Vita Cristiana

Pubblicato il 9 Maggio 2016 | di Mario Cascone

“ Amoris laetitia ”, impariamo a coniugare carità e verità

Chi si aspettava che l’esortazione post-sinodale di Papa Francesco sulla famiglia portasse novità eclatanti rispetto alla dottrina tradizionale probabilmente è rimasto deluso, perché, ad una lettura attenta del testo di “ Amoris laetitia ”, non appaiono discontinuità con l’insegnamento del precedente Magistero della Chiesa sul matrimonio. E d’altronde non poteva essere diversamente, perché l’insegnamento della Chiesa procede sempre nella linea della novità nella continuità. A cambiare perciò non poteva essere la dottrina, come sbrigativamente veniva paventato ed auspicato dalla grande stampa e dalle più diffuse opinioni mediatiche, ma solo l’atteggiamento pastorale nei confronti di quelle situazioni matrimoniali che certamente interpellano la comunità cristiana ed esigono risposte adeguate.

Per la verità quest’atteggiamento era già cambiato da tempo, perché negli ultimi decenni i documenti magisteriali si sono decisamente allontanati dal vecchio linguaggio del codice di diritto canonico del 1917, che definiva “infames” e “publice indigni” i divorziati risposati. L’esortazione post-sinodale “Familiaris consortio” di Giovanni Paolo II, scritta nel 1981, aveva già adottato un linguaggio di ascolto, rispetto ed accoglienza, sottolineando l’appartenenza alla Chiesa di tutti i battezzati ed invitando gli operatori pastorali a distinguere le diverse situazioni in cui si trovano i divorziati.

Ma torniamo alla “Amoris laetitia” di Papa Francesco. La chiave di lettura di questo documento papale, tanto atteso, mi sembra che possa essere quella della coniugazione tra verità e carità. Senza smarrire la fedeltà al Vangelo sul matrimonio e sulla famiglia, il Papa invita gli operatori pastorali ad adottare un atteggiamento di comprensione e di amorevole accompagnamento nei confronti di quanti non sono in perfetta sintonia con l’insegnamento della Chiesa.

Dopo aver ravvisato nell’individualismo esasperato e nell’assolutizzazione dei desideri soggettivi il male di fondo dell’attuale contesto culturale, Francesco si sofferma su alcuni mali che caratterizzano la società di oggi e che feriscono in modo particolare le famiglie: lo sfruttamento sessuale dei bambini, la pratica dell’utero in affitto, le dipendenze dalla droga, dall’alcool e dal gioco, la violenza contro le donne, l’eutanasia e il suicidio assistito. Il Papa ribadisce anche l’impossibilità di equiparare le unioni omosessuali al matrimonio, ferma restando la condanna di ogni forma di discriminazione nei confronti delle persone. Francesco condanna anche la cosiddetta “ideologia del gender”, che mira ad annullare la ricchezza della differenza complementare fra i sessi e pretende di imporsi come “pensiero unico” anche nel campo dell’educazione dei bambini.

Affrontando ampiamente quelle che nel vecchio linguaggio magisteriale venivano definite “situazioni irregolari e difficili”, il Papa afferma anzitutto che nessuno è condannato per sempre, perché questa non è la logica del Vangelo. Le parole-chiave con cui vanno affrontate queste problematiche sono essenzialmente tre: discernimento, integrazione e accompagnamento.

Si tratta in primo luogo di discernere le diverse situazioni. Pur senza cadere in una casistica impossibile da compilare in modo esaustivo, il Papa esorta i pastori della Chiesa a distinguere i vari casi in cui vengono a trovarsi i divorziati risposati: c’è chi ha subito, ad esempio, un ingiusto abbandono ed ha pensato primariamente al bene dei figli; c’è chi in coscienza è convinto della non validità del matrimonio contratto e va aiutato a dimostrarla presso i tribunali ecclesiastici; c’è infine chi nella seconda unione ha veramente scoperto la fede e ha dimostrato una provata fedeltà consolidata nel tempo, una dedizione generosa e un vero impegno cristiano: per costoro tornare indietro sarebbe non solo impossibile, ma anche ingiusto, perché significherebbe incorrere in nuove colpe. Non si può non tener conto, dunque, della varietà delle situazioni, che vanno valutate con attenzione nella loro singolarità.

Su questa base il Papa afferma che questi fratelli nella fede vanno aiutati ad integrarsi nella comunità cristiana, perché non sono scomunicati e possono partecipare a quasi tutta la vita della Chiesa. Vanno anche accompagnati fraternamente a capire quale sia il loro grado di responsabilità morale, che va debitamente distinto dal disordine oggettivo in cui si trovano: non sempre infatti il male oggettivo è soggettivamente imputabile sul piano morale. In ogni caso Francesco ricorda che non ci può essere una normativa applicabile in tutti i casi e che le leggi morali non sono pietre da scagliare contro le persone.

La tanto discussa questione dell’ammissione all’Eucaristia non viene per niente enfatizzata dal Papa, che addirittura ne parla di sfuggita in una nota a fondo pagina, sostenendo che in taluni casi essa può avvenire: cosa, peraltro, già permessa, a determinate condizioni, dal precedente Magistero.

Infine il Santo Padre ribadisce quanto già era emerso nei due Sinodi sulla famiglia a proposito delle convivenze e dei matrimoni solo civili. L’atteggiamento pastorale è anche in questo caso quello dell’ascolto e dell’accompagnamento, che può condurre, con la giusta gradualità, alla celebrazione del sacramento del matrimonio, in un contesto nel quale la fede dei battezzati ha un ruolo di primo piano e la loro preparazione all’unione coniugale va debitamente curata.

Nella parte conclusiva del documento il Papa, ritornando a quanti vivono le ferite dei “legami spezzati”, invita i pastori “ad ascoltare con affetto e serenità, con il desiderio sincero di entrare nel cuore del dramma delle persone e di comprendere il loro punto di vista, per aiutarle a vivere meglio e a riconoscere il loro posto nella Chiesa”. Nessuna famiglia è una realtà perfetta e confezionata una volta per sempre: tutti gli sposi vanno perciò aiutati a camminare, a non scoraggiarsi, a vivere una matura spiritualità che li aiuti a fronteggiare le grandi responsabilità del matrimonio e della famiglia.

 

 

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Autore

Mario Cascone

Sacerdote dal 1981, attualmente Parroco della Chiesa S. Cuore di Gesù a Vittoria, docente di Teologia Morale allo studio Teologico "San Paolo" di Catania e all'Istituto Teologico Ibleo "S. Giovanni Battista" di Ragusa, autore di numerose pubblicazioni e direttore responsabile di "insieme".



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