Monterosso Almo è il borgo dove il tempo ritrova la sua misura
C’è un posto nella nostra Provincia e Diocesi dove il vivere bene non è uno slogan, ma una realtà. Abitare qui significa riappropriarsi dei secondi e dei minuti. I ritmi sono scanditi dai passi sulla pietra, dal saluto immancabile dei vicini, dal silenzio della controra estiva e dal ritorno lento della nebbia invernale che avvolge il borgo come una coperta antica. C’è tempo per guardarsi negli occhi, per ascoltare, per esistere senza l’ansia della performance.
Un paesino di meno di tremila anime, con tanta storia: Monterosso Almo.
Fondato nel XIV secolo dalla potente famiglia Rosso, a cui deve il nome, nel corso dei secoli fu una delle Università della Contea di Modica, mentre nel 1862 fu aggiunto il nome di Almo per distinguerlo dagli altri paesi che nel nuovo Regno d’Italia avevano lo stesso nome.
Da qualche anno è entrato a far parte del circuito dei Borghi più belli d’Italia.
Abbarbicato a quasi 700 metri di altezza alle pendici di monte Lauro, nel nord degli Iblei, ammalia subito i visitatori con le sue viuzze che, disegnando sinuosi dedali, si inerpicano per i declivi della montagna.
Angoli in cui la vita scorre lenta, che si aprono a panorami mozzafiato proiettati all’orizzonte, dove i tramonti, specie in primavera ed in estate, dipingono quadri di rara bellezza come solo madre natura sa fare.
Nel borgo di poche migliaia di anime, l’isolamento svanisce. Esiste una rete invisibile ma solidissima di protezione sociale: si sa chi sei, si conosce la tua storia, non si è numeri ma persone. C’è una sacralità antica nell’accoglienza e nel vicinato che trasforma lo spazio pubblico.
Camminare per i vicoli del centro storico è un esercizio di connessione con il passato. Ogni pietra racconta la storia, l’orgoglio e la fatica contadina.
I rintocchi delle campane delle chiese scandiscono i ritmi della giornata ed i bambini possono ancora giocare per strada nei vari quartieri o sui sagrati delle chiese, mentre i più anziani si incontrano nei Circoli di conversazione delle due scenografiche piazze.
Le bontà culinarie, il pane, l’olio, i cavatieddi, i scacciuna, i funghi, l’origano, il miele, le ciliegie, sono le eccellenze che dilettano il palato dei tanti che, nel fine settimana di ogni stagione, fuggendo dal caos cittadino, cercano la tranquillità ed in estate il refrigerio alla canicola.
Ma Monterosso custodisce gelosamente anche le sue tradizioni: le feste della Madonna Addolorata e di San Giovanni Battista, insieme ai riti della settimana santa, conservano un fascino antico, con l’aria di festa che coinvolge tutti.
La magia del presepe vivente, tra i più antichi e premiati della Sicilia, fa rivivere il quartiere medievale della Matrice: suoni, profumi, atmosfere di un tempo passato accolgono visitatori da ogni parte della Sicilia.
A far da cornice al borgo montano, una natura incontaminata e superba con ettari ed ettari di boschi, densi di percorsi da fare a piedi o in bici. Una natura generosa e aspra al tempo stesso, fatta di muretti a secco, uliveti secolari e vallate profonde. Vivere qui significa essere perfettamente in sintonia con le stagioni. È un lusso invisibile, quello di poter alzare gli occhi e vedere l’orizzonte incontaminato, il cielo stellato, respirando un’aria ancora pulita.
Abitare in un borgo come Monterosso Almo oggi è quasi un atto di resistenza culturale: la bellezza di un luogo simile non è solo estetica- legata alla pietra calcarea che si accende d’oro al tramonto o ai vicoli medievali- ma è soprattutto una bellezza dell’anima e del tempo.
