Alle origini dell’Indulgenza
L’articolata quanto sintetica esposizione sulle radici bibliche e patristiche del Giubileo cristiano fin qui proposta, ha documentato un sistema di idee che, a partire da interpretazioni mistiche dei numeri 40 e 50, convergono verso la dottrina della totale remissione dei peccati e delle pene ad essi collegati. Se agli inizi del V secolo, nella complessa riflessione teologica di Agostino d’Ippona (354-430) la remissione dei peccati va di pari passo con il suffragio per i defunti, gli autori latini successivi espliciteranno meglio che tale remissione sarà totale nel Giubileo pieno e definitivo, cioè nella vita eterna, quando questo mondo finirà. Negli scritti del papa S. Gregorio Magno (540-604), soprattutto nelle Omelie sul profeta Ezechiele, questa interpretazione affiora più volte: «Tutta la nostra perfezione – dice Gregorio – consisterà nella contemplazione eterna di Dio, e in Lui non ci mancherà più alcunché di salvezza e di gioia. Perciò, per il riposo fu pure istituito il Giubileo, cioè l’anno cinquantesimo, perché chiunque sarà pervenuto alle gioie eterne di Dio onnipotente, non dovrà più faticare né gemere» (Homiliae in Hiezechihelem profetam 2,5,15). Quasi contemporaneo di papa Gregorio, Isidoro di Siviglia (560-636) raccoglie e trasmette al Medioevo questi principali dati della tradizione patristica riguardo all’idea di Giubileo; inoltre, precisa: «Giubileo significa il riposo dell’eterna beatitudine, che avrà inizio quando il suono della tromba celeste segnerà la resurrezione e ogni morto, a partire da Adamo e dagli antichi patriarchi, ritornerà in possesso della propria carne» (Quaestiones in Vetus Testamentum, in Leviticum 17,12-13). In altri scritti di Isidoro, lo yôbel, il corno di ariete il cui suono annunciava solennemente l’inizio dell’anno giubilare ebraico, viene a coincidere con la tromba dell’ultimo giorno della storia (cf. Ap 8-9). La spiritualizzazione e la proiezione futura del Giubileo cristiano è così completata. Tuttavia, dal VII secolo l’identificazione dell’anno di grazia, annunciato da Isaia (cf. Is 61,1-3) e proclamato da Gesù (cf. Lc 4,18-19), si va gradualmente trasformando in qualcosa di più storico e corrente; la predicazione di Beda il Venerabile (672-735) e i commenti biblici del vescovo Rabano Mauro (780-856) sul Giubileo segnalano ciò in modo evidente. Per costoro, l’anno di grazia coincide con l’intero tempo che separa l’umanità dalla fine del mondo (cf. Beda, De tabernaculo et vestibus sacerdotum 3,6). Su questa certezza si fonda l’appello alla conversione e la spiritualità dell’Indulgenza. Lo attesta inequivocabilmente la predicazione dell’alto Medioevo, specialmente S. Bernardo di Chiaravalle (1090-1153), che nel 1147 promette la piena remissione delle colpe e delle pene a chi intraprende la seconda Crociata per la liberazione della Terra Santa: «Questo tempo non è per nulla simile a tutti gli altri trascorsi fino ad oggi, poiché viene dal cielo una rinnovata abbondanza della misericordia divina. Beati coloro che trova in vita l’anno di grazia del Signore, l’anno della remissione totale, l’anno del Giubileo! Brandite il segno della Croce di Cristo e di tutti i peccati che avrete confessato con il cuore contrito, vi donerà l’Indulgenza plenaria il Sommo Pontefice, il vicario di colui a cui è stato detto: Tutto ciò che scioglierai sopra la terra, sarà sciolto nei cieli» (Epistula 458 al re Ladislao di Boemia). Questa interpretazione più storicizzata dell’anno di grazia offre le premesse per la celebrazione del Giubileo nel tempo della Chiesa a cadenza periodica: facendo leva sul dogma della Comunione dei Santi e sul potere delle chiavi esercitato dal Papa, esso salda insieme istanza di conversione, bisogno di purificazione per la salvezza dell’anima, attesa della fine del mondo e del riposo eterno, ma anche perdono sacramentale dei peccati e delle pene ad essi correlati. In definitiva, le radici della spiritualità giubilare sono da rintracciarsi nei grandi temi emersi dalle fonti patristiche che in questi brevi articoli ho cercato di presentare: il concetto di remissione delle colpe, il valore escatologico del riposo eterno al termine delle sette settimane di questo mondo, l’intercessione di Cristo e dei Santi, l’intercessione della Chiesa nella celebrazione del sacrificio eucaristico per scontare la pena dei peccati. Tutto ciò sta alla base della dottrina dell’Indulgenza per la remissione delle pene connesse ai peccati.
Giuseppe Di Corrado
