L’aderenza terapeutica per ricordarsi di stare bene
Assessore Giovanni Iacono, Ragusa è protagonista di una campagna di sensibilizzazione nazionale all’aderenza terapeutica. Di cosa si tratta nel concreto?
In sintesi, l’aderenza terapeutica è la capacità del paziente di rispettare le indicazioni del medico riguardo a dosi, tempi e frequenza di assunzione dei farmaci. Include anche l’adozione di stili di vita adeguati e l’interazione attiva con il personale sanitario. Nel nostro Paese si registra una percentuale di mancata aderenza terapeutica di quasi il 50 %; tra gli over 65 è un problema estremamente significativo soprattutto per pazienti con patologie croniche come malattie cardiovascolari e diabete.
Quali sono le cause e gli effetti e in cosa consiste l’impegno dei singoli e della comunità nell’accezione più ampia?
Nel mondo l’80% delle morti sono causate da malattie croniche, in Italia i dati ISTAT riportano che il 73,5 % degli over 65 ha almeno una malattia cronica, il 47 % almeno due malattie croniche e solo il 36,7 % con malattie croniche è in buona salute. Più patologie significano più farmaci, più controlli e maggiori difficoltà nel seguire correttamente il piano terapeutico. Le cronicità tendono ad aumentare progressivamente con l’età, nel 2025 abbiamo registrato in Italia il record di indice di vecchiaia di 207,7. Nei fatti, si allunga la vita ma solo poco più di 1 su 3, con malattie croniche, è in buona salute. La mancata aderenza terapeutica comporta un peggioramento delle condizioni di salute e un aggravamento delle cronicità, le cause della quale sono svariate: la solitudine, la complessità del trattamento, il timore di reazioni avverse, le diseguaglianze sociali e culturali ma anche il decadimento cognitivo o la depressione.
Quali sono le condizioni in merito all’invecchiamento della popolazione?
Ragusa nel 2023 aveva un indice di vecchiaia di 183,8, nel 2025 di 193,2, in soli 2 anni è aumentato del 5%. Sono in aumento le famiglie unifamiliari e spesso è un potenziale campanello di allarme legato alla fragilità di questi soggetti che, non di rado, hanno necessità di sostegno e di cure. La tendenza della solitudine a Ragusa è in linea con il trend di crescita nazionale dove, nel 2042, si stima che saranno quasi 9,8 milioni le persone sole. Queste condizioni sono un terreno di “coltura fertile” per la mancata aderenza terapeutica.
Come può la rete delle comunità ecclesiali contribuire ai risultati che si propone la campagna di sensibilizzazione?
Stiamo costruendo una rete tra il Comune, Asp, sindacati, associazioni varie, club service, enti di terzo settore, la Pastorale diocesana della Salute; una rete, ovviamente, inclusiva e quindi aperta a tutti coloro che possono e vogliono dare un loro contributo. Dal mio punto di vista, la rete istituzionale, sociale, culturale che stiamo creando non può prescindere dalla rete delle comunità ecclesiali. Vi sono altre iniziative in Italia perché questa campagna l’abbiamo presentata nei mesi scorsi a Roma nella sede Anci con Happy Ageing e con Tonia Cartolano caporedattrice SKY ed ogni realtà del Paese sensibile sta organizzando iniziative ma Ragusa saremmo i primi a coinvolgere la rete delle comunità ecclesiali; ritengo sia la scelta più appropriata per il servizio fondamentale e capillare che svolgono. A problemi comuni bisogna dare risposte collettive e le parrocchie sono mondi vitali della nostra Comunità. Prendersi cura della propria salute è un diritto ma è anche un dovere di tutti come anche preservare il nostro sistema sanitario nazionale, universale e gratuito per tutti. Aiutare a seguire con costanza le terapie prescritte dal medico aiuta le persone a “ricordarsi di stare bene”, ad evitare di aggravarsi o di finire in ospedale. Acquisire consapevolezza significa acquisire responsabilità, che significa partecipazione e quindi azione e prevenzione. Seguire le terapie è un gesto d’amore verso sé stessi, verso gli altri, verso il futuro.
