Società

Pubblicato il 6 Aprile 2026 | di Saro Distefano

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Un ragazzo e una corona di fiori

La foto che propongo l’ho scattata io stesso (e si spiega la scarsa qualità) durante una recente visita al cimitero monumentale di Ragusa Superiore. Ho portato una quarantina di alunni dell’Istituto di Istruzione Superiore “G.B. Vico – Umberto Primo – R. Gagliardi” di Ragusa. Come spesso mi succede, dopo pochi minuti dedicati alla normale goliardia di quindicenni fuori dall’aula un sabato mattina, gli studenti hanno invece prestato attenzione. Molta attenzione, non tanto alla storia che ho raccontato loro riguardo alla progettazione e costruzione (datata 1838-1840) del più antico dei tre cimiteri cittadini, quanto alla storia di alcune tombe significative per storia, architettura, aneddoti.

Nel giro che propongo ritengo d’obbligo la fermata al Sacrario Militare. Un giusto tributo alla memoria dei ragazzi ragusani morti durante la Seconda guerra mondiale.

Mentre spiegavo cosa rappresenta, le difficoltà a realizzare quella tomba collettiva, il significato di alcune lapidi, un ragazzo, silenziosamente, prende una piccola corona di alloro che, già secca (ritengo sia quella sistemata a novembre in occasione delle celebrazioni in memoria dei caduti) il vento aveva allontanato dal Sacrario, e la riporta, sistemandola, al suo posto. A quel punto allo studente si affianca un suo docente, il professor Salvatore Mandarà, che lo aiuta a risollevare e ricollocare la ben più ampia e pensante corona. Viene sistemata anch’essa al posto suo, dalla quale il vento l’aveva sbattuta lontana.

Si dirà: nulla di particolare. E io non sono d’accordo. È invece una gran bella notizia. Un giovanissimo, alunno di una scuola superiore ragusana (nel caso in specie è uno studente del “Rosario Gagliardi”, della sezione Costruzione, Ambiente e Territorio), sente il dovere di sistemare, rendere dignitoso un luogo non qualsiasi. Con lui (e la cosa era più facilmente prevedibile) un docente evidentemente fornito di sensibilità che, conoscendolo, gli attribuiamo da decenni.

È quel ragazzo che si sporca le mani per dare dignitoso decoro alla tomba che mi colpisce. Quel giovane ragusano che ha perfettamente compreso il significato e lo scopo di un Sacrario Militare: ricordare quelli che, poco più grandi di lui oggi, hanno sacrificato la loro vita ottanta anni fa per la follia di un dittatore e la follia in genere della guerra.

Infine, la più importante nota che non posso omettere. I ragazzi di oggi, quelli che vivono in questa area della Sicilia, sono migliori, molto migliori di quanto pensino gli adulti. Certamente ci sono grandi percentuali di loro totalmente disinteressati a tutto ciò che non sia il cellulare e le scarpe da ginnastica bianche (ma quelle ormai sono state sdoganate, e le indossano anche gli adulti, compresi i sindaci in cerimonie ufficiali). In tanti, tantissimi tra gli adolescenti e i giovani adulti sono oggi impegnati, con precise idee riguardo la vita, ed anche la morte.

 


Autore

Nato a Ragusa nel 1964 è giornalista pubblicista dal 1990. Collabora con diverse testate giornalistiche, della carta stampata quotidiana e periodica, online e televisive, occupandosi principalmente di cultura e costume. Laureato in Scienze Politiche indirizzo storico, tiene numerose conferenze intorno al territorio ibleo.



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