’umanità necessita di Lui (Gesù Cristo, ndr) come il ponte per essere raggiunta da Dio e dal suo amore». Nemmeno il tempo di compiacermi per la coincidenza del fugace pensiero che la ripete: «Aiutateci anche voi, a costruire ponti, con il dialogo, con l’incontro, unendoci tutti per essere un solo popolo sempre in pace». Una relazione in dieci parole, articoli e preposizioni comprese. Ora saluta la sua diocesi di provenienza; mi piace questo gesto, si è subito ricordato del gregge che fu affidato a lui. Davanti a me un fotografo, aggrappato in prima fila alla balaustra, ruba un primissimo piano del Papa con un potentissimo teleobiettivo; sbircio il visorino della fotocamera; mi fa effetto: ha una lacrima che rivela un tratto umano non indenne dall’emozione. Continuo ad immaginare i suoi pensieri davanti alla multietnica folla ed alle telecamere che lo stanno portando nelle case di tutto il mondo.
I pensieri sono pervasi di emozione. Avremo tempo per intendere meglio le sue linee pastorali, le sue riforme ed i tratti della sua personalità. Ma incamminandoci fuori San Pietro torniamo al suo incipit: «La Pace sia con voi». Quanta speranza risuona in queste quattro parole proclamate al mondo intero. La speranza che la tensione missionaria e salvifica della Chiesa influenzi in positivo, con la Parola e le opere, e ora con il Pontificato di Leone XIV, le vicende umane e sociali del mondo intero. Apro Facebook e gli affido un post: «Lo amiamo di già. È il Papa nostro».
