Fede, amore, pace e servizio e quei giganti della Chiesa
Nomi vari (che dicono tutto), carismi diversi, spiritualità forti che rappresentano modi comple mentali di vivere il Vangelo e che si configurano come dono prezioso per la Chiesa.
«Voi, padovani, avete un grande Santo ma non è solamente vostro. […] Sant’Antonio è il santo di tutto il mondo». Con queste parole, Papa Leone XIII nel 1980 si rivolse a un gruppo di fedeli padovani accompagnati in udienza privata dal sacerdote locale don Antonio Locatelli, fondatore pochi anni più tardi dell’Associazione Universale di Sant’Antonio.
Il santo francescano fu predicatore e luminoso teologo (per questo proclamato Dottore della Chiesa), uomo e frate dedito alla carità.
Scriveva papa Benedetto XVI: «Antonio, alla scuola di Francesco, mette sempre Cristo al centro della vita e del pensiero, dell’azione e della predicazione. È questo un altro tratto tipico della teologia francescana: il cristocentrismo» che invita a contemplare «i misteri dell’umanità del Signore».
Il santo di Lisbona – così chiamato per via del luogo che diede ad Antonio i natali – ebbe la vocazione e la prima appartenenza religiosa nell’odierna capitale del Portogallo e a Coimbra (città un tempo capitale della patria del genere musicale popolare fado). Il Dna agostiniano accomuna sant’Antonio al neoeletto pontefice. Entrambi – chi indirettamente, chi per scelta – hanno seguito le orme di sant’Agostino. Antonio infatti a Coimbra fu Canonico regolare della Santa Croce, ordine religioso che adottò la regola agostiniana. La storia, come sappiamo, ha poi scritto un percorso religioso differente per il santo taumaturgo.
Antonio e Leone XIV, entrambi missionari: il primo (definito “martello degli eretici”), impegnato in varie missioni per via dell’incessante predicazione, il secondo in Perù per oltre vent’anni.
Francesco, il pontefice predecessore di Leone XIV, unito al santo di Assisi nella scelta del nome, ambedue accomunati da umiltà e meraviglia per il Creato, è legato al santo padovano dall’amore per gli ultimi. La spiritualità ignaziana che contraddistingue il compianto pontefice, ovvero quella propria dei gesuiti (quindi pienamente dedicata a divulgazione del Vangelo, servizio ai bisognosi e insegnamento), può essere associata a sant’Antonio per l’aspetto della predicazione evangelica.
Volendo tracciare altri parallelismi, il nome Leone assunto da papa Prevost coincide con quello del frate fedelissimo compagno del Poverello, sepolto vicino alla tomba di san Francesco nella cripta della Basilica di Assisi.
Prevost, primo papa americano, ha scelto il proprio nome dopo l’elezione sul soglio di Pietro rifacendosi soprattutto al su citato papa Leone XIII, attento alla questione sociale nell’ambito della seconda rivoluzione industriale. Ulteriore esempio di attenzione al bene comune.
Santa Rita, monaca innestata nella spiritualità agostiniana, fu donna di carattere mite (esattamente opposto a quello scontroso, impulsivo e violento del marito), forte al punto da pregare per la morte dei suoi due figli affinché restassero in grazia di Dio, evitando commettessero peccato mortale vendicando l’assassinio del padre.
Quest’anno si è vissuta a Cascia e nei numerosi luoghi del mondo particolarmente devoti alla Santa la prima festa sotto la guida pontificale del primo papa agostiniano. Esplosione di gioia, amplificata dai saluti del pontefice, giunti nella città cuore dei festeggiamenti per voce del priore generale dell’Ordine di Sant’Agostino.
Durante la vita monacale (desiderata fin dalla giovinezza ma abbracciata dopo la morte della sua famiglia), Rita usciva dal monastero per mettersi al servizio di poveri e ammalati di Cascia. Aspetto comune con lo spirito di servizio dei pontefici precedentemente menzionati e del santo padovano.
Lei, una donna messa idealmente a confronto con gli uomini nominati prima, realmente con quelli del suo tempo. Come il papa dell’enciclica Rerum novarum – colui che, tra l’altro, ha canonizzato la Santa nel 1900 –, affronta pure lei una “questione sociale”, seppur in termini differenti. Lei è stata esempio vivo di pace e di perdono in un’epoca segnata da conflitti e violenza. Una sorta di servizio agli altri, inteso in senso sociologico nel voler migliorare i rapporti della società di allora nell’ottica dei sani valori di vita e di fede.
Antonio, pellegrino sulle strade del mondo.
Rita, la santa dell’impossibile.
I santi Antonio e Francesco (che si incontrarono nel 1221) da un lato, Rita dall’altro: tutti santi popolari, separati da due secoli. Lontani nel tempo, lontanissimi dai papi contemporanei.
I pontefici Francesco e Leone – trombe di pace – con il secondo richiamato a Roma dal primo per essere a capo del Dicastero per i vescovi, incrociatisi varie volte e incontratisi da allora ogni sabato mattina per discutere di questioni episcopali.
Tanti i punti di contatto tra le figure protagoniste del presente articolo (tra cui la vita condivisa in fraternità), unico il filo che li lega: quello della fede, dell’amore, dello spirito di servizio e della pace.
Lo stesso che dovrebbe condurre le vite di ogni fedele per il proprio bene e per quello della società!
Aurora Muriana
