Società

Pubblicato il 11 aprile 2018 | di Simona Brugoletta

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Inventarsi un nuovo mestiere

Viviamo all’alba di un nuovo millennio, pieno di incertezze come solo i passaggi di epoca possono esserlo. Sono convinta che ”incertezza” non vuol dire paura, pericolo o minacciosa precarietà, quanto piuttosto possibilità, opportunità o, per dirla alla francese chance.

Ma sì, pensateci. In fondo è dai momenti un po’ confusi, quelli in cui l’indeterminatezza sembra insuperabile, in cui i dubbi sembrano rincorrerci e le perplessità circondarci, che all’improvviso si imbocca una strada nuova; magari ancora non è chiaro dove conduca ma segnerà il cammino per lungo tempo.

In questo nuovo millennio sono spariti i vecchi mestieri tradizionali che spesso passavano da generazione a generazione e la tradizione dava una certa qual sicurezza. Oggi ad eccezione di idraulici e imbianchini i vecchi mestieri sono una rara eccezione. Ogni giorno consigliamo ai giovani di inventarsi un lavoro, ma non è facile.

Qualcuno ci prova e a volte ci riesce davvero, ma i molti cercano il tanto agognato “posto fisso”. Se ne parla troppo poco forse, ma sono tanti i giovani che oggi decidono di dedicarsi all’artigianato, cercando di innovare l’azienda di famiglia o lanciando addirittura nuovi progetti imprenditoriali. Basta avere un po’ di coraggio per fare il primo passo e soprattutto bisogna riuscire a trasformare le difficoltà in opportunità, soprattutto quando (purtroppo) si fa fatica a trovare lavoro. Chi prova a farsi spazio nel mondo del lavoro, oggi, si affaccia su di un percorso piuttosto in salita. Il «lavoro miraggio» è la preoccupazione che agita maggiormente il sonno dei giovani, che fanno fatica a immaginarsi stabilmente occupati, e di conseguenza stentano a pensare di potersi costruire un futuro.

Ci sono quelli che, però, hanno un’idea. Quelli che trasformano una passione in plichi di burocrazia selvaggia a costo di provare a realizzare un sogno. Quelli che si sentono dire «tu sei pazzo», e vanno avanti – testa bassa – spinti dall’idea di poter riuscire. Infatti se  la crisi frena e ostacola l’occupazione e la crescita professionale, il mestiere artigiano può essere la risposta. L’Artigianato, tra i primi mestieri che l’uomo ha imparato e tramandato, ha affrontato più di 2 millenni di cambiamenti e rivoluzioni politico-culturali e non sarà certo fermato dall’industrializzazione, dalla globalizzazione o dalla digitalizzazione.

Molti giovani laureati hanno scelto di recuperare i mestieri della tradizione di famiglia oppure per inventarsi un lavoro realizzando un sogno o trasformando un hobby in una professione. Quella di far fronte allo stato di necessità rispondendo con una scelta coraggiosa, mettendosi in gioco con tutta la passione, la creatività e la voglia di imparare per crearsi il lavoro con le proprie mani, nel vero senso del termine. Il valore umano del lavoro manuale nel loro caso è stata una nobile risposta alla mancanza di occupazione e di opportunità. Si sono rimboccati le maniche e nel loro percorso la laurea è certamente un valore aggiunto da un punto di vista delle competenze e dell’impostazione mentale.

Gli artigiani sono una voce positiva e controcorrente rispetto al coro di notizie negative sul mondo del lavoro in questo periodo particolarmente difficile del nostro Paese. Sono proprio questi giovani ad essere di esempio a chi si trova di fronte alla difficile scelta del proprio futuro, ma anche per chi semplicemente vuole informarsi su questa tendenza ed è curioso di scoprire come questi giovani ce l’hanno fatta o si stanno impegnando per farcela.

Di fatto, quello che oggi è cambiato, rispetto alle precedenti rivoluzioni economico-industriali, è che non si chiede più ad una categoria di imparare qualcosa che è alla portata di qualche corso, facendo di fatto evolvere le mansioni come in passato. Questa volta, piuttosto, si impone l’utilizzo di strumenti abilitanti, in questo caso alla promozione ed alla vendita internazionale, che richiedono competenze a dir poco specifiche e di livello universitario e post universitario.

I nuovi strumenti infatti, necessitano di molte competenze specifiche, dalla conoscenza di più lingue, al marketing, fino ad una buona cultura generale; tante capacità che non sono solitamente quelle che contraddistinguono gli artigiani e che possono essere integrate solo attraverso l’inserimento in azienda di più figure competenti.

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Autore

Simona Brugoletta

Sono nata a Ragusa, il 2 Luglio 1976, ho conseguito il diploma di perito commerciale all'Istituto "F. Besta" di Ragusa e poi la laurea in Scienze Politiche indirizzo internazionale presso l'Università degli Studi di Catania. Sono appassionata di diritto e dedita al volontariato.



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