Politica

Pubblicato il 6 Ottobre 2025 | di Enrico Giordano

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L’appello alla pace di Papa Leone XIV

La pace è sempre stato un tema centrale nella storia umana o, meglio, la sua assenza e ci si vantava fino a pochi anni fa dei decenni di pace goduti dal nostro continente percorso prima da continui venti bellicosi fino al secondo conflitto mondiale. Dall’8 maggio 2025 Leone XIV, si è subito imposta come un attore centrale sul palcoscenico globale. Dalla sua elezione, la sua voce, soprattutto sul tema della pace, ha risuonato con forza e chiarezza, delineando una traiettoria che unisce la tradizione della Chiesa con le urgenze del mondo moderno.

Le prime parole di Papa Leone XIV sono state un forte appello alla pace. Richiamando il saluto del Cristo Risorto, ha descritto la pace “disarmata” e “disarmante, umile e perseverante”. Un messaggio che, in un’epoca di riarmo e nazionalismi, assume un significato profetico ed è subito entrato nel frasario dei media alla stregua della profezia di un “conflitto mondiale a pezzi” del compianto papa Francesco. Nel suo primo Angelus, ha chiesto ai potenti della Terra di dire “mai più guerra”. Ha inoltre invocato un soccorso umanitario immediato per le popolazioni civili stremate dai conflitti (in primis Ucraina e Terra Santa, ma senza dimenticare le altre più di 50 guerre “dimenticate” nel mondo) dimostrando che la sua visione della pace è concreta e si traduce in azioni di solidarietà.

Il Pontefice ha continuato a tessere questo filo conduttore praticamente in tutti i suoi discorsi e incontri pubblici. Per il Papa, la pace non è un’utopia, ma un cammino quotidiano, fatto di pazienza, coraggio e ascolto. In questo senso, ha invitato i fedeli a diventare “artigiani” della pace nei loro contesti di vita, trasformando la paura dell’altro in un’opportunità di incontro e dialogo. Ha esortato la Chiesa a diventare una “casa della pace” (discorso alla C.E.I., 17/6/2025), promuovendo percorsi di educazione alla nonviolenza e progetti di accoglienza.  Ha invitato i fedeli per il 22 agosto scorso a vivere una giornata “in digiuno e in preghiera, supplicando il Signore che ci conceda pace e giustizia e che asciughi le lacrime di coloro che soffrono a causa dei conflitti armati in corso”.

Nello sfondo del lavoro discreto della diplomazia vaticana ha anche incontrato personalmente, tra i leader coinvolti, Vance (USA), Zelenskyy (UKR) ed Herzog (ISR) auspicando (leggi chiedendo, diplomaticamente) a tutti una tregua accompagnata per l’Ucraina da scambio di prigionieri e restituzione dei bambini deportati in Russia e, per la Terra Santa, dalla liberazione degli ostaggi ed il pieno rispetto del diritto umanitario nella prospettiva della “soluzione dei due Stati”.

Gli appelli alla pace di papa Leone XIV non sono solo un’eco del magistero dei suoi predecessori, ma un’espressione della sua personalità e della sua visione pastorale. Egli ha raccolto il testimone di Papa Francesco, invitando a costruire ponti e non muri, a usare il dialogo per risolvere i conflitti e a non arrendersi mai alla violenza. Le sue parole, potenti e persuasive, rappresentano un faro di speranza in un mondo che sembra smarrire la via, anche della semplice ragionevolezza.

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Autore

Nato a Ragusa nel 1959. Bancario dal 1979 al 2022. Aderisce all’associazionismo ecclesiale ed è dedito al volontariato rivolto verso l’aiuto alimentare agli indigenti e per il rispetto del diritto alla vita. Già direttore di Insieme e presidente del Movimento per la Vita di Ragusa.



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