Papa Francesco: la confortante gioia di evangelizzare
Durante le Congregazioni Generali che hanno preceduto il conclave del marzo 2013, il cardinale Jorge Mario Bergoglio pronunciò un intervento tanto breve quanto incisivo, intitolato Evangelizzare le periferie, che avrebbe segnato in profondità l’identità del futuro pontificato. In quel discorso, Bergoglio individuava nell’evangelizzazione non solo la missione centrale della Chiesa, ma la sua stessa natura. Richiamando l’espressione di Paolo VI – “la dolce e confortante gioia di evangelizzare” – egli affermava che è lo stesso Cristo a spingere la Chiesa verso l’annuncio.
Nel testo si articolano quattro punti chiave:
- Lo zelo apostolico come motore dell’evangelizzazione. La Chiesa, per sua natura, deve uscire da sé stessa con parresìa (coraggio), per andare non solo verso le periferie geografiche, ma soprattutto verso quelle esistenziali: luoghi del peccato, del dolore, dell’ingiustizia, dell’assenza di fede e di ogni forma di miseria umana.
- Il pericolo dell’autoreferenzialità. Una Chiesa che non evangelizza si ammala, come la donna del Vangelo “curva su se stessa”. Questa chiusura genera narcisismo teologico, mondanità spirituale e l’illusione di autosufficienza: si dimentica che la luce della Chiesa è riflessa, come quella della luna, e non propria.
- Due immagini di Chiesa. Bergoglio contrappone la Chiesa evangelizzatrice – che ascolta e proclama la Parola di Dio – alla Chiesa mondana, ripiegata su sé stessa. Quest’ultima vive per l’approvazione interna e non per la missione, diventando sterile.
- Il profilo del futuro Papa. Con lucidità profetica, Bergoglio delineava il bisogno di un Papa che, attraverso la contemplazione e l’adorazione di Cristo, aiutasse la Chiesa a uscire verso le periferie esistenziali, diventando madre feconda e viva della gioia evangelica.
Queste parole, che scossero positivamente molti cardinali elettori, si sono incarnate pienamente nel pontificato di Papa Francesco. La Evangelii Gaudium, pubblicata nel novembre dello stesso anno, rappresenta infatti il manifesto di una Chiesa missionaria, in uscita, vicina alla gente e spinta dallo Spirito.
Evangelii Gaudium: una Chiesa in uscita
In Evangelii Gaudium, Francesco sviluppa quelle intuizioni in una visione pastorale organica e profonda. La gioia del Vangelo, scrive, nasce dall’incontro con Cristo e si trasforma in slancio missionario. Evangelizzare non è una scelta accessoria, ma un obbligo d’amore, un’urgenza spirituale. È l’identità stessa della Chiesa.
La riforma della Curia: al servizio della missione
Questa visione ha informato anche la profonda riforma della Curia romana. In Evangelii Gaudium, Papa Francesco aveva espresso chiaramente il suo desiderio che la prima riforma dovesse partire proprio dalla Curia vaticana, per poter poi ispirare e rinnovare le curie diocesane in tutto il mondo. Tale riforma non era solo una questione strutturale, ma un cambiamento di mentalità: uscire dall’autoreferenzialità e mettere ogni organismo ecclesiale al servizio della missione evangelizzatrice.
Con la Costituzione Apostolica Praedicate Evangelium (promulgata nel 2022), il Papa ha concretizzato questa visione riorganizzando i dicasteri e ponendo l’evangelizzazione al centro, prima ancora della dottrina. Ma soprattutto ha promosso scelte coraggiose, aprendo ruoli chiave anche a laici e donne, riconoscendo non solo la loro competenza, ma anche la necessità di una partecipazione più ampia alla vita e al governo della Chiesa.
La Curia, in questa prospettiva, non è più un centro di potere, ma uno strumento di comunione e di slancio missionario. Il suo compito è aiutare le Chiese locali a discernere, ad accompagnare i processi pastorali, ad essere più vicine al popolo di Dio. Il modello romano diventa così un punto di partenza per rinnovare anche le strutture locali, stimolando ogni diocesi a compiere il proprio percorso di conversione missionaria.
Un cammino da raccogliere e continuare
A più di dodici anni dall’elezione, Papa Francesco continua a richiamare la Chiesa alla sua vocazione più autentica: uscire, annunciare, servire con gioia. Le sue scelte — spesso coraggiose e talvolta controcorrente — hanno avviato un processo profondo di riforma e di evangelizzazione, più orientato ad aprire strade che a imporre strutture.
Per Francesco, riformare non significa semplicemente riorganizzare, ma mettere Cristo al centro, restituendo alla Chiesa la sua natura missionaria e sinodale. La riforma della Curia, in questo senso, non è stata un fine, ma uno strumento: per aiutare la Chiesa universale a iniziare processi, non a occupare spazi. Una logica del seme, non del controllo.
Al prossimo Papa toccherà di certo raccogliere quest’eredità: una Chiesa in cammino, che ha imparato ad ascoltare, a lasciarsi ferire dal Vangelo, e a rimanere fedele alla gioia semplice e rivoluzionaria di evangelizzare.
Salvatore Burrometo
