Politica

Pubblicato il 23 Dicembre 2024 | di Vito Piruzza

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Il nuovo anno farà tacere le armi?

Ad uno sguardo globale suonano più vere che mai le parole di Papa Francesco sulla “guerra mondiale a pezzi” dall’Europa al Caucaso, dal Medio Oriente e all’Africa i focolai di guerra si sono moltiplicati nel giro di pochi anni rendendo instabile tutto il mondo.

Viviamo un momento di grandi cambiamenti degli equilibri geopolitici; la transizione del mondo verso la multipolarità non poteva non creare delle fibrillazioni e quello che sta accadendo sotto i nostri occhi è uno dei tipici scenari che caratterizzano i momenti in cui gli equilibri consolidati negli anni vengono messi in discussione.

Ovviamente quando gli equilibri saltano tutti gli scenari diventano possibili, anche i più terrificanti perché lo smottamento verso la catastrofe è sempre dietro l’angolo, ma, complice l’arrivo del nuovo anno che è sempre momento di bilanci sul passato e sguardo sul futuro, vorrei provare ad esercitare l’ottimismo della volontà trovando gli elementi per confutare il pessimismo della ragione.

La riflessione prende le mosse dalla caduta del regime di Assad in Siria: un regime che aveva resistito sgominando gli avversari nella precedente guerra civile di un decennio fa, nell’arco di pochi giorni si è squagliato come neve al sole. Cosa è successo?

Semplicemente i grandi sponsor del regime di Assad che l’avevano salvato dieci anni fa erano stati la Russia e l’Iran per il tramite degli Hezbollah, ebbene questi due attori che pure hanno reagito anche stavolta cercando di spalleggiare il regime di Assad hanno manifestato la loro debolezza intrinseca dovuta al logoramento che li affligge a seguito dei conflitti in cui sono impegnati…

L’Iran giocando su vari fronti (sempre per interposta milizia: Hamas, Hezbollah, Houti) ed in più rifornendo di droni la Russia c’è da immaginarsi che si sia svenato finanziariamente.

La Russia, nonostante l’ostentazione di forza è dovuta ricorrere al soccorso dei nord coreani per tentare di riconquistare la regione invasa dagli Ucraini e il continuo minacciare l’uso delle armi nucleari cos’è se non l’ammissione di non essere in grado di prevalere con le armi convenzionali?

Sul fronte opposto in Europa è ormai evidente la stanchezza a sostenere lo sforzo di resistenza ucraino in un periodo economicamente tutt’altro che fulgido, e Trump non fa mistero della volontà di disimpegnarsi in Europa considerando oramai strategico per gli Usa il fronte Pacifico.

Alla mia oramai avanzata età ho sperimentato che le motivazioni economiche più che quelle etiche o ideologiche hanno un’influenza determinante sulle vicende internazionali e questo sguardo panoramico mi induce a dire che i tempi sono maturi perché gli attori ricerchino una soluzione diplomatica alla guerra in Ucraina.

L’avvento di Trump peraltro potrebbe essere considerata da Putin una garanzia per una via di uscita “onorevole” da un conflitto che doveva durare tre settimane e invece dissangua la Russia di Putin sia in termini economici che di consenso da quasi tre anni…

Ovviamente il futuro non è nelle nostre mani, ma la fine del conflitto in Ucraina alla luce di quanto detto credo sia qualcosa in più di un semplice auspicio.

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