Sotto lo sguardo della Madre
Ho avuto la gioia di partecipare, insieme a tanti confratelli sacerdoti della Diocesi, al tradizionale pellegrinaggio a Chiaramonte Gulfi, in occasione della presenza del simulacro della Madonna di Gulfi. È un appuntamento che ogni anno, nel tempo pasquale, ci richiama come presbiterio a ritrovarci insieme sotto lo sguardo della Madre. Questi momenti hanno un valore speciale perché spesso, presi dai tanti impegni pastorali, facciamo fatica a incontrarci davvero. Eppure, quando accade, si percepisce immediatamente una gioia semplice e profonda: quella di essere fratelli, di condividere il ministero, di stare insieme attorno al nostro Vescovo. È una gioia che non ha bisogno di grandi parole, ma che si legge negli sguardi, nei gesti, nella familiarità che si respira.
La mattinata è stata illuminata dalla catechesi dell’Abate Ildebrando Scicolone, liturgista di grande esperienza, che ci ha guidati in una riflessione intensa e molto concreta. Partendo dall’analisi di un antico prefazio della liturgia ispanica, ci ha fatto riscoprire la profondità della tradizione della Chiesa, aiutandoci a comprendere come la liturgia non sia qualcosa di statico o formale, ma un evento vivo, un “oggi” in cui Dio continua ad agire.
Mi ha colpito in modo particolare il parallelo tra Maria e la Chiesa: Maria che genera Cristo nella carne e la Chiesa che continua a generarlo nei cuori attraverso i sacramenti. In questo, la Vergine diventa davvero il modello di ogni accoglienza: il suo “sì” non è solo un momento del passato, ma uno stile di vita, una disponibilità continua all’azione di Dio. È stato un richiamo forte anche per noi sacerdoti, chiamati a vivere una fede non superficiale, ma radicata e consapevole, capace di trasmettere il senso autentico dei misteri che celebriamo.
Il cuore della giornata è stato poi la Celebrazione Eucaristica presieduta dal nostro Vescovo. Nella sua omelia ho sentito un invito molto chiaro e, direi, anche molto esigente: quello a non opporre resistenza allo Spirito Santo. È una parola che interpella profondamente, perché ci ricorda che il vero rischio della nostra vita non è tanto sbagliare, ma chiuderci all’azione di Dio. E allora il Vescovo ci ha invitati a una docilità concreta, quotidiana, che passa attraverso le scelte semplici ma decisive di ogni giorno. Poi sull’Eucaristia: «Non basta celebrare il pane spezzato; siamo chiamati a diventare noi stessi pane spezzato per gli altri».
E qui si inserisce una delle immagini più belle dell’omelia: quella del “Fiat” continuo. Come Maria ha detto il suo “sì” una volta per tutte, così anche noi siamo chiamati a rinnovarlo ogni giorno, nelle gioie ma anche nelle fatiche, nelle incomprensioni, nelle prove del ministero.
Alla fine, tutto si è concluso con un pranzo condiviso, semplice ma pieno di fraternità: il gusto di stare insieme, di raccontarsi, di ridere, di sentirsi parte di una stessa famiglia.
Tornando da Chiaramonte Gulfi porto nel cuore soprattutto la bellezza di essere sacerdoti insieme, sotto la guida del nostro Vescovo e sotto la protezione della Madonna. In un tempo in cui è facile sentirsi soli o affaticati, giornate come questa ci ricordano che non camminiamo da soli. E forse è proprio questa la grazia più grande: riscoprire, ancora una volta, che il Signore ci chiama a vivere il ministero non da isolati, ma da fratelli, uniti, sostenuti, accompagnati dalla presenza materna di Maria.
Franco Ottone
