Vita Cristiana

Pubblicato il 6 Dicembre 2016 | di Saro Distefano

380 firme di solidarietà a Papa Francesco

Nel linguaggio ecclesiastico si chiamano dubia, in latino, nella nostra lingua si traduce con “dubbi”. E sono cinque. Pubblicamente avanzati da quattro cardinali emeriti affinché vengano sciolti, spiegati, chiariti dall’unica persona in grado di farlo: il Santo Padre, Francesco. Anche perché i tedeschi Walter Brandmuller e Joachim Meisner, lo statunitense Raymond Burke e il parmigiano Carlo Caffarra, tutti cardinali “emeriti”, hanno pubblicamente chiesto al Papa chiarimenti da loro ritenuti necessari – per evitare la confusione nelle menti dei fedeli – riguardo all’ottavo capitolo della esortazione apostolica “Amoris Laetitia”, laddove il Santo Padre è intervenuto a proposito di eucarestia ai coniugi divorziati.

Interventi papali che i media di tutto il mondo hanno abbondantemente chiesto a illustri teologi e storici delle religioni di illustrare. Pertanto non è necessario entrare nel merito del citato capitolo scritto da Bergoglio, e dei cinque dubia che i quattro porporati hanno inteso avanzare pubblicamente.

Quanto invece emerge chiaramente è la fase, certamente “epocale”, che attraversa la chiesa cattolica in questi anni. Una partita, quella che si gioca nelle stanze vaticane come nelle navate di cattedrali e chiesette di campagna, e nei gruppi più o meno organizzati di fedeli e devoti, che non sappiamo chi sarà in grado di “vincere”. Ma il fatto stesso che si giochi quella partita è motivo di interesse e di necessario approfondimento, anche senza voler stare per forza in una o nell’altra squadra.

Da un lato un Papa che arriva da lontano, e non solo geograficamente: Francesco arriva da una chiesa “di strada”, che in anni recentissimi ha dovuto convivere con dittature ferocissime, che guarda agli ultimi, sempre. Dall’altro una Chiesa che guarda alla lettera della tradizione come a una missione che, pur dovendo adeguarsi ai tempi, guarda pur sempre al di là del Tevere.

Un tempo sarebbe stato del tutto impensabile che quattro porporati scrivessero pubblicamente al Santo Padre per interrogarlo su alcuni dubbi “da chiarire” su un testo papale; si vede che il Papa argentino ha colto nel segno: ha messo in moto la comunità cristiana tutta, dai cardinali, appunto, a noi fratelli che vogliamo capire, essere parte, il più attiva possibile, nella grandezza della bimillenaria istituzione.

Ecco perché 380 partecipanti al 16° Convegno nazionale delle Comunità Missionarie del Vangelo, organizzato da Nino Trentacoste in collaborazione con la Pro Civitate Christiana di Assisi nello splendido scenario di Cefalù, dal 17 al 20 novembre scorso, dedicato al tema “Fedi e Politica, Autonomia responsabile o sotterranea connivenza?”, hanno sottoscritto una breve ma chiarissima lettera di solidarietà a Papa Francesco nella quale, con riferimento alla lettera di Brandmuller, Meisner, Burke e Caffarra, e alle “presunte divergenti e contrastanti interpretazioni in merito al capitolo VIII dell’Amoris Laetitia”, si dicono “profondamente turbati per le modalità inedite di aperta contestazione al Santo padre e per l’indifferenza (s’intende dei quattro porporati, ndr) rispetto alle sofferenze dei fratelli cristiani in difficile situazione familiare, che hanno per la prima volta trovato accoglienza e comprensione per il proprio percorso di fede”.

Parole che più chiare non potrebbero essere. E difficilmente potranno essere “interpretate”: i fedeli  che si sentono vicini a Francesco hanno colto nel segno. I fratelli che si trovano in situazioni familiari difficili (nessuno divorzia se non costretto da contingenze e emergenze, a maggiore ragione se si tratta di interrompere una gravidanza) hanno trovato in Papa Bergoglio “accoglienza e comprensione”. Fedeli siciliani che quindi confermano la “filiale condivisione per la posizione assunta dal Santo Padre”.

Ecco cosa è cambiato e cosa, non senza difficoltà, si cerca di cambiare: abbiamo un Santo Padre che accoglie, perché comprende, e comprende perché conosce gli ultimi, i disagiati. E non solo perché rinuncia alle scarpe rosse e viaggia in utilitaria.

 

Tags:


Autore

Saro Distefano

Nato a Ragusa nel 1964 è giornalista pubblicista dal 1990. Collabora con diverse testate giornalistiche, della carta stampata quotidiana e periodica, online e televisive, occupandosi principalmente di cultura e costume. Laureato in Scienze Politiche indirizzo storico, tiene numerose conferenze intorno al territorio ibleo.



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna Su ↑
  • Follow by Email
    Facebook
    YouTube
    Instagram
  • Sostenitori

  • RSS Ultime dal SIR