Vita Cristiana

Pubblicato il 29 Maggio 2025 | di Emanuele Occhipinti

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Papa Francesco ci ha “convinti” a riporre al centro delle nostre esistenze il mistero dell’Incarnazione

Ho visto Papa Francesco a gennaio per il Giubileo della Comunicazione; l’ho visto sofferente mentre i medici lo seguivano con un borsone di medicinali. Ma ho anche visto che non ha evitato, alla fine dell’udienza, di stringere le mani ai giornalisti che affollavano l’Aula Paolo VI, gesto di grande attenzione al mondo dei media. E gli operatori della comunicazione sono unanimi nel sostenere che Papa Francesco è stato un grande comunicatore. Non possiamo che condividere il giudizio cercandone le ragioni: Francesco è stato un grande comunicatore della fede in Gesù e della misericordia di Dio, una voce libera e profetica che paternamente e instancabile ha fatto da bussola in questi anni.

Le sue parole sono entrate nel cuore, non solo in quello dei cattolici e dei credenti: forse è stata la valenza della sintesi o la sua gestualità, o forse è stata determinante la sua semplicità nel comunicare. Non si discute la grandezza degli altri Pontefici e non si fa gara tra le loro virtù. I modi comunicativi di Papa Francesco lo hanno reso particolarmente “ascoltabile”, diretto, sincero, umano, in uno stile prettamente evangelico.

Francesco mi immagino abbia fatto molta attenzione alle parole da pronunciare, costantemente tese a unire e non a dividere, a perdonare e non ad accusare, ad accogliere con misericordia e non ad allontanare. Questa attenzione è divenuta capacità per la Chiesa di parlare con tutti: è stato un pastore che non ha voluto perdere nessuno e che nessuno si senta lontano o trascurato. Una Chiesa rinnovata, vicina alle donne e agli uomini di questo tempo travagliato. Tra i tanti possibili scelgo due esempi su tutti: l’opzione per gli ultimi e per i poveri, l’ecologia integrale, grande profezia per l’umanità. Il messaggio affidato alle pagine dell’enciclica “Fratelli tutti” è stata la lucida convinzione che le ferite e lacerazioni di questa umanità possono essere curate solo a partire dalla consapevolezza che la nostra condizione di esseri umani ci rende uguali e ci rende responsabili per gli altri. “Su questa barca ci siamo tutti (…) tanti ma tanti che hanno compreso che nessuno si salva da solo”; da quella notte in preghiera solitaria sul sagrato della basilica di San Pietro – evento fortemente comunicativo –  è entrato nelle nostre menti un vero e proprio testamento che propone una lettura della storia ancora intrisa di ostinata speranza, di fratellanza e di futuro.

E se sotto il suo magistero la comunicazione ha ritrovato il suo cuore evangelico, non trascuriamo anche le profonde riforme in tema che hanno interessato il Pontificato: l’istituzione del Dicastero della Comunicazione, la razionalizzazione dei media del Vaticano e l’uso dei social, i cui brevi messaggi quotidianamente ci hanno raggiunto e con noi i milioni di followers. E’ stato capace di sfruttare con intelligenza e umanità la potenza dei nuovi media per portare il suo messaggio “sin dentro le case dei fedeli”, lasciando frammenti di Vangelo nell’ampio universo digitale.

Il Papa che sa parlare alle periferie, geografiche ed esistenziali, dove spesso c’è profondo disprezzo per i religiosi, e dove lui ha invece acceso simpatie per il suo linguaggio semplice e immediato. Linguaggio comprensibile che parte da fatti della vita quotidiana, che tuttavia non trascura e non scarseggia di contenuti teologici. Ha impiegato con naturalezza un differente registro che ha aperto strade nuove verso la realtà del quotidiano dove gli uomini vivono, pensano, ascoltano. Una teologia incarnata che non ha preso le mosse dalla dottrina o dalle verità della fede ma dai modi concreti con i quali la fede in Gesù si rende manifesta e si annuncia: l’amore, la carità, la fratellanza, il dolore, la sofferenza, la pace, il creato. Il “nuovo umanesimo cristiano” presentato con semplicità a partire dai “sentimenti di Cristo Gesù”. Papa Francesco ci ha “convinti” a riporre al centro delle nostre esistenze il mistero dell’Incarnazione mettendoci in crisi rispetto ad una fede di parole pur belle, colte o raffinate che, se non saranno gesti umili, generosi, lieti, non saranno parole di fede.

Restiamo, pertanto, con un’eredità viva da far fruttificare, una lezione che chiama i cattolici a saper essere narratori di Vangelo, anche nel caos della comunicazione. Continuiamo il suo cammino.

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Autore

Laureato in Scienze Economiche e Bancarie presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha lavorato dal 1990 presso Banca Agricola Popolare di Sicilia, prima nei servizi di agevolazione e credito alle imprese e successivamente in staff alla Direzione Marketing. E’ impegnato nell’associazionismo e nel volontariato nazionale ed internazionale, settori per i quali svolge anche il ruolo di formatore. Già presidente diocesano di Azione Cattolica, è, in atto, Direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali della diocesi di Ragusa e membro del Consiglio Nazionale della FISC (Federazione Italiana Settimanali Diocesani).



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