Politica

Pubblicato il 30 Settembre 2025 | di Emanuele Occhipinti

0

«Non vi è lecito: fermatevi»

In un’atmosfera devota ed itinerante, i ceri illuminano il volto dei fedeli in processione, che precedono il simulacro del patrono San Giovanni Battista. Nella piazza antistante la Cattedrale, il tradizionale saluto ai fedeli, alla Città ed alla Diocesi, del vescovo mons. Giuseppe La Placa: «San Giovanni Battista non ebbe paura di alzare la voce di fronte al potere, pronunciando parole dure e vere: “Non ti è lecito” (Mc 6,18). Quella denuncia, pronunciata a rischio della vita, attraversa i secoli e continua a risuonare oggi come un appello alla coscienza di tutti. Da Ragusa, vogliamo unirci a questo grido profetico, rivolgendoci ai leader delle nazioni in guerra: fermatevi. Non è lecito a nessun uomo essere giudice della vita e del destino di un altro uomo. Le immagini che ci giungono da Gaza e dall’Ucraina lacerano l’anima e gridano al cielo come il sangue di Abele. In nome di Dio, fermatevi. Restituite spazio alla vita, lasciate rifiorire la speranza là dove oggi regnano paura, devastazione e lutto». In mattinata il vescovo della diocesi di Caltanissetta, mons. Mario Russotto, presiedendo il pontificale per la solennità del martirio di San Giovanni, aveva invitato a partecipare alla processione con i sentimenti e gli atteggiamenti del Precursore: «Oggi, quando andrete in processione questa grande, lunga, commovente processione di San Giovanni, portando il cero acceso, chiedete al Signore, per intercessione del nostro patrono, di essere davvero luce di verità nel coraggio di consumarvi, perché la libertà, la verità e la pace trionfino nei cuori, nelle nostre famiglie, nella nostra amata città di Ragusa e nel mondo intero». I vescovi, seguendo Leone XIV, non assumono posizioni politiche ma guardano alle vicende disumane del mondo a partire dalla coscienza personale di ciascuno nella quale chiedono di innestare Cristo ed il suo Vangelo autentico, senza rassegnarsi al cinismo delle armi e al fatalismo dei conflitti. Continua così il vescovo della diocesi di Ragusa: «l’appello del Battista non riguarda soltanto i potenti della terra, ma ciascuno di noi. “Non ti è lecito” non è solo denuncia, è anche invito a conversione. Se davvero desideriamo la pace nel mondo, dobbiamo cominciare a costruirla nelle nostre case, nelle nostre comunità, nei rapporti quotidiani. Non è lecito alimentare pettegolezzi o calunnie che distruggono la reputazione delle persone. Non è lecito ferire con parole cariche d’odio, dette o scritte sui social, chi la pensa diversamente da noi. Non è lecito chiudere il cuore davanti a chi ha bisogno, né vivere nell’egoismo come se il mondo ruotasse solo intorno a noi». Fa così eco alle parole pronunciate dal fratello vescovo Mario: «Giovanni Battista ci scuote, ci invita a prendere posizione innanzitutto con noi stessi, dentro la nostra anima. Dobbiamo ritrovare l’osmosi e l’armonia di un Vangelo senza soluzione di continuità con la vita e con la nostra quotidianità. Giovanni ha avuto il coraggio di dire ai potenti di allora “razza di vipere”, di dire a chi governava la nazione, ”non ti è lecito”». Entrambi i presuli esortano ciascuno a non anestetizzare le coscienze e non spegnere in noi la compassione: «Non possiamo continuare a piangerci addosso e mentre i potenti di oggi continuano a invadere altri territori, a fare crimini e stragi di innocenti, non può essere la logica di mercato e di possesso a dominare i rapporti fra le nazioni, perché la pace è opera di giustizia e la giustizia si nutre di libertà, dignità e verità» così mons. Russotto. E il vescovo Giuseppe: «La tragedia più grande – e questo ci riguarda – è l’assuefazione al dolore del mondo, che spesso ci scivola addosso come notizia fugace e non scuote più il nostro cuore», non trascurando, accanto alle atrocità della guerra, fenomeni sociali ugualmente aberranti: «Le vite spezzate nel Mediterraneo, le donne vittime di femminicidio, i lavoratori che non tornano a casa perché muoiono sul posto di lavoro, il numero dei morti in guerra aggiornato quotidianamente: tutto questo non può lasciarci indifferenti». Il grido profetico di Giovanni diventa per noi un sentiero rigenerante: «“Non ti è lecito” non è parola di condanna, ma appello liberante – indica mons. La Placa alla piazza gremita – è un invito a ritrovare la verità che salva, la responsabilità che costruisce, l’amore che rigenera. È voce che ci scuote per renderci uomini e donne di coscienza, capaci di custodire la vita, difendere la dignità di ogni persona e aprire strade di speranza». Ritrovare la gioia della libertà senza svendere la dignità e falsificare la verità. «Ecco – esorta mons. Russotto – il nostro patrono vuole preparare la strada alla nostra rinascita, al ritrovamento di noi stessi, verso dove sto andando, su che cosa sto spendendo la mia vita, come coniugo nella mia esistenza verità e libertà, giustizia e pace, relazionalità e rispetto della dignità altrui». Senza “lasciarci schiacciare dal peso delle prove né paralizzare dal pessimismo e dalla rassegnazione” crediamo ancora, con i nostri Pastori, che anche dal deserto – abitato dal Battista – può sgorgare un fiume di vita nuova.

Tags: ,


Autore

Laureato in Scienze Economiche e Bancarie presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha lavorato dal 1990 presso Banca Agricola Popolare di Sicilia, prima nei servizi di agevolazione e credito alle imprese e successivamente in staff alla Direzione Marketing. E’ impegnato nell’associazionismo e nel volontariato nazionale ed internazionale, settori per i quali svolge anche il ruolo di formatore. Già presidente diocesano di Azione Cattolica, è, in atto, Direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali della diocesi di Ragusa e membro del Consiglio Nazionale della FISC (Federazione Italiana Settimanali Diocesani).



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Torna Su ↑