Vita Cristiana

Pubblicato il 22 Settembre 2013 | di Andrea G.G. Parasiliti

Perché il Papa “è un social network”, parte I

In giorni in cui l’intervista che padre Antonio Spadaro ha fatto a papa Francesco sulla “CiviltàCattolica” ha dato scalpore e in cui ci ritroviamo lo stesso Spadaro da Bruno Vespa, sarebbe interessante raccontare più nel dettaglio l’esperienza dell’incontro mio e di Gian Piero Saladino, direttore dell’Ufficio delle Comunicazioni Sociali di Ragusa, con lo stesso “padre Cyberteologia” in occasione del Primo Convegno Regionale delle Comunicazioni Sociali di Enna… Sì, proprio padre Cyberteologia lo chiamavano dei giovani portoghesi nei giorni di Copacabana. Quel padre Spadaro definito il “Guru Tech di Papa Francesco” dalla rivista “O Globo” il 26 luglio 2013.

La nostra meta era il “Federico II Palace Hotel” di Enna bassa, a due passi dal lago di Pergusa, in mezzo alle foreste della Sicilia centrale.

Partimmo con uno spirito avventuroso e dico “spirito avventuroso” perché questo era lo spirito del convegno dal nome “Comunicare a Babele”.

Babele, con la sua confusione comunicativa e linguistica… Confusione almeno apparente…

“Che cosa caratterizza una persona che si possa definire geniale?” – esordisce a un tratto Antonio Spadaro – “… certamente l’ingegno, la sapienza, la cultura, l’intuizione, la capacità di analisi e di sintesi: tutte queste cose o almeno alcune di esse. Una persona geniale possiede anche caratteristiche apparentemente contraddittorie, per esempio l’intuizione e la capacità di analisi, oppure la creatività e il metodo.”

Padre Antonio Spadaro. Gesuita di origini messinesi, professore alla Pontificia Università Gregoriana, esperto di letteratura e tecnologia, direttore della “Civiltà Cattolica”, il periodico più antico d’Italia, pubblicato a Roma dai Gesuiti senza interruzione dal 1850.

E con Antonio Spadaro, Mons. Domenico Pompili, direttore dell’Ufficio Nazionale per le Comunicazioni Sociali della Conferenza Epicopale Italiana.

Queste due persone si sono impresse immediatamente nella mia mente, vuoi per l’attinenza del loro discorso ai miei progetti personali, vuoi per la freschezza della loro posizione, la posizione di chi non teme i nuovi mezzi di comunicazione ma ne intuisce la bellezza e le possibilità.

Questo è il genio.

Leggevo un articolo di Spadaro sull’Osservatore romano: “Il genio è come un uomo che attinge acqua alla sorgente e non al rubinetto. L’acqua sgorga senza regole e canali ma con la forza e la purezza dell’inizio. L’acqua alla sorgente sprigiona in maniera confusa e irregolare.”

E questo lo scriveva nel novembre del 2009.

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Autore

Andrea G.G. Parasiliti

(Ragusa, 1988). Laureato in Filologia Moderna all'Università Cattolica di Milano è dottorando di ricerca all’Università degli Studi di Catania. Collaboratore del Centro di Ricerca Europeo Libro Editoria Biblioteca della Cattolica di Milano (CRELEB) è autore di "Dalla parte del lettore: Diceria dell'untore fra esegesi e ebook", Baglieri 2012; "La Totalità della Parola: origini e prospettive culturali del libro digitale", Baglieri 2014; Ha tradotto per il CRELEB le "Nuove Osservazioni sulle Attività Scrittorie del Vicino Oriente Antico" di Scott B. Noegel (Milano, 2014). Ha pubblicato un racconto dal titolo "Odisseo", all'interno della silloge su letteratura e disabilità "La mia storia ti appartiene" Edizioni progetto cultura (Roma 2014). Giornalista pubblicista, collabora con Torquemada (Milano), Emergenze (Perugia), Operaincerta (Modica), e con "Insieme" dal gennaio del 2010.



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