Vita Cristiana

Pubblicato il 2 Febbraio 2022 | di Emanuele Occhipinti

Dialogo tra le generazioni, educazione e lavoro i tre pilastri di una Pace duratura

Chi sono gli architetti della Pace? Certamente i capi di stato, i governanti, l’Onu, le istituzioni della società, i capi religiosi, la Chiesa. Fu per primo Paolo VI, nel 1968, ad indirizzare all’umanità un messaggio di Pace il primo giorno dell’anno.

Ma ci sono anche gli artigiani della Pace, i muratori, i falegnami, i fabbri. Chi sono? Siamo ciascuno di noi, uno ad uno, senza far rumore, con umiltà e tenacia, credenti e non credenti, affezionati frequentatori delle liturgie e uomini e donne senza un’ispirazione religiosa della vita. Tutti apparteniamo a questa categoria di costruttori creando pace in noi, nelle relazioni tra le persone, nel nostro lavoro, in famiglia, nell’impegno sociale. La Pace è “frutto di un impegno condiviso” e, per i cristiani, anche dono del Dio della Pace (1Ts 5, 23), dono del Risorto che saluta i suoi raccolti nel Cenacolo con le parole: Pace a voi!

Eppure non possiamo disconoscere che l’anelito di pace sembra affievolito. Sarà che sono lontani i tempi della guerra fredda, sarà che sono tramontati i missili di Comiso, sarà che altre guerre, contro nemici visibili solo al microscopio, stanno combattendo i popoli della terra, sarà… Tuttavia continuiamo a confondere la pace con l’assenza delle guerre, e, malgrado continui ad essere assordante il rumore dei conflitti mondiali, «ancora oggi, il cammino della pace, che San Paolo VI ha chiamato col nuovo nome di sviluppo integrale, rimane purtroppo lontano dalla vita reale di tanti uomini e donne e, dunque, della famiglia umana».

Con questi cenni introduttivi, Papa Francesco, nel Messaggio per la 55esima Giornata mondiale della Pace, disegna – da progettista esperto in umanità – tre vie per la costruzione di una pace duratura, «tre elementi imprescindibili per “dare vita ad un patto sociale”, senza il quale ogni progetto di pace si rivela inconsistente. Il dialogo tra le generazioni, base per la realizzazione di progetti condivisi; l’educazione, fattore di libertà, responsabilità e sviluppo; il lavoro, piena realizzazione della dignità umana».

Si tratta di elementi già fortemente proposti nel suo magistero, in particolare nella Laudato Si e nella Fratelli tutti. È evidente lo sguardo ai giovani, da sempre cantautori della pace, anch’essi, in questo tempo di soggettivismo spinto, chiamati al dialogo intergenerazionale e ad essere protagonisti. Il dialogo intergenerazionale «è la forza motrice di una politica sana, che non si accontenta di amministrare l’esistente con rattoppi o soluzioni veloci, ma che si offre come forma eminente di amore per l’altro, nella ricerca di progetti condivisi e sostenibili». Un’opzione che mette in guardia contro i rischi della strumentalizzazione del protagonismo giovanile, la tentazione di conquistare i giovani perché “portatori d’acqua” e non quali portatori di istanze e di fattori di cambiamento.

Sale alto il grido del Papa in una richiesta coraggiosa: «I governi investano nell’educazione e sottraggano soldi agli armamenti». Via doppia verso la pace duratura: meno armi più cura dell’umanità e della natura, più scuola, più istruzione, «fondamenta di una società coesa, civile, in grado di generare speranza, ricchezza e progresso».

L’intensità del Messaggio di Papa Francesco sale ancora di tono nell’appello per il lavoro. La pandemia ha aggravato molto la questione del lavoro; «è più che mai urgente promuovere in tutto il mondo condizioni lavorative decenti e dignitose, orientate al bene comune e alla salvaguardia del creato». Sostenere la libertà delle iniziative imprenditoriali e, nello stesso tempo, far crescere la loro responsabilità sociale, poiché le imprese «quanto più sono consapevoli del loro ruolo sociale, tanto più diventano luoghi in cui si esercita la dignità umana, partecipando così a loro volta alla costruzione della pace». Ed a chi spetta armonizzare queste vie? Spetta alla politica, uscire dagli schemi conflittuali e degli interessi e tornare a coniugare l’equilibrio tra libertà e dignità umana, economia e giustizia sociale. La Pace sia con noi.

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Laureato in Scienze Economiche e Bancarie presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, lavora dal 1990 presso Banca Agricola Popolare di Ragusa, dove attualmente dirige il Mercato Imprese. E’ impegnato nell’associazionismo e nel volontariato nazionale ed internazionale, settori per i quali svolge anche il ruolo di formatore. Già presidente diocesano di Azione Cattolica, è, in atto, Direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali della diocesi di Ragusa e vicepresidente Unitalsi Ragusa.



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