Approfondimenti

Pubblicato il 2 Febbraio 2016 | di Gian Piero Saladino

Come leggere un’enciclica “rivoluzionaria”

meic1Pubblichiamo qui di seguito il testo della relazione, riguardo L’enciclica, tenuta il 29 Gennaio 2016 dal Dr. Gian Piero Saladino, Direttore dell’Ufficio diocesano per le Comunicazioni Sociali,presso il  Teatro Comunale di Vittoria, su invito del MEIC di Vittoria.

 I primi segni di una rivoluzione

 

  • Laudato si’ è la prima enciclica il cui titolo non è in Latino, ma in Italiano, cioè la lingua nazionale della diocesi di cui il Papa è vescovo, segno del suo proporsi come Vescovo di Roma più che come Capo della Chiesa (collegialità)

 

  • Egli si rivolge “a ogni persona che abita questo pianeta”, non più solo ai cattolici, o “agli uomini di buona volontà”, come aveva fatto per primo Papa Giovanni XXIII nella splendida enciclica “Pacem in Terris”.

 

  • Come la Rerum Novarum di Leone XIII inaugura, nel 1891, la dottrina sociale della Chiesa, si può dire che la Laudato si’ inaugura la dottrina ecologica della Chiesa. Ma non è solo una enciclica ecologica. La domanda che vive nel cuore dell’enciclica di Papa Francesco è “Che tipo di mondo intendiamo trasmettere a coloro che verranno dopo di noi, ai bambini che stanno crescendo? Questa domanda non riguarda solo l’ambiente, non siamo quindi dinanzi a un’enciclica esclusivamente “ecologica”, ma a una enciclica sociale a tutto campo, potremmo dire un’enciclica planetaria integrale.

 

  • L’enciclica mostra anche due novità di prospettiva: A) adotta una prospettiva olistica, globale, ampia di un creato inteso come «casa comune», ambiente di vita e non come semplice «oggetto» da usare; B) considera l’universo come luogo in cui si ritrovano «la molteplicità e la varietà» e dove tutto è in relazione, unito da legami invisibili e «connesso». Il mondo, in pratica, è una rete di relazioni.

Le fonti del mio intervento, dalle quali ho tratto buona parte della mia presentazione, sono il testo dell’enciclica di meic2Papa Francesco; la lettura che ne hanno fatto Antonio Spadaro, direttore de “La Civiltà Cattolica”, e che il mio intervento ricalca, e Luciano Larivera, collaboratore della stessa rivista. Ancora, Carlo Petrini, presidente e fondatore di “Slow Food”, che ha curato l’introduzione al testo dell’enciclica pubblicato dalle edizioni paoline; Coscienza n. 3/2015, rivista nazionale del MEIC e una rassegna stampa che dal 24 Maggio 2015, data di pubblicazione della Laudato si, raccolgo con la pazienza del contadino e l’entusiasmo di un innamorato.

La nuova domanda che fonda l’enciclica

Papa Francesco, in questa enciclica, raccoglie e rilancia domande già poste dai suoi predecessori:

  • A che scopo passiamo da questo mondo?
  • Per quale fine siamo venuti in questa vita?
  • Per che scopo lavoriamo e lottiamo?
  • Perché questa terra ha bisogno di noi?» (LS 160).

meic3Giovanni Paolo II, nella Centesimus annus del 1° maggio 1991, aveva scritto: “Alla radice dell’insensata distruzione dell’ambiente naturale c’è un errore antropologico, purtroppo diffuso nel nostro tempo. L’uomo, che scopre la sua capacità di trasformare e, in un certo senso, di creare il mondo col proprio lavoro, dimentica che questo si svolge sempre sulla base della prima originaria donazione delle cose da parte di Dio”.

La domanda nuova, quindi, non è SE i cattolici debbano affrontare questioni di ecologia in una prospettiva di fede. Questo è chiaro da tempo. La nuova domanda riguarda invece il COME bisogna farlo. Ed è a questa domanda che Papa Francesco intende rispondere; una domanda cruciale per cercare di cambiare davvero le cose.

Prima di procedere però, devo fare un’annotazione importante, che esprime un’altra grande novità di questa enciclica.

L’accento sulla lode

meic4«Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba» è l’invocazione di san Francesco d’Assisi nel Cantico delle creature.

In principio – lascia intendere il Papa – era la gioia, come ha scritto Mattheus Fox, teologo non ortodosso, poco simpatico al Sant’Uffizio e ai “profeti di sventura”.

L’accento preliminare sulla lode è una conferma dell’approccio globale di questa enciclica, e indica a tutti gli uomini l’atteggiamento dello spirito da tenere. Ci ricorda che la terra «è anche come una sorella, con la quale condividiamo l’esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia» (LS 1).

Noi stessi «siamo terra» (cfr Gen 2,7). «Il nostro stesso corpo è costituito dagli elementi del pianeta, la sua aria è quella che ci dà il respiro e la sua acqua ci vivifica e ristora» (LS 2).

San Francesco ha dato una testimonianza cristiana di ecologia integrale che ci collega con l’essenza dell’umano: «Così come succede quando ci innamoriamo di una persona, ogni volta che Francesco guardava il sole, la luna, gli animali più piccoli, la sua reazione era cantare, coinvolgendo nella sua lode tutte le altre creature» (LS 11).

Dallo scenario luminoso della lode però, si sente salire il grido della madre terra che protesta per il danno che le provochiamo, e si unisce al grido dei poveri, interpellando la nostra coscienza e «invitandoci a riconoscere i peccati contro la creazione» (LS 8).

Il Papa ce lo ricorda riprendendo le parole del Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo, che così – altra rivoluzione – entrano a far parte integrante del magistero della Chiesa cattolica. Egli dice: «Che gli esseri umani distruggano la diversità biologica nella creazione di Dio; che gli esseri umani compromettano l’integrità della terra e contribuiscano al cambiamento climatico, spogliando la terra delle sue foreste naturali o distruggendo le sue zone umide; che gli esseri umani inquinino le acque, il suolo, l’aria: tutti questi sono peccati» (LS 8). Il giudizio duro e drammatico del Patriarca è pronunciato però a partire da una visione del mondo come “sacramento di comunione”.

Dice poeticamente il Papa: “… è nostra umile convinzione che il divino e l’umano si incontrino nel più piccolo dettaglio della veste senza cuciture della creazione di Dio, persino nell’ultimo granello di polvere del nostro pianeta» (LS 9).

meic6La struttura dell’enciclica

La Laudato si’ è composta da 1 introduzione, 6 capitoli, 2 preghiere finali.

  • Primo capitolo – Quello che sta accadendo alla nostra casa – propone il concetto di «ecologia integrale» come mappa di guida alla lettura del documento e accompagna in un percorso tra i vari aspetti della crisi ecologica assumendo i migliori frutti della ricerca scientifica disponibile, per dare concretezza al percorso etico e spirituale che segue (LS 15).
  • Secondo capitolo – Il Vangelo della creazione – offre argomentazioni che scaturiscono dalla tradizione giudeo-cristiana, al fine di dare maggiore coerenza all’impegno per l’ambiente
  • Terzo capitolo – La radice umana della crisi ecologica – conduce alle radici della situazione attuale, in modo da coglierne non solo i sintomi ma anche le cause più profonde
  • Quarto capitolo – Un’ecologia integrale – avanza proposte che possano permettere una integrazione pacificatrice fra l’uomo e il mondo
  • Quinto capitolo – Alcune linee di orientamento e di azione – indica le linee operative per favorire il coinvolgimento sia di ognuno di noi, sia della politica internazionale
  • Sesto capitolo – Educazione e spiritualità ecologica – traccia le linee di maturazione umana ispirate al tesoro dell’esperienza spirituale cristiana, perché «ogni cambiamento ha bisogno di motivazioni e di un cammino educativo».

L’enciclica si chiude offrendo il testo di due preghiere: la prima da condividere con i credenti di altre religioni e la seconda con i cristiani, riprendendo quindi l’atteggiamento di contemplazione orante con cui si era aperta.

Le tematiche fondamentali, trasversali a tutto il documento, sono:

  • l’intima relazione tra i poveri e la fragilità del pianeta;
  • la convinzione che tutto nel mondo è intimamente connesso;
  • la critica al nuovo paradigma tecnologico e alle forme di potere che derivano dalla tecnologia;
  • l’invito a cercare altri modi di intendere l’economia e il progresso;
  • il valore proprio di ogni creatura;
  • il senso umano dell’ecologia;
  • la necessità di dibattiti sinceri e onesti;
  • la grave responsabilità della politica internazionale e locale;
  • la cultura dello scarto
  • la proposta di un nuovo stile di vita» (LS 16).

Altra novità cruciale è il Dialogo collegiale, ecumenico e interreligioso

Infatti, se è la Scienza lo strumento privilegiato per ascoltare il grido della Terra, il metodo di Francesco è anche fortemente impregnato di un dialogo ampio.

  • Innanzitutto quello collegiale. Vi sono infatti molti riferimenti al magistero dei suoi predecessori e ad altri documenti vaticani, ma così come è avvenuto nell’Evangelii gaudium (EG), sono citate prese di posizione di numerose Conferenze episcopali di tutti i continenti.
  • Ma il dialogo è anche ecumenico e interreligioso. Per questo, oltre al Patriarca Bartolomeo, ortodosso, il Papa si pone in dialogo con il grande pensatore protestante francese Paul Ricoeur e con il mistico islamico Ali Al-Khawwas. C’è infine un riferimento a p. Pierre Teilhard de Chardin, pensatore gesuita che aveva ricevuto un «Monito» del Sant’Uffizio nel 1962, ma che già Giovanni Paolo II e Benedetto XVI avevano citato in testi di minore rilevanza magisteriale.

L’enciclica si avvale dei migliori contributi della Scienza, della Fede, della Filosofia e delle Scienze Umane.

I contributi della Scienza costituiscono il contenuto del primo capitolo, intitolato Quello che sta accadendo alla nostra casa.

Qui si assumono infatti le più recenti acquisizioni scientifiche in materia ambientale per ascoltare il grido della creazione, cioè i sintomi del malessere della terra:

  • L’inquinamento e la cultura dello scarto (LS 20-22), che dovremmo contrastare adottando modelli di produzione basati sul riutilizzo e sul riciclo, limitando l’uso di risorse non rinnovabili. Purtroppo, «i progressi in questa direzione sono ancora molto scarsi» (LS 22).
  • I cambiamenti climatici, che sono – dice il Papa – «un problema globale con gravi implicazioni ambientali, sociali, economiche, distributive e politiche, e costituiscono una delle principali sfide per l’umanità» (LS 25). Se «il clima è un bene comune, di tutti e per tutti» (LS 23), di fatto l’impatto più pesante della sua alterazione ricade sui più poveri.
  • La questione dell’acqua: intere popolazioni, e specialmente i bambini, si ammalano e muoiono per il consumo di acqua non potabile, mentre continua l’inquinamento delle falde acquifere a causa degli scarichi di fabbriche e città. Per Francesco «l’accesso all’acqua potabile e sicura è un diritto umano essenziale, fondamentale e universale, che contrasta con la privatizzazione.
  • La perdita di biodiversità «Poiché tutte le creature sono connesse tra loro, di ognuna dev’essere riconosciuto il valore con affetto e ammirazione, e tutti noi esseri creati abbiamo bisogno gli uni degli altri» (LS 42). Le diverse specie non sono solo «risorse» sfruttabili: hanno un valore in se stesse e non in funzione dell’essere umano. Per causa nostra, migliaia di specie non daranno gloria a Dio con la loro esistenza né potranno comunicarci il proprio messaggio.
  • Deterioramento della qualità della vita umana e decadenza sociale. È evidente il degrado urbano a causa delle emissioni tossiche, del caos urbano, dei problemi del trasporto e dell’inquinamento visivo e acustico (cfr LS 44). Il modello di sviluppo che conosciamo mostra che «la crescita degli ultimi due secoli non ha significato in tutti i suoi aspetti un progresso integrale» (LS 46). «Molte città consumano in eccesso acqua ed energia» (LS 44), diventando invivibili dal punto di vista della salute, mentre il contatto con la natura è limitato, fatta eccezione per spazi riservati a pochi privilegiati (cfr LS 45).
  • Inequità planetaria. Sono i più deboli, gli esclusi, a essere colpiti dal deterioramento dell’ambiente e della società (cfr LS 48). Il grido della terra è lo stesso grido dei poveri (ivi). La soluzione è contrastare «il consumismo estremo e selettivo» di una minoranza della popolazione mondiale (LS 50).
  • Da qui emerge l’esigenza della disponibilità a cambiare stili di vita, produzione e consumo (cfr LS 59).

I contributi della fede costituiscono i contenuti del secondo capitolo, non a caso intitolato “Il meic7Vangelo della creazione”.

Dopo aver «visto» i sintomi della crisi ecologica il Pontefice, convinto che la complessità della crisi ecologica implica un dialogo multiculturale e multidisciplinare che includa la spiritualità e la religione, medita e riflette nella prospettiva di fede.

Ne parlerà diffusamente don Paolo La Terra, cui mi legano 40 anni di amicizia. Io mi limito qui, per chiarezza, a citare solo:

  • L’idea dell’universo come linguaggio dell’amore di Dio
  • L’idea del mondo come luogo del nostro incontro con Dio
  • L’idea di peccato come rottura dell’equilibrio di tutta la creazione
  • L’idea della creazione come dono da custodire, non possesso da dominare
  • L’idea dell’uomo non come cacciatore e signore ma coltivatore e custode
  • L’idea “rivoluzionaria” che tutte le creature, non solo l’uomo, avanzano verso Dio, per cui «Lo scopo finale delle altre creature non siamo noi. Esse avanzano, con noi e attraverso di noi, verso la meta comune, che è Dio» (LS 83).
  • L’idea che la terra è una eredità comune, e chi ne possiede una parte deve amministrarla nel rispetto dell’«ipoteca sociale» che grava su qualsiasi forma di proprietà, nessuna esclusa.

I contributi della Filosofia e delle Scienze Umane costituiscono il contenuto del terzo capitolo, intitolato Le radici della crisi ecologica. I due nuclei principali della riflessione filosofica sono:

  • Il rapporto tra la globalizzazione del paradigma tecnocratico e il potere (cfr LS 102-114)
  • Le conseguenze dell’antropocentrismo moderno quali: il relativismo pratico, la crisi del lavoro e le sfide poste dall’innovazione biologica (cfr LS 115-136).

Per quanto riguarda il rapporto fra Tecnologia e potere,

  • il Papa apprezza i benefici del progresso tecnologico per il suo contributo a uno sviluppo sostenibile e il miglioramento delle condizioni di vita (cfr LS 102-103). La tecno-scienza è – dice il Papa – «anche capace di produrre il bello. Si può infatti negare la bellezza di un aereo, o di alcuni grattacieli?» (LS 103).
  • Ma essa dà «a coloro che detengono la conoscenza, e soprattutto il potere economico per sfruttarla, un dominio impressionante sull’insieme del genere umano e del mondo intero» (LS 104), concepisce la realtà come un oggetto manipolabile.

La tecnologia non è neutrale, domina l’economia e la politica; «l’economia assume ogni sviluppo tecnologico in funzione del profitto» (LS 109). Ma il mercato da solo «non garantisce lo sviluppo umano integrale e l’inclusione sociale» (ivi). Fare affidamento solo sulla tecnica significa «nascondere i veri e più profondi problemi del sistema mondiale» (LS 111).

C’è bisogno di una «rivoluzione culturale» (LS 114) per recuperare i valori, «un’etica solida, una cultura e una spiritualità» (LS 105).

Riguardo al secondo tema filosofico – Le conseguenze dell’antropocentrismo moderno

  • il Papa riconosce nell’epoca moderna un eccesso di antropocentrismo (cfr LS 116): l’essere umano assume cioè una posizione autoreferenziale, centrata esclusivamente su di sé e sul proprio potere. Perde di vista il suo ruolo di «amministratore responsabile» (ivi). Tutto diventa irrilevante se non serve ad interessi immediati » (LS 122); da qui, il degrado ambientale e il degrado sociale, «perché quando è la cultura che si corrompe e non si riconosce alcuna verità oggettiva, le leggi verranno intese solo come imposizioni arbitrarie e come ostacoli da evitare» (LS 123). La correzione dell’antropocentrismo smisurato è un’antropologia che mantenga in primo piano «il valore delle relazioni tra le persone» (LS 119) e la tutela di ogni vita umana (cfr LS 120).
  • Occorre poi frenare la dilagante cultura dello scarto e la sua logica «usa e getta» che giustifica ogni rapporto utilitaristico dell’uomo o dell’ambiente. È questa logica dello scarto che porta a sfruttare i bambini, ad abbandonare gli anziani, a ridurre altri in schiavitù, a sopravvalutare la capacità del mercato di autoregolarsi, a praticare la tratta di esseri umani, il commercio di pelli di animali in via di estinzione e di «diamanti insanguinati» (LS 123). È la stessa logica di molte mafie, dei trafficanti di organi, del narcotraffico e dello scarto dei nascituri che non corrispondono ai progetti dei genitori (cfr ivi).
  • Nell’ecologia integrale tutti devono poter accedere al lavoro, perché il lavoro «è parte del senso della vita su questa terra (LS 128). Il Pontefice fa appello alla difesa del lavoro perché esso vince lo scarto. Affinché tutti possano beneficiare della libertà economica, «è necessario porre limiti a coloro che detengono grandi risorse e potere finanziario» (LS 129).
  • Altro problema cruciale per il mondo di oggi è l’innovazione biologica. Il riferimento è alla questione degli organismi geneticamente modificati (ogm). Anche se «in alcune regioni il loro utilizzo ha prodotto una crescita economica che ha contribuito a risolvere alcuni problemi, si riscontra una «concentrazione di terre produttive nelle mani di pochi» (LS 134). Papa Francesco pensa ai piccoli produttori e ai lavoratori rurali, alla biodiversità, alla rete di ecosistemi.

La proposta di fondo

è allora quella, illustrata nel quarto capitolo, di Una «ecologia integrale». L’ecologia è un nuovo paradigma di giustizia «che integra il posto specifico che l’essere umano occupa in questo mondo e le sue relazioni con la realtà che lo circonda» (LS 15). La visione è globale: non possiamo «considerare la natura come qualcosa di separato da noi» (LS 139).

Il Papa discerne un forte legame tra questioni ambientali e questioni sociali e umane, che non può mai essere spezzato; di conseguenza è «fondamentale cercare soluzioni integrali, che considerino le interazioni dei sistemi naturali tra loro e con i sistemi sociali. Non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale» (LS 139).

Per questo Francesco articola una proposta che considera:

  • un’ecologia ambientale, economica e sociale (LS 138-142);
  • un’ecologia culturale (LS 143-146)
  • un’ecologia della vita quotidiana (LS 147-155),
  • alla luce del principio del bene comune (LS 156-158)
  • e di quello della giustizia tra le generazioni (LS 159-162).

mei10Ecologia ambientale, economica e sociale. La visione di Francesco restituisce un’immagine del cosmo per cui tempo e spazio formano una rete che non finiremo mai di capire: «In questo universo possiamo scoprire innumerevoli forme di relazione e partecipazione» (LS 79). Anche lo studio non può essere frammentato: le conoscenze devono integrarsi in una visione più ampia che consideri «l’interazione tra gli ecosistemi e tra i diversi mondi di riferimento sociale» (LS 141) e investa anche il livello istituzionale, perché il suo stato di salute comporta conseguenze per l’ambiente e per la qualità della vita umana» (LS 142).

Ecologia culturale. Se teniamo conto della complessità della crisi ecologica e delle sue cause, dobbiamo «ricorrere anche alle diverse ricchezze culturali dei popoli, all’arte e alla poesia, alla vita interiore e alla spiritualità» (LS 63). L’ecologia infatti «richiede la cura delle ricchezze culturali dell’umanità» (LS 143), nella loro varietà e nel loro significato più ampio.

Ecologia della vita quotidiana. L’enciclica riserva attenzione all’ambiente urbano. In questo contesto, «le megastrutture e le case in serie esprimono lo spirito della tecnica globalizzata, in cui la permanente novità dei prodotti si unisce a una pesante noia». Eppure l’essere umano ha una grande capacità di adattamento e tende alla bellezza e all’armonia. Anche lì dove «le facciate degli edifici sono molto deteriorate, vi sono persone che curano con dignità l’interno delle loro abitazioni, o si sentono a loro agio per la cordialità e l’amicizia della gente» (ivi).  L’umanità, il calore umano, il senso di comunità possono far sì che qualsiasi luogo smetta di essere un inferno e diventi il contesto di una vita degna. (cfr LS 150-154).

Il principio del bene comune e la giustizia tra le generazioni sono i riferimenti della proposta del Pontefice. L’ecologia integrale, infatti, «è inseparabile dalla nozione di bene comune» (LS 158). E impegnarsi per il bene comune significa: A) fare scelte solidali sulla base di «una opzione preferenziale per i più poveri» (ivi); B) pensare alle generazioni future, perché «non si può parlare di sviluppo sostenibile senza una solidarietà fra le generazioni» (LS 159).

meic8Alcune linee di orientamento e di azione

è il titolo del quinto capitolo, che si pone la domanda cruciale sul “come”, cioè circa l’azione da intraprendere: che cosa possiamo e dobbiamo fare?  Le analisi non possono bastare: ci vogliono proposte «che coinvolgano sia ognuno di noi, sia la politica internazionale» (LS 15)

Non servono proposte ideologiche. Il Pontefice sa bene che «ci sono discussioni, su questioni relative all’ambiente, nelle quali è difficile raggiungere un consenso» (LS 188). D’altra parte «la Chiesa non pretende di definire le questioni scientifiche, né di sostituirsi alla politica, ma invita a un dibattito onesto e trasparente, perché le necessità particolari o le ideologie non ledano il bene comune» (ivi).

Dunque è indispensabile il dialogo, pilastro dell’azione. Ma dialogo su quali elementi? Nell’enciclica si segnalano almeno cinque ambiti di discussione:

  • il dialogo sull’ambiente nella politica internazionale (LS 164-175);
  • il dialogo verso nuove politiche nazionali e locali (LS 176-181);
  • il dialogo e la trasparenza nei processi decisionali (LS 182-188);
  • la politica e l’economia in dialogo per la pienezza umana (LS 189-198);
  • le religioni nel dialogo con le scienze (LS 199-201).

L’enciclica – con la sincerità di Papa Francesco – non teme di essere esplicita e di fare denunce, di farsi – come direbbe Marzullo – la domanda e di darsi la risposta. Vediamolo!

Il dialogo sull’ambiente nella politica internazionale.                                                                        Affermazione esplicita: «L’interdipendenza ci obbliga a pensare a un solo mondo, proponendo soluzioni «a partire da una prospettiva globale e non solo in difesa degli interessi di alcuni Paesi» (LS 164).
Denuncia: «I Vertici mondiali sull’ambiente degli ultimi anni non hanno risposto alle aspettative perché non hanno raggiunto accordi ambientali globali significativi ed efficaci» (LS 166)
Domanda: «Perché si vuole mantenere oggi un potere che sarà ricordato per la sua incapacità di intervenire quando era urgente e necessario farlo?» (LS 57).                                                                    Risposta: «abbiamo bisogno di un accordo sui regimi di governance per tutta la gamma dei beni comuni globali» (LS 174).

Il dialogo verso nuove politiche nazionali e locali.                                                                                Affermazione esplicita: i governi non si azzardano a irritare la popolazione con misure che possono intaccare il consumo o mettere a rischio investimenti esteri.                                                                                                                                   Denuncia: La miope costruzione del potere frena l’inserimento dell’agenda ambientale all’interno dell’agenda pubblica dei governi» (LS 178).                                                                                Domanda: Che fare?                                                                                                                                     Risposta: A livello locale promuovere «una maggiore responsabilità, un forte senso comunitario, una speciale capacità di cura» (LS 179) per la propria terra. La società, «attraverso organismi non governativi e associazioni intermedie, deve obbligare i governi a sviluppare normative, procedure e controlli più rigorosi» (ivi).

Dialogo e trasparenza nei processi decisionali.                                                                                 Affermazione esplicita: Sono rari processi decisionali onesti e trasparenti, per poter «discernere»  politiche e iniziative imprenditoriali utili «ad un vero sviluppo integrale» (LS 185).                                                                                                              Denuncia: La corruzione che nasconde il vero impatto ambientale di un progetto in cambio di favori spesso porta ad accordi ambigui che sfuggono al dovere di informare e a un dibattito approfondito»                                                                                Domanda: Che fare?                                                                                                                                                        Risposta: In ogni discussione riguardante un’iniziativa imprenditoriale si deve verificare se porterà a un vero sviluppo integrale, chiedendosi: «Per quale scopo? Per quale motivo? Dove? Quando? In che modo? A chi è diretto? Quali sono i rischi? A quale costo? Chi paga le spese e come lo farà?».

Politica ed economia in dialogo per la pienezza umana.                                                                            Affermazione esplicita e denuncia: «L’ambiente è uno di quei beni che i meccanismi del mercato non sono in grado di difendere o di promuovere adeguatamente» (LS 190).                                                                                                                                     Domanda: che fare?
Risposta: Sviluppare «una nuova economia attenta ai principi etici», attuare «una nuova regolamentazione dell’attività finanziaria speculativa» (LS 189), più radicalmente «ridefinire il progresso» (LS 194), legandolo al miglioramento della qualità reale della vita delle persone, e «non si può giustificare un’economia senza politica», chiamata ad assumere un nuovo approccio integrale.

Le religioni in dialogo con le scienze.                                                                                                 Affermazione esplicita e denuncia: la scienza non basta a se stessa per comprendere la vita dell’uomo e le soluzioni tecniche saranno inefficaci «se si dimenticano le grandi motivazioni che rendono possibile il vivere insieme, il sacrificio, la bontà» Domanda: che fare?                                                                                                                                     Risposta: Le religioni devono dialogare con le scienze. Le religioni devono dialogare tra loro per la cura della natura, la difesa dei poveri, la costruzione di una rete di rispetto e di fraternità. Le scienze devono dialogare fra loro per superare l’isolamento disciplinare, ricordando sempre che “la realtà è superiore all’idea”.

 

meic9Educazione e spiritualità ecologica

Il sesto e ultimo capitolo dell’enciclica di Papa Francesco va al cuore della «conversione ecologica».

Bisogna ridisegnare abitudini e comportamenti, ma «ogni cambiamento ha bisogno di motivazioni e di un cammino educativo» (LS 15) che coinvolga «la scuola, la famiglia, i mezzi di comunicazione, la catechesi» (LS 213).

Ma anche su questo parlerà diffusamente Don Paolo La Terra. Io cito solo il bisogno di:

  • puntare su un altro stile di vita per cambiare la società
  • educare all’alleanza fra umanità e ambiente
  • definire la conversione ecologica, che è anche spirituale, eucaristica, profetica e contemplativa
  • valorizzare i gesti quotidiani che esprimono gioia e pace, ma anche un amore civile e politico
  • custodire i segni sacramentali, il riposo celebrativo, il dinamismo trinitario per maturare una spiritualità della solidarietà globale fra tutte le creature
  • invocare Maria Regina di tutto il creato e Giuseppe perché ci aiutino a proteggere il creato
  • Ricordando la Meta ultima, che è la vita eterna al di là del sole!

Due preghiere concludono mirabilmente l’enciclica:

  • La prima, da condividere con tutti quelli che credono in un Dio creatore onnipotente.
  • La seconda, affinché i cristiani «sappiamo assumere gli impegni verso il creato che il Vangelo di Gesù ci propone» (LS 246).

Conclusione

La carica esplosiva di speranza contenuta nella Laudato si’ potrà ispirare molti all’azione, per il fatto che un leader mondiale ha avuto il coraggio profetico di richiamare tutti a un futuro sostenibile e inclusivo. Il tempismo della nuova enciclica è evidente. Essa coincide con:

  • la III Conferenza internazionale sul finanziamento dello sviluppo, ad Addis Abeba;
  • l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite chiamata ad accordarsi su obiettivi di sviluppo sostenibile fino al 2030;
  • la Conferenza sui cambiamenti climatici a Parigi, che ha impegnato il mondo a ridurre il riscaldamento globale.

Laudato_si_enciclica_papa_FrancescoEra giunto il momento di avere una Lettera enciclica intera sul tema ecologico come parte della dottrina sociale della Chiesa.

Ed è giunto il momento di pregare e di lavorare, con le parole di Papa Francesco:

«Signore, prendi noi col tuo potere e la tua luce, per proteggere ogni vita, per preparare un futuro migliore, affinché venga il tuo Regno di giustizia, di pace, di amore e di bellezza. Laudato si’! Amen». Buon lavoro!

 

Gian Piero Saladino

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Autore

Gian Piero Saladino

(1961) Responsabile della Formazione e Comunicazione di Sicindustria Ragusa e Direttore della Scuola "F. Stagno D'Alcontres" di Modica (sede di un Corso di laurea in Scienze del Servizio Sociale e di un Corso di perfezionamento per “Manager del Terzo Settore”), è anche Presidente dell’AVIS provinciale di Ragusa. Già Dirigente della Comunicazione Istituzionale del Comune di Ragusa e, per 9 anni, Direttore dell’Ufficio per le Comunicazioni Sociali della Diocesi di Ragusa, ha fatto parte del Consiglio Nazionale dell'A.I.F. - Associazione Italiana Formatori ed è stato Presidente del MEIC diocesano di Ragusa. Scrive articoli e piccoli saggi di argomento sociale, politico, economico e religioso per varie testate giornalistiche locali.



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