Vita Cristiana

Pubblicato il 4 Maggio 2026 | di Martina Lorefice

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Pace: fuoco che divampa e unisce

Nel fragore di Piazza Vittorio Emanuele II, in una Santa Croce Camerina solitamente tranquilla e racchiusa nel suo ruolo di luogo di diverse realtà che condividono il cielo, si alza svelto un canto a più voci, talmente forte da fare spaventare gli uccelli intorno e far alzare qualche testa degli anziani intenti a leggersi il giornale.
Lì, di fronte alla Chiesa Madre Santa Croce Camerina, fra ragazzi, catechisti, educatori, sacerdoti e accompagnatori vari, che si muovono a suon di musica e si dimenticano del resto, pare si stia svolgendo una festa.
Pare si, ma è proprio così.
Qui, nella piazza antistante la Chiesa Madre del paese, si sta svolgendo una delle tappe che compongono la Festa dei Cresimandi.
Una tappa di condivisione, musica e gioia, in cui novecento ragazzi hanno condiviso un momento di spensieratezza non soltanto con le persone che vedono ogni giorno, con cui condividono un banco, un pensiero, uno sguardo, ma anche con dei perfetti estranei.
Ragazzi provenienti da altri paesi, che si confrontano con altre realtà, che come loro, però, stanno per ricevere la Cresima, ovvero il Sacramento della Confermazione.
Nei tempi dei Social Network, della IA , della realtà artificiale, questi ragazzi si incontrano nel mondo reale, e nella riscoperta di un mondo verde si approcciano ad un tema quanto più importante e attuale: quello della Pace.

Pace: parola con varie definizioni, che diventano ancora di più se si passa dal vocabolario all’ Enciclopedia.

Pace: sostantivo singolare femminile, proveniente dal latino pax pacis, dalla stessa radice *pak-, *pag- che si ritrova in pangere «fissare, pattuire» e pactum «patto». Condizione di normalità di rapporti, di assenza di guerre e conflitti, sia all’interno di un popolo, di uno stato, di gruppi organizzati, etnici, sociali, religiosi, ecc., sia all’esterno, con altri popoli, altri stati, altri gruppi (fonte Dizionario Treccani).

Pace: Qualcosa che nella Piazza Vittorio Emanuele II , nel pomeriggio di Sabato 18 Aprile 2026 è stata chiamata a gran voce da tutti i presenti.

Qualcosa che, di questi tempi, purtroppo sembra non avere più davvero importanza.
Almeno non per i Regnanti, i Governanti, le Guide Supreme e i potenti che sono a capo dei vari paesi, troppo persi nei loro piani e nelle loro mosse, per rivolgersi almeno uno sguardo e comprendere davvero la bellezza del mondo in cui stanno vivendo.
Un mondo di uomini e donne, fratelli e sorelle, che soffrono in silenzio il morso letale delle brame di potere, cupidigia e vendetta di tutti coloro che divorano l’aria di chi gli sta accanto e del silenzio dell’ incomprensione fanno tesoro per muovere guerra, la cui fine a pochi importa.
Di questo, ahimè, ne abbiamo le prove ogni giorno.
Le immagini dei giornali in televisioni, le parole scambiate fra i politici di ogni parte, riempite di fango e chissà quale marciume, per essere poi gettate in faccia a colui che considerano il proprio nemico, e le inchieste che riempiono di troppi volti e tanti nomi quel muro di sotterfugi e inganni chiamato memoria universale.
Un manto di bugie e vergogna, pesanti quanto la gravità delle loro colpe, tessuto, ben intrecciato nel corso del tempo da chi, in ogni passaggio di potere, ha continuato a ripetere un mantra per far si che nessuno scoprisse davvero qual era il suo intento.
Una coperta che vorrebbe soffocare le voci delle vittime dei tanti conflitti che rendono la Terra piena di macchie.
La guerra distrugge sì, ma fa guadagnare tanto.
È un modo facile per sopraffare, conquistare e giustificare il proprio operato, con scuse di religione, di fame, di voler sopprimere il Dittatore prima che lui distrugga la libertà dell’ altro.
La guerra è patria di vili menzogne.
Come possono sconfiggerla, allora, un gruppo di ragazzi e qualche adulto, così lontani dalle stanze del potere?
La risposta è più semplice di quanto si creda.
Di questi tempi, qualcosa è  cambiato.
Il rumore si è fatto più forte, e ha trovato testimoni non più silenziosi nella gente di chi ha intrapreso un cammino importante, e ha deciso di lavorare senza sosta per una missione che, a piccoli passi, dia finalmente i suoi frutti, affinché ciascuno possa vivere senza guardarsi di continuo dietro le spalle, con la paura di non fare ritorno.
Sono anche loro potenti, persone importanti, con responsabilità grandi quasi il doppio della gravità delle cariche che ricoprono, e mutano destini, smuovono popoli e risvegliano persone dal loro torpore non con la potenza degli eserciti, o la marcia assordante delle bombe, o la rapidità dei fucili d’assalto.
No, nelle loro azioni vi sono parole buone, carezze e inviti silenziosi e mai prepotenti, che mirano pian piano a erodere le corazze di tutti i confini che dividono il mondo, unendo le mani e le braccia in un unico cerchio che porti calore nel resto del mondo.
In piedi da un pulpito, seduti su di una sedia, su una poltrona, tra di loro o in mezzo alla gente, si confrontano, avanzano idee, mostrano il dolore di tutti coloro che, anche in modo silenzioso o con una lingua straniera, diversa dal loro parlato, hanno chiesto aiuto.
Con le proprie forze, cercano di dare una mano con i mezzi che hanno a disposizione.
Fra queste persone vi è Robert Francis Prevost, conosciuto da tutti come Papa Leone XIV.
Insediatosi da quasi un anno sul soglio pontificio, egli ha fin da subito portato avanti i progetti di colui che lo ha preceduto, dichiarando, il 18 maggio 2025, che il Suo sarebbe stato un Pontificato di unione e di pace.
Ogni progetto, azione, intrapresi d’allora, hanno confermato la veridicità delle Sue parole.
Ogni suo passo attraverso ipocrisie e menzogne, ha svelato e continua a svelare una verità inequivocabile: Che in questo mondo di creature fragili e a volte distanti, se si riesce a privare del potere donato le brutture, le violenze e le iniquità che portano alla guerra, fino a non renderle degne di essere considerate, si può raggiungere qualcosa a cui aspirano tutti.
Se si riuscisse  a rischiare davvero, a comprenderci appieno gli uni con gli altri, nelle gioie e nei dolori, nelle vittorie e nelle sconfitte, si potrebbe avere la Pace.
Parole, preghiere, affidamento al Signore e speranza, nell’ uomo, nel mondo, nelle coscienze che si risvegliano: questi sembrano essere gli ingredienti di un fuoco che riesca a cancellare ogni incomprensione, ogni confine.
Un ulteriore preghiera per far sì che ogni conflitto finisca.
Un progetto quantomeno audace, sulla cui scia camminano assieme molte autorità e sacerdoti, provenienti da ogni luogo e confine, fra cui il Vescovo di Ragusa, mons. Giuseppe La Placa.
È lui la persona che ha voluto l’evento.
Don Marco Diara, sacerdote comisano, attuale Parroco della Parrocchia Sacro Cuore di Gesù in Ragusa, Direttore dell’Ufficio per la Catechesi, membro del Consiglio Pastorale Diocesano, coadiuvato dai diversi sacerdoti e alcuni laici, lo ha organizzato.
Un evento diocesano, volto a preparare i giovani a confermare la propria fede e ricevere i doni dello Spirito Santo, e che nel contempo riunisce e cancella le distanze, i chilometri fisici che dividono ogni paese dall’altro.
Un incontro fra i ragazzi delle Parrocchie e colui che ha deciso ancora una volta di abbandonare la scrivania e scendere in campo.
Una giornata di momenti di animazione, canti, testimonianze, a cui è stato dato il titolo di “Accendiamo la Pace”, che si dipinge non solo dei colori della spensieratezza e del camminare all’ aperto, ma di quelli del confronto, del dialogo e di una pace dall’ insolito disegno.
Non solo il bianco di una colomba che tiene nel becco il ramoscello d’ulivo, ma il rosso di un fuoco che si sente ardere vivo, dalle scritte dei cartelloni alle fiaccole di cartone, frutto del lavoro di molti gruppi presenti.
Il rosso che, assieme al giallo, possono incendiare, cancellare i confini,
E chi meglio di questi novecento “fiammiferi” può riuscire nell’ intento?!?
Come detto dal Vescovo La Placa nel suo video-messaggio di invito, i Cresimandi, che con semplicità, lealtà, capacità di instaurare rapporti sinceri, , che con il loro carico di speranza per guardare avanti, verso un futuro diverso, forse migliore, vivono il presente e affrontano con tenacia le sfide che si presentano sul loro cammino.
Raccolti in gruppi, divisi nei vari colori (azzurro, rosso, giallo, fucsia, verde), essi mantengono sempre l’appartenenza ai loro paesi (Chiaramonte, Ragusa, Comiso, Vittoria, Scoglitti, Santa Croce Camerina, Giarratana, Monterosso), ma la loro curiosità , la loro voglia di esplorare li porta oltre.
Giunti poco prima delle 15:30 al parco urbano “Fontana Paradiso”, tutti i gruppi si sono fra di loro aggregati.
Sparpagliati nel verde parco che hanno riempito, si sono dedicati alle diverse attività in programma, finché il Vescovo, assieme a Don Pippo Occhipinti, suo segretario, non li ha raggiunti.
Qualche breve saluto ai membri della Giunta Comunale lì presenti, quali il sindaco di Santa Croce Camerina, il Dott. Giuseppe DiMartino e l’Assessore Dott.ssa Roberta Iacono, e ai sacerdoti presenti, Don Antonino Puglisi, attuale parroco della Parrocchia San Giovanni Battista a Santa Croce Camerina, Don Luca Roccaro, vicario della stessa Parrocchia, fra cui Don Giuseppe Cascone, Collaboratore della parrocchia Santa Maria Goretti di Vittoria, Don Marco Diara, Don Mario Modica, Vicario Parrocchiale delle Parrocchie San Giovanni Battista e San Giuseppe in Vittoria, Don Riccardo Bocchieri, Parroco delle parrocchie S. Maria di Portosalvo e S. Francesco Saverio in Marina di Ragusa, vice direttore dell’Ufficio Liturgico Diocesano, incaricato diocesano per l’Opera di Sensibilizzazione per il Sostegno economico della vita e dell’azione pastorale della Chiesa, membro del Consiglio Presbiterale, Docente del Percorso di formazione alla vita cristiana, Don Maurizio Di Maria, Parroco della parrocchia Maria Regina in Ragusa, Vicario giudiziale del Tribunale Ecclesiastico Diocesano, canonico del Capitolo Cattedrale, membro del Consiglio Presbiterale, per poi dirigersi verso i ragazzi.
Sullo sfondo un tema univoco: la Pace.

Un insieme di parole e di passi, in cui l’ abbandono delle violenza, l’ importanza del dialogo, del giusto uso delle parole, della comprensione, sono stati i chiodi piantati sulla bara in cui il bisogno delle armi muore e viene sepolto.
Una riflessione durata, e momentaneamente messa in pausa, fino alle 16:30, quando, attraverso una piccola Marcia per la Pace lungo Via Fleming, Via dei Martiri Fratelli Romeo, ci si è diretti verso la piazza antistante la Chiesa Madre San Giovanni Battista.
È lì che ha preso potere il vero discorso.
Lì che il Vescovo ha acceso il braciere, e fra testimonianze, pensieri e tanti discorsi, la visione del Vescovo si è concretizzata.
Prendendo spunto da un brano tratto dal Vangelo secondo Giovanni (Giovanni 20 19-23), lui ha paragonato la situazione attuale che stiamo vivendo a quella dei Discepoli.
Soli, spauriti, orfani del loro Maestro, insicuri del proprio presente.
La presenza improvvisa di Gesù, però, seppur sotto mentite spoglie ,è bastata a rincuorare i loro animi.
Non appena lo hanno riconosciuto, infatti, la speranza è tornata sui loro volti.
Con un soffio appena, ” e lui disse loro: “Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati”.
Un gesto simile a quello che accadrà loro quando riceveranno la Cresima, attraverso l’imposizione della mani del Vescovo.
Una lingua di fiamma, che incrementerà il fuoco che loro già si portano dentro.
Novecento accendini viventi, che già in Piazza, tra danze, canti e sorrisi scambiati, hanno diffuso il loro fuoco, illuminando la giornata di chi era presente.

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Autore

Studi classici e in parte giuridici, passione per la letteratura e la poesia e formazione cristiana. Ha collaborato col giornale del Liceo Umberto I di Ragusa con la stesura di alcune sue poesie, continua il suo percorso collaborando col giornale Insieme



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