Vita Cristiana

Pubblicato il 24 Giugno 2019 | di Redazione

Papa Francesco annuncia una gioia credibile e profetica

Nei giorni in cui viviamo occorre veramente un grande coraggio a proclamare la gioia: è talmente grande la spirale di problemi, paure ed emergenze da cui siamo attanagliati, che chi predica la gioia potrebbe sembrare totalmente dissociato dalla cruda realtà del nostro tempo.

Coraggio o dissociazione? Forza di cambiamento o sintomo di rimozione? Nel bel mezzo di questo dilemma, Papa Francesco ha scelto la gioia come filo rosso – e filtro – che dà unità al suo pontificato e, al contempo, ne diventa una importante chiave interpretativa. Questa affermazione è senz’altro impegnativa, e chiede di essere dimostrata. Proprio nelle prime battute dell’Esortazione apostolica Evangelii Gaudium (EG), in cui il Santo Padre ha tracciato il programma del suo pontificato, egli afferma: “La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia” (EG, 1). La gioia è atto di coraggio e forza di cambiamento perché affonda le sue radici autentiche nell’incontro con Cristo, che ci raggiunge attraverso l’annuncio del Vangelo. È dall’incontro con Cristo che la vita viene rinnovata – colorata, se vogliamo – e liberata dal triste appassimento della paura e del vuoto esistenziale. La gioia predicata da Papa Francesco è una gioia credibile e profetica. Credibile perché difficile. Paolo, scrivendo ai Filippesi, ad un certo punto li esorta: “Siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti” (Fil 4,4). Quello della gioia è per Paolo un comandamento, ed è talmente importante al punto che – in tutta la Scrittura – è l’unico comandamento ripetuto due volte! Ma c’è di più: occorre essere lieti sempre! Tutto sommato è facile essere nella gioia quando le cose filano lisce e vanno per il loro verso; ma come si fa quando questo non accade e la sofferenza, il dolore e il turbamento muovono all’assalto della nostra vita? Il paradosso cristiano è che la prova dell’autenticità della gioia – fondata sul fatto che “il Signore è vicino” (Fil 4,5) – è racchiuso e si esprime nell’alleluia cantato tra le lacrime durante una liturgia funebre.

La gioia predicata dal Papa è anche profetica, perché profeta è colui che disaggrega e respinge la saggezza convenzionale, dischiudendo strade e percorsi di comprensione della realtà alternativi – e a volte confliggenti – con la mentalità comune e con l’omologazione descrittiva sociale e culturale del “così fan tutti”. In quest’ottica, la gioia del Vangelo viene presentata come rimedio al “grande rischio del mondo attuale, con la sua molteplice ed opprimente offerta di consumo, [che] è una tristezza individualista che scaturisce dal cuore comodo e avaro, dalla ricerca malata di piaceri superficiali, dalla coscienza isolata” (EG, 2). La gioia della famiglia fondata sull’amore stabile, fedele e aperto alla vita viene presentata come antidoto alla visione della famiglia considerata come “luogo  di passaggio, al quale ci si rivolge quando pare conveniente per sé, o dove si va a reclamare diritti, mentre i vincoli rimangono abbandonati alla precarietà volubile dei desideri e delle circostanze” (Amoris Laetitia [AL], 34). La gioia di una vita piena e protesa verso la santità viene proposta come alternativa al grigiore di chi si accontenta “di un’esistenza mediocre, annacquata, inconsistente” (Gaudete et exsultate, 1). Il senso di sgomento e di impotenza davanti ai mutamenti climatici e allo strapotere delle multinazionali che alimenta le disuguaglianze sociali viene liquefatto nell’esortazione conclusiva dell’enciclica “Laudato Sì”: “Camminiamo cantando!

Che le nostre lotte e la nostra preoccupazione per questo pianeta non ci tolgano la gioia della speranza” (244). Ai giovani, infine, spesso impauriti dal futuro e preda di una sempre più diffusa depressione sociale – che toglie odore, colore e sapore alla vita – il Santo Padre presenta la gioia del Vangelo esclamando: “Cristo vive. Egli è la nostra speranza e la più bella giovinezza di questo mondo. Tutto ciò che Lui tocca diventa giovane, diventa nuovo, si riempie di vita” (Christus vivit, 1). Proprio perché credibile e profetica, la gioia del Vangelo proclamata da Papa Francesco è positiva e creativa: “Non cadiamo nella trappola – afferma il Pontefice con forza – di esaurirci in lamenti autodifensivi, invece di suscitare una creatività missionaria” (AL, 57).

“La Chiesa “in uscita” è la comunità di discepoli missionari che prendono l’iniziativa, che si coinvolgono, che accompagnano, che fruttificano e festeggiano” (EG, 24), la gioia è il suo irrinunciabile tratto distintivo. Di questo tratto distintivo il Papa è il primo testimone: in un momento difficile – e per molti versi drammatico – del suo pontificato e della vita della Chiesa, segnato da tempeste all’esterno e dal fuoco amico all’interno, Papa Francesco continua a svolgere con fedeltà e senza risparmiarsi il suo altissimo servizio, predicando e vivendo la gioia difficile del “Siate sempre lieti”; ma – proprio perché difficile – credibile e profetica.

Paolo La Terra

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"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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